BANCA POPOLARE DI VICENZA: niente quotazione in borsa. Ma ora è rischio contagio.
La mancata quotazione della Pop Vicenza al listino azionario di Piazza Affari, ovvero alla Borsa di Milano, non mi sorprende per nulla. Era fin troppo ovvio che non si sarebbe raggiunta una percentuale sufficiente di aderenti al fantomatico aumento di capitale per poi ottenere un flottante sufficiente per le regolari negoziazioni di borsa.
Dopo il fallimento dell’aumento di capitale da 1,5 miliardi della Popolare di Vicenza — sottoscritto appena per il 7,6% — lunedì è arrivato anche il «no» di Borsa Italiana alla quotazione (ipo): troppo poche le azioni vendute, troppo scarso il flottante — rispetto al 25% minimo previsto — per garantire la «correttezza degli scambi», ha spiegato l’amministratore delegato di Borsa, Raffaele Jerusalmi. (…)
Sottoscritto per il 7.6%?
Un successone dire! Ma come potevate pensare a qualcosa di diverso? Ah si, vero, avevano persino prolungato l’offerta per permettere ai ritardatari, agli indecisi e a coloro che proprio non potevano farne a meno, di poter aderire all’aumento di capitale. Mossa che ovviamente non ha portato benefici.
(…) A prenotare i titoli era stata per il 5% Mediobanca (una delle banche collocatrici accanto a Unicredit, JPMorgan, Deutsche Bank e Bnp Paribas), mentre altri 9 investitori istituzionali avevano in totale preso appena lo 0,1% e il retail circa il 3%. (…)
Questa la dice lunga sulla bontà dell’operazione (che qui sul blog abbiamo ampiamente e criticamente descritto, cliccate QUI per rinfrescarvi la memoria). E suggerisce anche un ulteriore realtà…
(…) Ora, saltata la quotazione, nessuno riceverà le azioni (e le banche collocatrici non prenderanno i 60 milioni di commissioni previsti) ma la banca è comunque salva (…) Popolare di Vicenza finisce così ad Atlante per il 99,33%, con azioni sottoscritte a 0,10 euro l’una. Il restante 0,7% del capitale è ciò che resta dei vecchi azionisti, 119 mila piccoli soci che solo nel 2014 avevano sottoscritto le azioni a 62,5 euro. (CDS)
Il dramma nel dramma. Nemmeno le banche collocatrici guadagneranno dalla grande truffa. Solo la pubblicità verrà pagata e pochi altri. L’aumento alla fine si è dimostrato per quello che era. Una grande fregatura. E chi è rimasto fregato è il fondo Atlante, oggi unico vero padrone della banca, quel fondo che in fase di presentazione prevedeva un rendimento annuo pari almeno al 6%. Chissà se tale performance sarà coerente con la realtà…
Intanto però deve accendere un cero Unicredit, la banca che all’origine era la VERA incaprettata in quanto avrebbe dovuto garantire LEI il buon esito dell’aumento di capitale. Poi però è arrivato Atlante. Bisognerebbe andare a fondo della questione. Come mai hanno tolto la patata bollente a Unicredit? Forse per “spalmare” più sul sistema una banca condannata altrimenti al bail-in?
Ora bisogna vedere come Atlante riuscirà a gestire la ristrutturazione. Una nuova scommessa nella scommessa. E potrebbe non essere la sola. Auguri.
C’è la possibilità che il Fondo Atlante faccia da private equity, cioè da società che compra una banca, la ristruttura e la vende: il Fondo, d’altronde, ha un orizzonte abbastanza breve, e quindi può cercare di sistemarla un po’ e rimetterla sul mercato”.
Ci sono poi, altre due possibilità. Il Fondo Atlante potrebbe non fermarsi qui: potrebbe comprare anche Veneto Banca e “diventare una specie di holding bancaria, provando a fondere le due banche per creare una nuova realtà”. Il terzo scenario possibile prevede un coinvolgimento più impegnativo da parte dei soci di Atlante e in particolare di UniCredit e Intesa. (…). La grande paura oggi si chiama contagio. I mercati hanno reagito in modo negativo, i titoli bancari sono crollati. L’ombrello di Atlante tiene, ma chi sta sotto ed è chiamato a reggerlo potrebbe fare molta fatica, andando incontro a rischi indesiderati che ora stanno venendo a galla. (HP)
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