ALERT: questo non è il nuovo 2008!
Non voglio nemmeno essere troppo ripetitivo, ma allo stesso tempo voglio anche che certi concetti vengano ben compresi.
Leggendo i commenti degli amici lettori, noto che ci si ritrova con un “pessimismo cosmico” abbastanza marcato.
Insomma, scatta quasi in automatico il paragone con il grande crollo del 2008, se non addirittura qualcosa di peggio. Il settore bancario è assolutamente preso di mira dal mercato e dalla speculazione e secondo molti Deutsche Bank è la nuova Lehman Brothers.
Lo ripeto: calma e sangue freddo. E se ve lo dice uno che, da sempre è molto critico sui mercati finanziari… ripeto: calma e sangue freddo. Questo NON è un 2008. E’ un qualcosa di molto diverso, ma non meno importante.
Partiamo da un primo importante grafico che vi fa capire molto. Nel 2008 il crollo del settore bancario in generale (a prescindere dal default di LB) era legato ad una vera e propria crisi sistemica dove il settore bancario era VERAMENTE a rischio implosione. Infatti gli indici di stress erano al collasso. Oggi gli stessi indici di stress sono in condizioni BEN diverse.
Bloomberg Euro Area Financial Conditions Index
The Bloomberg Euro Area Financial Conditions Index tracks the overall level of financial stress in Euro area money, bond, and equity markets to help assess the availability and cost of credit. A positive value indicates accommodative financial conditions, while a negative value indicates tighter financial conditions relative to pre-crisis norms.
All of the indicators included in the composite BFCIEU index are normalized by subtracting the mean and dividing by the standard deviation for each series. (BBG)
Si, sta peggiorando ma mi sembra abbastanza palese che (al momento) le condizioni sono BEN diverse, non vi pare? Che poi le banche siano state prese d’assalto dal mercato e dalla speculazione, non c’è alcun dubbio. Un’altra curiosità. Tanto per comprendere il momento “estremo” guardate questo grafico. L’ipervenduto sul settore bancario europeo (nota bene, NON italiano ma europeo, alemno così capite che il problema non è il Bel Paese) ha raggiunto livelli visti NEMMENO appunto col default di Lehman Brothers.
Sono estremi che illustrano l’assurdità del momento, dovuto, come ampiamente spiegato QUI, dalla grande NORMALIZZAZIONE del mercato che sta ridimensionando il sistema finanziario.
Quindi tutto bene?
Fermi tutti, non sto dicendo che navighiamo nell’oro (che tra le altre cose continua ad essere il bene rifugio per antonomasia). Dico solo che questo non è il nuovo 2008. Il rallentamento è evidente, e lo si vede anche dall’indice CESI di Citigroup (Citigroup Economic Surprise Index) che le cose non vanno troppo bene.
Citigroup Economic Surprise Index
Come vedete in tutte le aree del globo l’indice è sotto il livello di zero, significa che c’è delusione per la crescita economica rispetto alle aspettative.
Ma capite benissimo che il peggioramento delle condizioni economiche NON giustifica affatto una debacle assolutamente irrazionale.
Quindi a breve ripartiamo a razzo? Anche qui calma e gesso.
Tanto per cominciare diventa molto difficile poter capire quando arriverà la fine di questa debacle, tanto singolare quanto anomala. Ma soprattutto diventerà FONDAMENTALE secondo me il ruolo delle istituzioni. Ora come non mai. Per quale motivo?
Crisi chiama crisi
Come vi ho scritto prima, il quadro è incoerente ma ATTENZIONE. Se le istituzioni non intervengono e si fa qualcosa di concreto per ridare fiducia ai mercati, succederà che il quadro economico e finanziario acquisterà in modo cronico un pessimismo (quanto è importante il sentiment? Signori, in un mondo “di carta” è tutto!) che porterà ad una vera e propria crisi di sistema. Per farla breve, gli effetti diventerebbero devastanti sulla fiducia dei consumatori, delle imprese, delle banche e il mondo economico si andrebbe a chiudere “a riccio”. Cosa che deve essere assolutamente EVITATA. 1929 insegna.
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