Se cercate banche solide… (il clamoroso referendum sulle banche in Svizzera)

30 Dicembre 2015 12:05

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Quanto sta per accadere in Svizzera ha dell’assurdo, in quanto rischia di bloccare l’attività bancaria del paese obbligando le banche ad un deleveraging senza precedenti.
Come succede anche in Italia, il popolo svizzero può influire sulle leggi e sull’attività governativa con il referendum. E l’ultimo referendum che è stato proposto e promosso, ha raggiunto l’adesione di 110.000 cittadini svizzeri.
Obiettivo: chiedere di dare alla banca centrale la competenza esclusiva di creare denaro nel sistema finanziario.

E’ stato il cosiddetto movimento per il Denaro Sovrano Svizzero (Vollgeld) il vero promotore, e la motivazione sarebbe quella di abbattere la speculazione, chiedendo alle banche private di detenere riserve per il cento per cento dei loro depositi. Avete capito bene: 100%! Alla faccia della leva finanziaria. Qui si parla di inchiodare completamente il sistema bancario che oggi è strutturato in modo molto più “dinamico” anche se ovviamente molto meno solido. Insomma, no all’economia di carta di cui vi ho parlato in questo POST, ma solo un’economia tangibile coperta dal reale. Se il referendum andasse in porto con un successo del Vollgeld, ci ritroveremo con delle banche che prestano denaro che hanno dai risparmiatori. Punto.

Immaginatevi cosa significa per banche del calibro di UBS o Credit Suisse che hanno una leva finanziaria decisamente molto elevata.

Conseguenze pesanti per i mercati (le banche dovrebbero fare un drammatico deleveraging).
Conseguenze per il Franco Svizzero già troppo forte (beh, cercavate un safe haven?)
Conseguenze per l’economia Svizzera ( non di poco conto)
Conseguenze indirette difficilmente ponderabili a priori.

Le banche commerciali limiterebbero moltissimo la loro operatività, tanta intermediazione e SOLO la banca centrale può decidere come e se aumentare il tetto del contante da elargire poi ai privati sotto forma di credito.

Infatti le banche private, attraverso i prestiti, di fatto concorrono alla creazione di moneta poiché sono tenute a mantenere un rapporto solamente frazionario fra i propri depositi e i crediti che erogano. Tale rapporto in Europa, ad esempio, è del 2%. Il risultato è che gran parte della moneta, quella elettronica, non è emessa direttamente dalla banca centrale, bensì dal sistema bancario privato attraverso il fenomeno del moltiplicatore monetario. Nel caso svizzero la moneta elettronica è superiore al 90% del totale. (Source)

Cosa dite? Un primo passo verso un sistema bancario più solido ed un mondo più sicuro? Non c’è dubbio. Ma il mondo, adesso,  non è pronto per questo passaggio che porterebbe con se conseguenze MOLTO traumatiche. Stesso discorso per la piccola Svizzera che si ritroverebbe in enorme difficoltà. Quindi iniziativa teoricamente anche lodevole e difendibile. Ma troppo invasiva per il sistema. Se miriamo ad un “quieto vivere” evitando una volatilità che potrebbe avere effetti deleteri, forse è meglio evitare scenari così rivoluzionari.

Voi dite che da qualche parte bisognerà pur cominciare? Vero, meglio però cercare un’ “uscita” più dolce e meno invasiva, anche perchè, come dicevo ieri, il sistema è tarato in modo tale che dobbiamo imparare a convivere col debito. Ma allo stesso tempo è motlo fragile e vulnerabile. Un evento come questo appena descritto potrebbe avere effetti molto peggiori di quanto si possa immaginare. Meglio evitare.

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Danilo DT

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