Tasso sui depositi BCE in negativo. Ma è la soluzione giusta?

Pubblicato 5 Giugno 2014 Aggiornato 7 Agosto 2014 06:44

Oggi è il D-Day. Uno dei tanti Meeting BCE. Ma stavolta si respira, giustamente, una grande attesa. I dati parlano chiaro, l’Eurozona si dirige ad ampie falcate verso la deflazione e il mercato, tutto, si attende un intervento di Mario Draghi.

Ormai da settimane i vari siti e blog si sono scatenati in un “toto-previsioni” su quanto potrebbe essere deciso in questo Meeting. Tante sono le attese, persin troppe, e il rischio di restare con delle “cocenti delusioni” è da tenere in considerazione.
In questo post vi avevo lasciato una tabella con le probabilità per ogni singola possibile manovra.

Dato per scontato un taglio del tasso REPO, difficile, e molto, un vero QE e poi… su tutto quelli che ci sta in mezzo ci sono tanti pareri discordanti. Tranne su una cosa. Ormai è dato quasi per certo un tasso sui depositi in negativo.
In passato ho già scritto che in Europa, ci sono già state esperienze di tassi su depositi portati in negativo, nei paesi nordici (nella fattispecie in Danimarca). L’esito è stato però deleterio.
Alcuni lettori mi hanno chiesto maggiori lumi su quanto è successo.

L’esperienza danese

L’effetto di tale mossa sarebbe quello di limitare il più possibile i depositi delle banche in BCE che oggi sono un vero e proprio “parcheggio” a costo zero, trasformandoli invece “a pagamento”.
Il grafico qui sopra testimonia cosa è accaduto in Danimarca. Tassi sui depositi passati in negativo, ma con scarsi effetti sull’economia del paese.

L’abbassamento del tasso d’interesse, che la Banca centrale paga agli istituti di credito commerciali sui loro depositi, crea teoricamente un incentivo a favore delle banche a investire in altre attività. I tassi negativi creano, a loro volta, un impulso ancora più forte per ridurre i depositi a vista in quanto le banche devono pagare una tassa anziché ricevere una remunerazione.

Questa sarebbe la teoria che vede nella mossa uno stimolo per spostare il denaro verso l’economia reale. Ma poi avviene così? Secondo me no, anzi sarebbe un errore pensare che sia “automatico” uno spostamento del denaro dai depositi ad investimenti sul territorio.

Probabilmente per rendere più efficace l’intervento sui tassi dei depositi, la BCE dovrebbe portare in negativo anche il tasso di remunerazione delle giacenze sui conti correnti e segnalarlo in modo esplicito. Ovvero tasso EONIA sotto lo zero. In questo modo anche chi ha liquidità in eccesso, potrebbe non prestarla sul mercato e iniziare a spenderla sul territorio. Ed è per questo che citiamo la Danimarca. Copenaghen non ha aumentato il denaro dato in prestito con i tassi sui depositi in negativo, e questo grafico ve lo certifica.

Quindi, in massima sintesi, ecco gli effetti che potremmo aspettarci da tassi sui depositi negativi:

1) Mercato monetario: effetto incerto, tutto è da vedere e dimostrare, anche se dovrebbe per certi versi limitarne l’operatività
2) Mercato dei Cambi: ne beneficia il Dollaro USA
3) Tassi a breve: difficile un forte impatto su EONIA a meno che si intervenga direttamente sullo stesso
4) Mercato del credito: non è certificabile un aumento del denaro dato in prestito.

E l’eventuale differenziale e di costo che le banche devono sostenere, chi lo paga nella realtà? Ovviamente il cliente e ci mancherebbe…

STAY TUNED!

Danilo DT

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