La GRECIA condannata e NON salvata: i 5 punti di NON ritorno
Tutto è andato come previsto. Tsipras è riuscito a portare a casa il voto che sperava ma con un costo a livello politico non indifferente, visto che si è trovato “a favore” parte dell’opposizione, ma “contro” alcuni dei suoi delfini, primo fra tutti il tanto contestato ex Ministro delle Finanze.
Visto il risultato ottenuto, non si esclude un rimpasto, se non elezioni in autunno o un governo di unità nazionale. Staremo a vedere.
Intanto mi fa sorridere il titolo che alcuni siti/testate hanno dato al voto, giudicandolo come un “atto di salvataggio” per Atene.
Salvataggio un corno.
Seguendo in diretta il dibattito, lo stesso Tsipras ieri sera, pur ribadendo la necessità di votare si per evitare default e Grexit, ha ammesso che questo piano non avrebbe avuto ripercussioni particolarmente favorevoli sull’economia greca.
Credo che in questi giorni vi ho chiaramente espresso il mio punto di vista e quindi non sto a ripetermi (Cliccate qui per un elenco dei post) .
Voglio solo aggiungere alcuni concetti. Innanzitutto il voto Greco è solo un ulteriore passo verso il bailout che però necessita di ancora molte tappe. (Primo punto)
Eccovi le prossime puntate della saga Greca .
Quindi basta che si inceppi il meccanismo in uno degli altri passaggi e il giocattolo si rompe.
Seconda cosa: è una questione di tempi. Le banche Greche sono senza soldi e quindi già fin da oggi (Meeting BCE) ci si aspetta da Mario Draghi un segnale di apertura che porti a nuove fondi distribuiti tramite il solito ELA. Ma non solo banche. Dalla timeline sopra proposta vedete che ci sono altre scadenze in arrivo per Atene. Occorre fare presto, ma sono certo che in questa direzione si troveranno delle soluzioni. I creditori hanno “salvato” la Grecia e quindi sarebbe ridicolo farla saltare in un secondo tempo, anche se il FMI, come detto, inizia ad avere forti perplessità. La Lagarde chiede (giustamente) a gran voce un “haircut” del debito. Per ora i tedeschi fanno orecchie da mercati, molti altri iniziano a convincersi (alla buon’ora!) che un haircut è necessario e qui…secondo me potrebbe essere solo una questione di tempo. Cosa farà cambiare idea ai tedeschi? Forse proprio l’iter e le dinamiche nei prossimi anni che subirà la Grecia. Staremo a vedere e non escludo anche che si inventino un “prestito ponte” dopo l’approvazione ottenuta ieri sera in Parlamento.
Terza cosa: non facciamo l’errore di dire che con questo voto la Grecia non rischia ancora il GREXIT. Magari non subito ma la questione resta aperta. Il motivo? Semplice: il piano sarà SICURAMENTE inefficace se non per (appunto) ripagare le scadenze e mettere in situazione di migliore liquidità un paese che ha già il suo destino segnato. Come potete pretendere una ripartenza economica di un paese che vive di turismo, non ha attività produttive importanti, ha subìto un -25% del PIL negli ultimi anni, ha una disoccupazione pazzesca, ma i consumi al lumicino, ha un tasso di evasione fiscale quasi incalcolabile (senza dimenticare che in questi ultimi mesi, visto il rischio Grexit, moltissimo proprio NON hanno più pagato un centesimo di tasse in vista della “catastrofe”), ha un servizio di controllo erariale che è quasi una barzelletta, ha i super ricchi che godono di tutele fiscali indicibili, i quali poi però hanno portato tutti i loro capitali all’estero, ha un sistema previdenziale e un welfare semplicemente insostenibile…
Un elenco che potrebbe continuare e che già la dice lunga sullo stato “terminale” della Grecia, con il piccolo “acceleratore” di crisi che è il debito. Previsto nel 2017 al 200% il rapporto debito PIL.
Direi che è palese il fatto che, per curare un malato come la Grecia, occorrerebbe curare anche in modo molto invasivo queste “malattie”: Secondo voi il cosiddetto #AGreekment curerà le piaghe dei greci oppure le ferite dei creditori istituzionali? Ovvio che la risposta è i creditori, però sarebbe quantomeno “naturale” trovare un equilibrio per far si che anche Atene possa cercare di riprendere fiato. Ma questo piano, credetemi, non farà che affondare ulteriormente la Grecia.
Quarta cosa: le privatizzazioni. Avrete letto di quel fondo di garanzia e di tutti quegli asset che dovranno poi essere privatizzati. Secondo voi è un progetto realizzabile? Ma neanche per sogno! Prendete mano alla statistica: dal 2011, malgrado le pressioni già fortissime della comunità internazionale, di privatizzazioni la Grecia ne ha fatte in media per un controvalore inferiore a 1 miliardo di Euro per anno. Qui si parla di farne per 50 di miliardi!
Quinta cosa: Tsipras e Syriza. Sempre ieri sera il buon Alexis ha ammesso che ha sbagliato, che ha fatto degli errori di valutazione (riferiti al timing sul referendum?) ma ha anche detto che ha sempre fatto tutto per il bene della Grecia. Ma ora si trova in evidente difficoltà politica.
Come dicevo in apertura non escludo nuove elezioni e forti tensioni, sia in Parlamento che sulle piazze. Per la comunità internazionale, anche in presenza della Troika ad Atene, non sarà certo facile avere a che fare con interlocutori sempre “border line”. Il che rappresenterà anche un’ottima scusa per NON fare quello che i piani ed i programmi hanno previsto.
Quindi, siamo solo all’ennesima puntata della saga. L’unica cosa è che ormai sappiamo che la tragicommedia si tramuterà in tragedia greca, visto che in qualsiasi caso, sarà un disastro per la Grecia
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