Dopo 27 anni sui paesi emergenti flussi finanziari negativi
27 anni. E’ da 27 anni che i cosiddetti “inflows”, ovvero i flussi in arrivo sui mercati emergenti, davano un saldo positivo. In altri termini, su base annua, negli ultimi 27 anni abbiamo sempre assistito a flussi che dominavano in arrivo. Ma il 2015 potrebbe essere l’anno della svolta. E questo testimonia ulteriormente la straordinarietà del momento. Infatto è dal 1988 che quanto descritto non succedeva. Per carità, non abbiamo ancora chiuso l’anno, ma sembra abbastanza evidente che il saldo dei flussi finanziari sui paesi emergenti sarà negativo.
Le stime parlano di outflow pari a circa $ 540.000.000.000, secondo l‘Institute of International Finance sulla base di dati relativi a 30 nazioni. Chiaramente influiscono i grandi timori (già spiegati su questo blog) su crescita Cina e aumento tassi da parte della FED. La media della crescita dei paesi emergenti dovrebbe aggirarsi, per questo 2015, sul 3.5-4%, decisamente sotto alle stime compilate ad inizio anno. Infine hanno avuto un ruolo determinante anche le materie prime. Il crollo del prezzo delle stesse non ha certo aiutato queste economie, che sono grandi produttori di commodity e quindi fortemente legati ai prezzi delle stesse.
E per il 2016? Ci saranno ancora uscite di capitali ma in misura meno importante rispetto al 2015. Quindi trend in affievolimento ma NON in inversione. Non un bel segnale previsionale per questi paesi ( l’ IIF, autore dell’analisi, stima un – 306.000.000.000 $ nel 2016).
Se facciamo un’analisi dei fondamentali, partendo dal più banale “price earning“, posiamo notare che ormai i paesi emergenti hanno raggiunto livelli molto interessanti. Per molti rappresentano tuttora una buy opportunity, Ma se continuano i deflussi di capitali, con un mondo che frena, queste aree rappresentano veramente un’opportunità oppure sono ancora un rischio, fino a quando, almeno, si calmano i venti di tempesta? Anche perchè, non dimentichiamolo mai (e ve lo ricordo in questa seda) gli squilibri finanziari nei paesi emergenti non sono poi di poco conto. Occorre una fase di “riorganizzazione”, prima di una ripartenza che sarà sicuramente interessante, anche perchè gli Emerging Markets, rispetto alle altre crisi, oggi sono più solidi ed hanno le spalle più larghe.
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