TASSI NEGATIVI: ma pensare ad un vero decoupling è corretto?

1 Dicembre 2015 12:00

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Possiamo definirlo “The new normal”? In realtà stiamo convivendo da MESI con i tassi di interesse negativi. Ormai siamo abituati a ritrovarci con obbligazioni tedesche con rendimento negativo, sia in ambito nominale che reale. Un quadro assurdo che però è figlio di una politica monetaria iperaggressiva da una parte, e di un quadro di mercato potenzialmente deflattivo dall’altra. Un mix micidiale che ha portato i bond governativi a rendimenti ridicoli.
Questo grafico di DB spiega chiaramente l’assurdo che però rappresenta la realtà con cui ci tocca convivere.

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Il 40% dei titoli di Stato in Europa, oggi, tratta con prezzi che portano ad avere un tasso di interesse negativo. 40%. Un quadro che però non è limitato all’Europa. Anche in Giappone la situazione è altrettanto grave e addirittura negli USA, dove si parla di imminenti aumenti dei tassi, la curva dei rendimenti resta estremamente compressa.

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Questo quadro economico NON è di crescita economica, né sana né tantomeno virtuosa.
Può durare all’infinito? Certo che no. Intanto però lasciamo che il sogno continui e attendiamo l’oracolo Draghi, quantomai atteso dai mercati, seguito dopo qualche giorno dalla Yellen.
Possibili quadri di mercato totalmente divergenti? Personalmente non credo che il “decoupling” dei tassi di interesse possa essere così invasivo. La storia insegna che il mondo dei tassi di interesse è comunque collegato e correlato, sui mercati che contano.

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Danilo DT

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