Nozze BPM-MPS e proposta Intesa BPER: la verità dietro i rumor di mercato
L’odore di caffè della domenica pomeriggio. Telefoni che scottano sull’asse Milano-Siena. Giuseppe Castagna ha rotto gli indugi. Un comunicato a mercati chiusi, di quelli che piacciono tanto ai banchieri per evitare i siluri dei trader nei primi cinque minuti di contrattazioni.
Banco BPM lancia l’offerta per MPS.
Chiamatelo pure merger of equals, se amate i termini da manuale McKinsey. La verità è più cruda. È un abbraccio di convenienza dove tutti cercano di salvare la poltrona prima che il vento dei tassi della BCE cambi direzione.
C’è movimento nel sistema bancario italiano. Banco Bpm propone a Banca Monte dei Paschi di Siena un’operazione di aggregazione per la creazione di un nuovo Gruppo bancario e finanziario di riferimento in Italia: sarebbe il secondo operatore nazionale per dimensioni. La procedura, si legge in una nota, si fonderebbe su un “chiaro razionale strategico”, con un potenziale sinergico che a regime supererebbe gli 1,1 miliardi di euro. Mps per il momento non commenta l’offerta, in attesa che si riunisca il consiglio di amministrazione della banca: la questione finirà sul tavolo della riunione già calendarizzata per l’8 giugno (Source)
La grancassa dei media già festeggia. Vi parlano di un super-polo da oltre cinquanta miliardi di capitalizzazione. Vi sbandierano sotto il naso sinergie annue da 1,1 miliardi di euro. Musica per le orecchie degli analisti che vivono di slide in PowerPoint. Ma chi sta sul campo, sa benissimo che integrare due macchine burocratiche del genere è un incubo. MPS sta ancora cercando di capire dove mettere i pezzi di Mediobanca. Aggiungere la complessa rete di Banco BPM significa ingolfare i motori per i prossimi tre anni.
Poi c’è il convitato di pietra. Quel rumor insistente che vorrebbe Intesa Sanpaolo stringere un patto con BPER. Una suggestione che fa girare la testa ai desk di trading, ma che dal punto di vista industriale fa acqua da tutte le parti.
E in serata si è riunito anche il consiglio di amministrazione di Unipol che ha approvato l’alleanza con Unipol-Bper per un’offerta congiunta su Mps, che è arrivata. Intesa Sanpaolo ha lanciato infatti un’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria totalitaria sulle azioni di Banca Monte dei Paschi di Siena. (Source)
BPER ha appena finito di digerire la Popolare di Sondrio. Hanno la pancia piena, i nodi informatici da allineare, le filiali da sfoltire. Un’unione con Intesa non sarebbe un’operazione di mercato. Sarebbe politica pura. Il tentativo di blindare ulteriormente il sistema sotto un unico, immenso ombrello.
Questa corsa al gigantismo non è un segno di forza. È pura difesa. Le autorità di vigilanza di Francoforte vogliono pochi interlocutori. Meno teste da controllare, meno rischi sistemici da gestire quando la liquidità si stringerà di nuovo. Ma per il risparmiatore privato o la piccola azienda del Nord-Est, questo significa solo desertificazione bancaria. Meno concorrenza sul costo del credito. Algoritmi centralizzati a Milano o Francoforte che decidono il merito creditizio di un artigiano senza conoscerlo.
Siamo onesti, finirà cosi.
Chi rimane piccolo, agile e fuori dal risiko ha una prateria davanti. Le banche di prossimità, stanno diventando l’ultimo rifugio per chi cerca ancora un rapporto umano e una gestione del risparmio personalizzata. Quando il mega-polo nato dalle fusioni sarà impegnato a tagliare filiali e litigare sulla governance, i piccoli istituti raccoglieranno la clientela delusa.
La domanda che vi faccio è una sola: preferite essere soci di un gigante dai piedi d’argilla bloccato dall’integrazione o clienti di chi ha ancora tempo di ascoltarvi?
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*** INTEGRAZIONE ***
La prima azionista del polo BPM-MPS risultante sarebbe CréditAgricole, oggi al 22,9% di Banco BPM. Dietro di lei, il gruppo Delfin di Leonardo Del Vecchio con il 17,5% di MPS, e il gruppo Caltagirone. Il Ministero dell’Economia detiene ancora l’11,7% di MPS e avrebbe avuto in mente, secondo i corridoi di Via XX Settembre riportati da Quotidiano Nazionale, un proprio disegno industriale con la proposta di Banco BPM come strumento della propria politica di consolidamento del credito. La mossa di Intesa ha infranto quel disegno nel giro di poche ore.
La proposta BPM, per concretizzarsi, dovrà passare dal vaglio del golden power del governo . Ma il golden power è una variabile reale nell’equazione, e i mercati la priceranno a partire da domani mattina quando BMPS, BAMI e ISP apriranno sul Ftse MIB.
Mettiamola così: questa operazione non è solo un dossier di M&A bancario. È la resa dei conti finale per la geografia del credito italiano. Il sistema è entrato nel 2026 con quattro grandi attori (Intesa, Unicredit, BPM, MPS) su un terreno di consolidamento che tutti) sapevano sarebbe arrivato. UniCredit nel frattempo ha già consolidato la propria posizione in Germania con Commerzbank. Ora il tavolo italiano si chiude, in una domenica d’estate, con un’OPAS da 30,6 miliardi e una lettera inviata a sorpresa. Chi la spunterà definirà la struttura del credito italiano per il
prossimo decennio.
Comunque vorrei sottolineare il fatto che tutto questo dovrebbe far sparire il brand BPER Banca, infatti….al perfezionamento dell’OPAS, Unipol acquisterà in contanti (per un corrispettivo stimato tra 3 e 3,5 miliardi di euro) un ramo d’azienda composto dal marchio MPS, circa 635 filiali e gran parte delle strutture operative centrali.
Unipol proporrà a Bper Banca (di cui è azionista di riferimento con circa il 20%) la fusione con questo ramo d’azienda. L’entità post-fusione prenderà ufficialmente il nome di Banca Monte dei Paschi.
Secondo me meglio andarci cauti…difficile che tutto possa andare avanti senza intoppi