Il mondo rallenta ma ATTENZIONE: il mercato crede nella ripresa economica?

Che l’economia globale non se la stia passando benissimo è un dato di fatto. Che l’intervento delle banche centrali sia stato fondamentale (e lo sarà ancora) per tenere in piedi la baracca lo è altrettanto.
La stessa BCE, la banca centrale di quel crogiolo di paesi legati da patti obsoleti e ormai indifendibili che si chiama Unione Europea, da sempre molto prudente e “bundesbankizzata” si rende conto della difficoltà del momento e denuncia una debolezza ben oltre le aspettative, complice anche uno scenario deflattivo alle porte:
Ai governi, Francoforte chiede di “imprimere slancio agli sforzi compiuti per incrementare la crescita e l’occupazione su base sostenibile nell’area dell’euro”. La parola magica è sempre “riforme”: “E’ necessario intervenire con determinazione sul versante delle riforme strutturali nei mercati dei beni e servizi e del lavoro, nonché agire per migliorare il contesto in cui operano le imprese”. (…) “Nel terzo trimestre la crescita dell’Eurozona, secondo gli indicatori disponibili fino ad agosto, perderà slancio e l’espansione proseguirà ad un ritmo modesto (…) Se le condizioni economiche dovessero restare deludenti, e “se si dovessero affrontare i rischi di un periodo troppo prolungato di bassa inflazione, il consiglio direttivo della Bce è unanime nel suo impegno a fare ricorso a ulteriori strumenti non convenzionali nel quadro del suo mandato”. (Source)
Lo abbiamo già ripetuto a dismisura: la BCE ci mette il suo ma anche i singoli stati e la stessa Unione Europea devono fare la loro parte. Tutto utopistico?
Secondo il mio punto di vista, trovare un intervento “ottimizzato” dei tre attori (BCE, UE, Stati) è molto molto difficile proprio perché, come spiegato ieri, questa è tutto fuorchè un’Unione.
Intanto però, guardando alcuni dati stamattina, mi sono reso conto di una strana situazione che si sta generando sui mercati finanziari. Per farla breve, notavo che, malgrado la relatività del successo sia del QE1 sugli ABS, sia dell’TLTRO e sia delle riforme, il mercato crede che qualcosa di buono, comunque arriverà.
10-2: il differenziale della crescita economica
In finanza c’è un rapporto che ho sempre seguito con attenzione, ed è lo spread tra il titolo a 2 anni e quello a 10 anni (spread 10yr-2yr).
Quando il differenziale di rendimento tende ad allargarsi, significa che il mercato vede margini di ripresa. Quando invece tende a restringersi, suggerisce rallentamento. A seguito del discorso di Draghi, è evidente che qualcosa sta cambiando.

Solo influenza della politica monetaria oppure i mercati REALMENTE vedono in futuro qualche barlume di ripresa? Lascio a voi le opportune valutazioni. Intanto eccovi il grafico. Come vedete lo spread 10yr-2yr sta salendo (quindi indica futura crescita) NON solo in Eurozona dove Draghi influirà con la sua politica monetaria ma anche nelle altre parti del globo. Che il bazooka di Draghi sia talmente potente da colpire tutta la ripresa globale?
Vedendo gli ultimi dati usciti oggi sulla produzione industriale italiana, qualche dubbio mi viene. A meno che si sia toccato il fondo…
Non si ferma l’altalena della produzione industriale. A luglio risultano negativi entrambi gli indicatori: sia il dato congiunturale, sceso a -1% dopo il +0,9% di giugno, sia quello tendenziale (rispetto allo stesso mese dell’anno precedente), addirittura -1,8%. Una frenata che si presenta inattesa soprattutto nelle dimensioni, secondo gli analisti.(Source)
Anche di qeusto, più molto altro, parleremo sabato, ovvero domani a RIMINI, alla Festa della Rete. Non potete mancare!
Vi aspetto SABATO a RIMINI! (Cliccate qui per i dettagli)
STAY TUNED!