La storia infinita: QE in Eurozona? Forse anche no

15 Dicembre 2014 09:40

draghi-weidmann-qe-quantitative-easingQuesto tira e molla sta iniziando un po’ a logorarci. Fino a qualche giorno fa, era dato per scontato il quantitative easing Europeo, una manovra in “stile FED” che vedeva la BCE protagonista con acquisti di titoli governativi direttamente dei paesi facenti parte dell’Eurozona. Il tutto con data di partenza molto probabilmente nel primo trimestre 2015.

Ad accompagnare queste certezze avevamo un mercato decisamente “bullish”, quindi positivo. Borse toniche e titoli di stato che già iniziavano a scontare gli acquisti.
Ma poi sono arrivati gli imprevisti.

In primis le vicende greche, una situazione che abbiamo già raccontato qui su I&M. Mai messa in discussione la presenza della Grecia nell’Eurozona, ma di certo si creava una grossa problematica: come giustificare l’eventuale acquisto di titoli greci da parte della BCE in una fase dove il paese ellenico “si oppone” alle direttive di Bruxelles?

Per certi versi la situazione si è già un po’ normalizzata. Sembra infatti che a seguito delle ultime vicende politiche, il consensus a favore di Syriza stia calando.
Ma se questo problema sembra quindi in via di soluzione, allora che dire dell’eterna lotta tra Germania e…resto del Mondo?

draghi-mario-vs-jens-weidmannPremessa: Draghi ha chiaramente detto che un eventuale QE non necessita dell’approvazione di TUTTI i paesi membri dell’Eurozona. Un messaggio chiaro indirizzato ai tedeschi: anche se Berlino vota contro, dovrà accettare di buon grado la cosa.

Quindi per un certo senso le minacce di Jens Weidmann potrebbero passare in secondo piano. In realtà il mercato non le ignorerà di certo, perché la Germania resta sempre e comunque un paese con un peso specifico determinante.

Ma ecco le due frasi incriminate del capo della Bundesbank:

“L’acquisto di titoli sovrani nell’Eurozona è da valutare diversamente che in altre aree valutarie. In Europa accanto alla politica monetaria comune abbiamo 18 Stati con politiche finanziarie indipendenti e rating e situazioni di debito ben diversi. Ciò crea tentazioni di indebitarsi di più e scaricare le conseguenze sugli altri”. (SKY)

A parte il fatto che mi trovo in difficoltà a non dare ragione a Jens Weidmann questa volta. Però risulta chiara l’opposizione dei tedeschi al QE.
Perché gli do ragione? Lo sapete benissimo cosa ne penso del QE. E inoltre è corretto dire che in Eurozona c’è una disomogeneità assoluta in ambito politico ed economico.

Non possiamo quindi paragonare l’UE a USA o Giappone, o magari alla Gran Bretagna. Questi sono stati veri, con una unica banca centrale, un unico parlamento, e non una diaspora di menti, culture, idee, interessi e debiti. Ed è proprio questo ultimo punto a preoccupare non poco Weidmann: il QE europeo sarebbe un primo passo per la socializzazione del debito. MA questo non sta certo bene ai paesi più vitruosi, Germania in primis. Ed ecco quindi la seconda frase. L’oggetto del contendere stavolta è la flessibilità che alcuni paesi dell’Eurozona stanno richiedendo: certamente la Greca, ma soprattutto due colossi come Italia e Francia:

“Se una regola viene interpretata in modo troppo flessibile, alla fine non è più vincolante”. […] “È sbagliato dare l’impressione che le regole sono sempre negoziabili e il consolidamento sempre rinviabile. Il nostro obiettivo deve essere restituire solidità alla fiducia nelle finanze pubbliche nell’Eurozona. E una responsabilità speciale per la credibilità delle regole concordate insieme spetta ai paesi maggiori quali Italia, Francia o Germania. Se uno solo di questi Paesi non sarà all’altezza della propria responsabilità, avremo tutti un problema”. (ILG) 

draghi-weidmann-discussingSe il concetto di Weidmann del consolidamento non vi è chiaro, ecco cosa aggiunge:

Weidmann ricorda all’Italia che il debito pubblico è già troppo alto. “Un rinvio del consolidamento non farebbe che rinviare i problemi, che in tal modo non farebbero che crescere – spiega – in questo senso è decisivo varare una politica di consolidamento credibile. Se si ritiene necessario avere un maggior margine di manovra per investimenti, tale margine dovrebbe essere conseguito con una revisione delle priorità di bilancio”.

Quindi il debito italiano fa paura e non si intende concedere sconti anche per manovre inerenti ad investimenti.
Ribadisco, concordo con Weidmann che il debito pubblico italiano e soprattutto la sua tendenza (VEDI QUI) fa paura. Ma se non si autorzza il deficit spending a livello comunitario, come possiamo sperare di (quantomeno) ripartire?

Il fatto è che i mercati finanziari continuano a vivere di emozioni proprio legate a questa storia di amore-odio tra i paesi membri dell’Eurozona, con la conseguente volatilità che ne deriva.

Gli operatori si aspettano una BCE che prenda, a livello globale, il ruolo di “sostegno dei mercati” lasciato dal termine del QE by FED. MA se questo testimone non fosse preso da Draghi, come reagiranno i mercati?
Tanto per cominciare, vediamo se il fatidico Rally di Natale si riproporrà come tradizione, oppure se la crisi avrà portato via anche lui.

STAY TUNED!

Danilo DT

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