La FED alzerà i tassi entro la fine del 2015. O forse anche no.

27 Marzo 2015 09:28

The corner stone of The New York Federal Reserve Bank is seen in New York's financial district

La telenovela del 2015 in ambito FED sta tenendo in apprensione i vari operatori.
In passato abbiamo ampiamente parlato delle prospettive del Tasso FED, del tasso inflazione e del rischio di ritrovarsi tra qualche mese con il primo rialzo di tassi.
Oggi il tasso FED si trova in un trading range compreso tra lo 0% (ZIRP) e lo 0.25%. Uno scenario che per certi versi accomuna moltissime banche centrali nel mondo. Quasi tutte. E in questo percorso di ribassi di tassi repentini è proprio la FED quella che ormai si trova in uno stadio più maturo, ovvero ha cominciato questo percorso da più tempo.

Ora ci troviamo, per la FED, al cosiddetto “turning point”, ovvero dopo una fase dove il QE si è fermato e poi si è avuto un bel po’ di “pazienza”, si inizia a valutare la possibilità di un rialzo dei tassi di interesse. Magari all’inizio movimenti simbolici ma che devono essere effettuati.
La FED non vuole fare l’errore di ritrovarsi con una situazione che poi gli scappa di mano. Vogliono agire in anticipo, visto che gli effetti di un eventuale rialzo non sono immediati.

Intanto buttate un occhio alla curva Future del tasso FED e la sua evoluzione.

Curva tasso FED

tasso-fed-future-yield-2015

Come vedete la fase di “impennata” della curva si è progressivamente spostata, segno che il fatidico rialzo è stato spostato in avanti. Il motivo è legato anche al forte ribasso del petrolio e la violenta rivalutazione del Dollaro USA che ha avuto effetto drenante (quasi come un rialzo dei tassi).
I tempi sono maturi? Beh, io continuo a non esserne così certo anche perché, ricordatevelo bene, i tassi bassi creano nel mercato delle dinamiche, o se preferite dei “diritti acquisiti” che una volta elvato possono essere molto traumatici.
Lo ricorda bene proprio ieri Vito Lops sul Sole.

Del resto, perché è scoppiata l’ultima crisi finanziaria globale nel 2007? I derivati subprime venduti dalle banche Usa in tutto il mondo sono collassati dopo che la Federal Reserve ha iniziato ad alzare i tassi di interesse. L’ex governatore Alan Greenspan viene ancora accusato di questo quando gira il mondo nel suo nuovo ruolo di conferenziere. (…) La bolla è scoppiata quando lo stesso Greenspan, preoccupato per un surriscaldamento dell’economia e di un’impennata dell’inflazione, ha rialzato i tassi velocemente portandoli dall’1% del 2004 al 5,5% del 2006. A quel punto il castello dei mutui a tassi variabili subprime e dei derivati annessi ci ha messo un paio d’anni per crollare del tutto, culminando nel settembre del 2008 con il fallimento di Lehman Brothers. (Source)

Domanda: qualcuno si sta chiedendo se un aumento dei tassi USA non possa magari creare grosse difficoltà magari ai nuovi subprime, tipo per esempio i cosiddetti “student loans” o debito studentesco?

Ovvio, non c’è solo quello, c’è anche molto altro, questo non è che un tassello. Intanto però, guardate lo stato dell’arte di Inflazione core, ex food & Energy e tasso FED.

Tasso FED e tasso inflazione (all items ed ex food & energy)

CPI-FED-FUNDS.jpg

Il quadro inflattivo, togliendo la componente Energy, è pari ad un 1.70%, vicino al target 2%. La curva forward 5yr5yr è superiore all’area 2%. Questo quadro è sufficiente per portare la FED ad alzare i tassi a breve? Il grafico dei tassi FED prima illustrato suggerisce un primo aumento a settembre. Ma questo sulla carta. E in pratica? In pratica mi sembra di capire che la FED si sta spaccando.

Inflazione e curva forward 5yr5yr (USA e Eurozona)

US-EU-FORWARD-INFLATION-RATE-5YR5YR.jpg

La curva forward 5yr5yr non preoccupa. Molto diverso il discorso per quell’1.70%. E anche se non lo si dice, nella FED arrivano le spaccature. Chi ovviamente teme che la situazione possa scappare di mano (falchi) e già vedono un ritardo nel processo di aumento tassi. E chi invece (colombe) non ha fretta.

Ma la maggior parte dei commenti dei membri del FOMC di questi ultimi giorni parlano di un rialzo che sta fra giugno e dicembre. Quindi la media sta esattamente dove il mercato si aspetta il rialzo, a settembre.

Fischer: “E’ corretto pensare che il primo rialzo arriverà entro la fine del 2015”

Evans: “Non abbiamo fretta. Monitoriamo la crescita e l’inflazione che ha un target del 2%” 

Lockhart: – Penso che il primo rialzo dei tassi sia molto probabile quest’anno. 

Ok ragazzi, tutto chiaro. Ma siamo coscienti che un rialzo dei tassi, nella storia, non ha proprio portato fortuna? Oppure si preferisce un raffreddamento anche più intenso dell’economia al fine di raffreddare l’inflazione e quindi giustificare un ulteriore allungamento dei tempi, evitando quindi shock di sostenibilità del debito a seguito dell’aumento dei tassi?

Io questa ultima ipotesi non la escluderei così categoricamente. Il sistema sopravvive grazie ad equilibri e dinamiche che, se intaccate, possono cambiare seriamente lo scenario, rendendolo anche incontrollabile.

La FED potrebbe quindi “accettare” un Dollaro più forte, il petrolio dovrebbe nel breve restare abbastanza tranquillo (anche se poi conterà moltissimo l’inflazione core). E se in tutto questo scenario rallenta l’economia, l’inflazione non diventa più un problema. Ma a quel punto la macchina economica USA che fine farà? E il mondo come reagirà?

Beh, cari amici. Tutti gli scenari con evidenti forzature hanno dei “rovesci della medaglia”, no? Quindi, non diamo nulla per scontato. Oggi il mercato sconta il rialzo a settembre. MA da qui ad allora di acqua sotto i ponti ne deve passare ancora molta. E di certo porterà la FED alla sua scelta più ponderata ed attenta. E se il rialzo dei tassi arriverà, significa che non ne potevano fare a meno. Brutta cosa.

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Danilo DT

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