INFLAZIONE: assist per un potenziamento del QE di Draghi
Non voglio diventare monotono, ma ci sono certi elementi che anche in ambito intermarket si fanno sempre più interessanti e che meritano una menzione.
Ormai credo sia chiaro a tutti che il petrolio si trova in una situazione quantomeno caotica. Un OPEC ormai allo scatafascio, un insieme di produttori extra OPEC che continuano a portare avanti le loro personali iniziative, un COP21 che invece vuole meno consumi di petrolio. Insomma quindi, un quadro non proprio idilliaco per i produttori.

Attenzione però, il prezzo del petrolio è FONDAMENTALE per le dinamiche della BCE. Infatti Draghi tiene conto, lo ricordo, del cosiddetto tasso inflazione “All items”, onnicomprensivo anche di petrolio e tabacco, e quindi capite benissimo quanto diventi importante il prezzo del petrolio anche per le politiche monetarie dell’Unione Europea. E difatti, ecco che il mitico forward inflation rate 5y5y (tasso inflazione previsto tra 5 anni per i 5 anni successivi) contemporaneamente con il prezzo del petrolio, collassa.
Forward Inflation rate 5y5y
Questo cosa significa? Se il tasso inflazione muove così drammaticamente verso il basso a livello di prospettive, diventa quasi “automatico” per Draghi, utilizzare le cartucce che ancora non ha sparato.
Lasciamo perdere l’utilità di tale azione per l’inflazione stessa. Ma di certo un aumento del QE Europeo repentino andrebbe a ridare euforia ai mercati, oggi decisamente depressi.
Prossimo meeting Bce a gennaio, da calendario in data 21 gennaio. Vediamo da qui a quella data che succede.
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