E’ il turno di CariCesena. Ma interviene il FITD e non il fondo Atlante.
Ennesima puntanta della saga “risparmio tradito”, con protagoniste banche italiane che si ritrovano in difficoltà e con l’onere di dover far digerire al mercato degli aumenti di capitale, pena la chiusura dei battenti.
Tutto avviene in sordina. Ma anche un’altra realtà italiana sta scricchiolando non poco e, in suo aiuto interverrà non Atlante, impegnato con altre operazioni, ma il vecchio e tradizionale FITD, il fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. La banca in oggetto è Caricesena.
Come scritto dal Resto del Carlino, .il consiglio di amministrazione della Cassa di Risparmio di Cesena ha approvato all’unanimità il Bilancio 2015, il Piano industriale 2016-2020 e deliberato l’aumento di capitale necessario per il rafforzamento patrimoniale. La banca spiega in una nota che è stato deliberato un aumento di capitale fino a 280 milioni di euro riservato allo Schema Volontario del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi e l’attribuzione di warrant gratuiti da assegnare in opzione agli azionisti esistenti. Una scelta che secondo l’istituto è stata presa per dare agli azionisti «una prospettiva di parziale recupero dei valori patrimoniali, avendo questi ultimi fino a 5 anni di tempo per valutare se esercitare o meno i suddetti diritti». Il Consiglio di Amministrazione ha chiesto all’Assemblea di prossima convocazione di avere delega per eseguire il suddetto aumento di capitale ad un prezzo compreso tra euro 0,1 ed euro 0,8 per azione.
Storie già viste in passato, dico bene? Agli investitori storici un pugno di mosche (essendo sottoscrittore dell’aumento di capitale il FITD, ai nuovi azionisti la possibilità di sottoscrivere a prezzi risibili, e una marea di risparmi che vengono polverizzati.
Per il FITD è la prima operazione di questo tipo. Sarà anche l’ultima? L’impressione è che non dipende dalle sue volontà ma dallo stato di salute delle banche italiane.
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