Non chiamateli più tassi di interesse o titoli con rendimento
Ormai i record non si contano più. Il più clamoroso forse riguarda la Svizzera che un paio di giorni fa si è ritrovata con un’emissione a 10 anni che è stata collocata in asta al fantomatico tasso del -0.55%.
E la cosa ve l’avevo annunciata in diretta proprio sul mio canale twitter, tramite un flash che riprendo in questa sede.
++ NEW WORLD RECORD ++ La #Svizzera diventa il primo paese a collocare un bond 10yr a rendimento #NEGATIVO (-0.055%)
— Danilo DT (@intermarketblog) April 8, 2015
Grafico bond 10Yr Svizzera
Ma i record non si fermano qui. La Germania continua anche lei a macinare sempre prezzi più “pazzi”. Ecco che infatti il titolo a 8 anni fa una puntatina anche in territorio negativo, per la prima volta. Non era mai successo. Fino ad ora solo il titolo a 7 anni ci deliziava con rendimenti negativi. Ma non temete, tra poco anche il titolo a 8 anni andrà in negativo e molti altri paesi si ritroveranno con situazioni similari.
Per carità, è una manna dal cielo per i paesi dell’Eurozona, visto che si dà loro la possibilità di rifinanziarsi a tassi di interesse ridicoli, abbattendo il costo del debito per il lungo periodo e rendendolo quindi decisamente più esigibile (non mi stancherò MAI di dire che non è il volume del debito a far fallire uno stato ma la mancanza di liquidità nel poter pagare cedole e capitali in scadenza).
Inoltre, come vi ho spiegato in QUESTO POST, si sta generando un problema chiarissimo di mercato. Un grande compratore, ma pochi venditori, tutti consapevoli che lo shopping marchiato BCE durerà ancora per un bel po’.
Però facciamo attenzione: l’assurdo non capita solo in Svizzera, paese al di fuori dell’Eurozona con tutti i suoi problemi nella veste di “paese rifugio”, oppure in Germania, stesso ruolo ma all’interno dell’Euro.
Guardate questa slide e capirete che la follia ormai è ovunque. The new normal. Ricordate?
Ora, proviamo a fare una panoramica dei tassi in Eurozona utilizzando un report Bloomberg. Per fare le valutazioni useremo un “termometro” con queste caratteristiche
Cromaticamente sarà quindi facile poter capirelo stato dell’arte. Ed ecco oggi con quale assurdo scenario ci ritroviamo.
Prima cosa: anche l’Italia può sentirsi ORGOGLIONA in quanto anche lei ha l’onore di ritrovarsi titoli a tasso negativo. A dire il vero per scadenze un po’ brevi, ma meglio di nulla. Ma poi guardate gli altri paesi: anche l’Irlanda, ormai ex PIIGS ma sempre da monitorare con attenzione, secondo il sottoscritto. E poi Austria, Francia…
E tutto questo sorprende ancora di più se poi andiamo a paragonare questo quadro con quello visibile esattamente un anno fa, quindi nemmeno troppo in là.
Che possiamo farci? Nulla, possiamo al massimo capire cosa sta accadendo, comprenderne le dinamiche ed esserne coscienti, nella consapevolezza che la pressione continuerà ancora. Anche se già oggi certe situazioni sono ridicole ed estreme. Un esempio? Ancora la Germania. I titoli con scadenza fino a 4 anni sono INCOMPRABILI dalla Bce in quanto hanno “rendimento” inferiore al minimo stabilito (-0.2%).
Da 4 a 8 anni invece, i rendimenti sono compresi nel range -0.20% / 0%. Se poi ci dovessimo avventurare in u investimento a 25 anni, il rendimento volerebbe allo 0.6% lordo.
Tutto questo, ovviamente, non ha un senso a livello economico, ma ha una logica nel mondo in cui ci ritroviamo. Però una logica che non può durare per l’eternità, e questo è chiarissimo. Non oggi, ma in futuro, magari qualcuno rileggerà questo post con un po’ di malinconia pensando: “ma era ovvio che prima poi…”. Intanto però inizia veramente difficile chiamare certi bond come “investimenti”, oppure “tassi di interesse” cifre negative. Semplicemente assurdo. Ma un giorno sarà più che normale un avvicinamento del mondo della finanza a quello dell’economia reale. Avremo tempo e modo per parlarne…
(…) 10questo mix di elementi ha portato il Paese alpino a emettere 377,9 milioni di franchi con scadenza nel 2025 e nel 2049. Sul fronte del decennale, spiega il Wsj, il rendimento è scivolato al -0,055% rispetto allo 0,011% di due mesi fa. Sul mercato secondario, dove vengono cioè scambiati i bond dopo l’emissione, si arriva fino a 11 anni con rendimenti praticamente azzerati. Jan von Gerich, chief strategist di Nordea, dice al quotidiano di Wall Street che questa dinamica “tratteggia bene il mondo nel quale ci ritroviamo”. Un mondo dominato dalle iniezioni di liquidità delle banche centrali, con il mercato ormai assuefatto a queste dosi di denaro facile in eccesso. Al banchetto dell’euro presto si siederà anche il Messico: per spuntare rendimenti più bassi, segnalano dall’Ufficio studi di IgMarkets, si appresta a emettere un bond a 100 anni denominato nella divisa comune. (Source)
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