WELFARE: alla ricerca del futuro che non c’è

5 Agosto 2015 14:33

futuro-calcolo-pensioni-vecchiaia-anzianità-requisiti

Se chiedete ad un tedesco un parere sull’Italia e sulla sua situazione economica, probabilmente vi risponderà in questo modo:

“L’Italia in passato ha perso delle grandi occasioni e anziché darsi da fare, ha scelto più semplicemente di vivere al di sopra delle sue possibilità.”

Per certi versi non possiamo dar torto all’ipotetico amico tedesco. Per anni la gestione del bene pubblico è stata (parere personale) in alcuni ambiti addirittura criminale. Dire che l’italiano medio ha vissuto al di sopra delle proprie possibilità è secondo me una grande verità. Ma non temete, tutto si paga. Il problema che il conto ce lo hanno portato adesso, ed a pagare sono tutti quelli che non hanno certo goduto di tutti questi benefici.
Mi riferisco, ovviamente, a quello che possiamo definire “welfare” e nella fattispecie delle pensioni. Inutile ricordare le incredibili inefficienze e le inequità di cui hanno beneficiato anche i nostri padri (perché negarlo)? Lavoratori che sono andati in pensione a 40 anni (sopratutto nel pubblico) dopo aver versato una manciata di contributi, assolutamente insufficienti per poter “garantirsi” sulla carta una rendita pensionistica. Ma solo sulla carta. Ci pensava poi mamma Italia a metterci la differenza.

Come detto, oggi la questione è bruciante ed urgente. Ci ha messo mano la Fornero, come è noto. Una riforma progressiva che sarà pienamente a regime nell’anno 2050, quando l’età pensionabile sarà 70 anni, anzi per la precisione 69 anni e 9 mesi.
Come riportato da PMI.it  e che qui sotto vi cito (thanks to Lampo per la segnalazione) risulta a conti fatti che questo rappresenterà il requisito più alto previsto dalle attuali legislazioni europee: il dato si rileva da una elaborazione della Camera dei Deputati, che mette le pensioni a confronto in 31 paesi UE. E anche sulla pensione anticipata, l’Italia è fra le più severe del Vecchio Continente (in relazione ai criteri per ritirarsi dal lavoro). Guardate qui. 

Pensioni di vecchiaia OGGI

Oggi, in Italia per la pensione di vecchiaia ci vogliono 66 anni e 3 mesi per gli uomini dipendenti o autonomi e per le donne dipendenti pubbliche, mentre per le lavoratrici dipendenti del privato bastano 63 anni e 9 mesi e per le autonome 64 anni e 9 mesi. Sono diversi i paesi europei che prevedono invece requisiti più stringenti:

– Germania: 67 anni, oppure 65 anni con 45 anni di contributi;
– Francia: regime graduale, per cui non sempre il sistema è meno favorevole di quello italiano. Comunque, si arriva a 67 anni per chi è nato dopo il 1955;
– Svezia: da 61 anni a 67 anni, con la possibilità di restare al lavoro con il consenso del datore;
– Norvegia: si va dai 62 anni 75 anni;
– Spagna: 65 anni con 35 anni e 6 mesi di contributi oppure 65 anni e 2 mesi con meno contributi;
– Grecia: regime più severo per gli uomini, 67 anni (bastano però 15 anni di contributi), e più conveniente per le donne, 62 anni, che però devono avere 40 anni di contributi;
– Islanda: si va dai 65 ai 70 anni, la pensione nazionale si raggiunge comunque a 67 anni;
– Finlandia: si va dai 63 ai 68 anni, a seconda dei guadagni, con pensione nazionale a 65 anni;
– Lussemburgo: 65 anni per tutti;
– Danimarca: 65 anni;
– Cipro: 65 anni per tutti, 63 per i minatori;
– Malta: 65 anni per tutti i nati dopo l’1 gennaio 1962, per i lavoratori più anziani l’età varia dai 60 ai 64 anni;
– Olanda: 65 anni e 2 mesi;
– Portogallo: 66 anni;
– Slovenia: 65 anni per tutti.

Quando però sarà completata la gradualità prevista dalla Riforma Fornero, nel 2050, pur considerando anche le analoghe riforme approvate dagli altri paesi europei (che in diversi casi inaspriscono i paletti nei prossimi anni), l’Italia diventerà il paese in cui si va in pensione più tardi, a quasi 70 anni.

Pensione di vecchiaia DOMANI

Le regole generali per l’accesso alla pensione di vecchiaia sono quelle previste dalla Riforma Fornero, articolo 24 Dl 201/2011, armonizzata con l’adeguamento alle speranze di vita. Vediamoli in tabella.

pensione-vecchiaia-italia-requisitiAttenzione: per chi ha il primo accredito contributivo dopo il primo gennaio gennaio 1996, l’adeguamento alla speranza di vita si applica al requisito anagrafico previsto dall’articolo 24, comma 7, della Riforma Fornero, quindi in pratica l’età pensionabile, dal primo gennaio 2016, è pari a 70 anni e 7 mesi.

Pensione anticipata

pensione-anticipata-requisiti-italia

Se il primo accredito contributivo è successivo al primo gennaio 1996, si applica il requisito anagrafico previsto dall’art. 24, comma 11, della Riforma Fornero, per cui l’accesso alla pensione anticipata con almeno 20 anni di contributzione effettiva e il rispetto delle soglie minime è pari, dal primo gennaio 2016, a 63 anni e 7 mesi.

Pensione di anzianità (quote)

Bisogna aggiungere tre punti decimale alle quote (formate da età anagrafica + anzianità contributiva) previste dalla legge 243/2004. Quindi, per coloro che possono ancora andare in pensione con il sistema delle quote, a partire dal primo gennaio 2016 i requisiti sono 35 anni di contributi a cui si aggiunge un’età anagrafica di 61 anni e 7 mesi per i dipendenti, con raggiungimento di quota 97,6, e un’età di 62 anni e 7 mesi per gli autonomi, con raggiungimento di quota 98,6. Le modalità di calcolo della quota non cambiano. Ecco alcuni esempi:

* verifica dell’età effettuata il 31 ottobre 2016 per un lavoratore dipendente nato il 20 marzo 1955: 61 anni e 225 giorni, quindi 61,616 anni. Anzianità contributiva (sempre al 31 ottobre 2016) pari a 1877 settimane, quindi 36,096 anni. La somma tra età e anzianità contributiva al 31 ottobre 2016 è pari a 97,712. Quindi, è superata quota 97,6 e sono rispettati i requisiti minimi di 61 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contribuzione;

* verifica dell’età al primo dicembre 2016 per un lavoratore autonomo nato il 20 marzo 1955: l’età è di 61 anni e 256 giorni, pari a 61,701 anni. L’anzianità contributiva è di 35 anni, 10 mesi e 24 giorni, quindi di 35 anni e 324 giorni pari a 35,900. La somma delle due cifre relative a età anagrafica e anzianità contributiva è 97,601. E’ quindi raggiunto il diritto alla pensione essendo superata quota 97,6, con il possesso dei requisiti minimo di 61 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contribuzione.

Restano fermi i diversi calcoli (previsti nella circolare INPS) relativi a personale delle Forze Armate, forze di polizia e vigili del fuoco, Comparto Sicurezza, Difesa e Pronto soccorso, ai vigili del fuoco. (Fonte: circolare INPS 63/2015).

Siete curiosi di scoprire QUANDO potrete andare in pensione? Internet fornisce una miriade di siti per poterlo scoprire. Io ve ne propongo uno (non legato alle compagnie assicurative). Cliccate QUI.

Ma veramente siamo i più cattivi?

La domanda che mi pongo è la seguente: questo modello è realmente sostenibile e credibile? Siamo tutti al corrente del difficile stato di salute delle finanze italiane. Ma sono altrettanto veri 3 dati:

a) andare in pensione a 70 anni è una follia. Come si può pensare che possa rendere un lavoratore di quell’età sul posto di lavoro?

b) disoccupazione ITALIA. Siamo al 12.7%. Mantenere la forza lavoro cosi a lungo non può che peggiorare progressivamente la situazione.

tasso_disoccupazione_istat_disoccupazione_italia_2015

c) ma sopratutto: tasso disoccupazione giovanile ITALIA: siamo al 44.2%. Roba da far invidia quasi a Grecia e Spagna.

tasso-disoccupazione-giovanile-italia-2015

ScreenHunter_47 Aug. 03 23.49

La questione è molto semplice ma tremendamente complessa. Abbiamo un tasso disoccupazione preoccupante. Abbiamo una disoccupazione giovanile che lo è ancora di più. Abbiamo la consapevolezza che solo con una forte e consistente ripresa economica abbiamo la speranza che qualcosa si muova in positivo. Altrimenti il futuro è già tracciato. Andando in pensione sempre più tardi, avremo sempre meno posti di lavoro.

“Riformare” la Riforma Fornero si può (ovviamente) ma c’è sempre il tremendo “rovescio della medaglia”. La coperta è corta, mancano i fondi, le casse sociali piangono e quindi non ci si può certo inventare delle campagne intraprendenti per creare occupazione mandando in quiescenza certi Matusalemme che ormai non hanno più nulla da dire (e che ormai hanno l’entusiasmo di un bradipo e l’intraprendenza di una mummia, con tutto il rispetto parlando)

Qualcuno mi può aiutare a capire quale futuro possiamo garantire ai nostri figli? Anche perchè poi, non dimentichiamolo mai, a causa del crollo del tasso di natalità, il futuro sarà sicuramente molto diverso. E c’è chi ci pensa, a fare figli…

Guardate come cambierà il mondo.

crescita-popolazione-globale

UPDATE: ARRIVA IL REDDITO MINIMO?

Ecco cosa ha detto

nelle ultime ore Tito Boeri, il presidente dell’INPS.

“Noi partiamo dalla consapevolezza che questo problema è di gravità assoluta. L’Inps per contrastare la povertà ha proposto al governo di introdurre in Italia un sistema di reddito minimo garantito che abbiamo chiamato ‘sostegno di inclusione attiva’ per le persone che hanno più di 55 anni e per le loro famiglie”. (…)  “Il reddito minimo – dice l’economista – è un diritto di cui le persone possono godere, cui corrispondono” “una serie di doveri e su cui ci sarà un controllo stringente e costante da parte di un’amministrazione indipendente dal potere politico locale”. “Si terrà conto dei livelli di reddito delle famiglie, si considereranno i loro patrimoni immobiliari e mobiliari e tutti i dati oggi in possesso delle amministrazioni pubbliche verranno utilizzati per controllare l’effettiva condizione di povertà dei potenziali beneficiari”.

Sostenibile? Fattibile e realizzabile? L’importante che non resti un progetto fine a se stesso

Riproduzione riservata

STAY TUNED!

Danilo DT

(Clicca qui per ulteriori dettagli)

(Se trovi interessante i contenuti di questo articolo, condividilo ai tuoi amici, clicca sulle icone sottostanti, sosterrai lo sviluppo di I&M!). E se lo sostieni con una donazione, di certo non mi offendo…

InvestimentoMigliore LOGO

La nuova guida per i tuoi investimenti. Take a look!

Questo post non è da considerare come un’offerta o una sollecitazione all’acquisto. Informati presso il tuo consulente di fiducia. Se non ce l’hai o se non ti fidi più di lui,contattami via email (intermarketandmore@gmail.com).

NB: Attenzione! Leggi il disclaimer (a scanso di equivoci!)