Mercati in correzione per rischio Grexit? O sta saltando la fiducia nella BCE?
Il peso specifico della Grecia, sulle dinamiche economiche europee, è veramente risibile. Se dovessimo mettere sulla bilancia quanto pesa un’uscita di Atene dall’Eurozona, oppure quanto inciderebbe una sua nuova crisi (e magari un’altra ristrutturazione del debito), scopriamo che forse…ci stiamo preoccupando per nulla.
Ma poi andiamo a vedere i mercati ma poi vediamo che tutto va giù e c’è un evidente ritorno al clima RISK OFF: si preferisce non rischiare, portare fieno in cascina e giocare in difesa. Ne parlavamo proprio ieri in un post sull’analisi intermarket.
Molto vostri commenti, come sempre ottimi, hanno anche provato a dipingere un quadro greco dalle tinte meno fosche. Come ricordava l’amico Lampo, la crisi Grecia è soprattutto una questione politica: vero, come non negarlo. L’eterno conflitto tra un paese dissanguato dalla Troika e dall’Austerity, ed una popolazione che vuole ripartire e minaccia anche dure prese di posizione.
Ma poi quello che fa la differenza è quanto scontano i mercati. La crisi di Atene per molti è più grave di quanto si pensi, tanto che già si guarda ad un nuovo default. Ovviamente non ho la sfera di cristallo “sputare sentenze”. Mi affido a quanto vedo, e quel che vedo non è comunque molto piacevole.
Mi riferisco all’inversione della curva dei rendimenti: scenario che non obbligatoriamente porta al default ma va a illustrare uno stato di forte difficoltà.
Guardare questo grafico. Rappresenta la curva dei rendimenti sui bond greci registrata oggi e sei mesi fa.
Grecia: curva invertita per i rendimenti
Nello stesso momento il bond greco a 3 anni, per esempio, ha visto il suo rendimento, in circa tre mesi, decollare dal 3.50% al 10.90%, più che triplicato. Tutto questo deve pur significare qualcosa, no?

Ma allora cosa deve preoccupare se la Grecia conta poco a livello di peso economico? La questione è certo, politica, ma con risvolti che possono degenerare in un qualcosa di molto più serio, come un’uscita dall’Eurozona. Si torna quindi a parlare di Grexit, anche se a sproposito.
In caso di elezioni anticipare, il partito di sinistra alternativa guidato da Alexis Tsipras e accreditato al 32% circa dei voti, andrebbe al potere. Ma attenzione, e qui casta l’asino (e non casca l’Euro). Non facciamo l’errore di pensare all’uscita della Grecia dall’Euro. E questo dovremmo raccontarlo anche ad alcuni partiti Anti Euro che in Italia sembra vogliano coalizzarsi.
Tsipras ha chiarito più volte che Syriza non mette in discussione l’unità dell’Eurozona (“quel rischio è finito nel 2012”), ma intende chiedere alle altre formazioni della sinistra europea (gli spagnoli di Podemos in testa) di convocare una Conferenza sul debito per condonare parte dell’esposizione dei Paesi a rischio.
“La Grecia è in una situazione difficile – ha detto il leader dell’opposizione greca –, avremo negoziati duri e Angela Merkel non può permettersi di parlare a nome di tutti i 27. Noi nazionalizzeremo le banche, ma lavoreremo con la Bce per tenerle in piedi. E i depositi dei correntisti saranno garantiti”. (Source)
Cavolo, decisamente meno destabilizzante di quanto si possa immaginare. E allora? Il problema non è il Grexit ma la sostenibilità finanziaria del paese,
If, of course, Greece’s debt load is to be lightened in some way, the existing holders of its debt will have to decide who takes the loss that will represent.
Step back then and consider the situation of the ECB. Facing a quite real threat of deflation, the ECB took pains at its last meeting to stress that it “intends” to expand its balance sheet to 3 trillion euros and that it would “reassess” monetary policy in the new year. Further, despite widely reported German objections to outright government bond buying, ECB President Mario Draghi said he did not require “unanimity” to go ahead with QE. (Source)
Questi “granelli si sabbia” potrebbero quindi infilarsi nei meccanismi disegnati dalle banche centrali e far saltare quei progetti che dovrebbero tenere in piedi il “giochino”. E il progetto, ovviamente, si chiama QE, ovvero il quantitative easing europeo di cui tanto stiamo parlando.
MORALE: se non si fa il QE ( o se il mercato inizia a metterlo in dubbio), significa che la BCE ha “perso il controllo” della situazione? Fate due ragionamenti quindi, so cosa questo potrebbe comportare.
Poi ovviamente c’è tutto il resto: petrolio, politica, ISIS, tutto importante e spesso non considerato dai mercati. Ma ora che si cercano scuse per giustificare la correzione, tutto viene ripreso in considerazione. Anche se come visto (sopratutto per il petrolio) proprio scuse non sono.
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