Se non parte il PETROLIO, i PAESI EMERGENTI resteranno al palo
Già più volte vi ho spiegato quanto sia importante analizzare il prezzo del petrolio per poter fare delle proiezioni macroeconomiche di lungo periodo.
Certo, avere il Brent che viaggia a 30 $ il barile può essere un eccellente elemento per il consumatore italiano: ma è altrettanto vero che un petrolio a queste quotazioni può arrecare dei danni a livello sistemico non indifferenti, innanzitutto a scapito dei paesi emergenti.
E se i paesi emergenti vanno in tilt, non possiamo certo dire che noi ne rimarremo immuni. Intanto i mercati finanziari subirebbero ulteriori ed importanti scossoni, e poi le previsioni sulla crescita globale subirebbero delle importanti revisioni al ribasso.
Se poi a tutto questo scenario ci aggiungiamo anche la spavalda FED che decide di programmare un piano di aumenti dei tassi di interesse di 25bp a trimestre… Tranquilli, piano praticamente smentito. Intanto però i timori legati all’incertezza dell’operato della FED (una volta grande traghettatrice, oggi invece bussola imprevedibile) condizionano e non poco i mercati.
E se il petrolio colpisce al cuore i paesi emergenti, diventa molto interessante provare a fare un confronto tra la tendenza dell’oro nero e le valute dei paesi emergenti.
Anche se sembra impossibile, sovrapponendo l’andamento del prezzo del petrolio con l’andamento delle valute asiatiche, noteremo praticamente che siamo di fronte a due grafici “gemelli”.
Casualità? Non credo proprio . Piuttosto chiarissima conferma che con un petrolio a questi livelli, le valute emergenti continueranno ad essere molto deboli e quindi gli Emerging Markets non saranno certamente tonici. E badate bene, al momento la situazione è gestibile, ma è palese che molti paesi iniziano a riscontrare seri problemi. Due nomi su tutti, non asiatici e con problematiche anche diverse: Brasile e Venezuela.
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