BANCHE: Italia contro Europa. Trova le differenze!

10 Giugno 2016 14:32

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L’andamento delle banche italiane in borsa continua ad essere decisamente altalenante. Proprio ieri parlavo della solidità del sistema finanziario nazionale, citando la vicenda di CariCesena, una situazione di cui si parla poco ma che possiamo tranquillamente paragonarla alla storia di Veneto Banca e di Popolare Popolare Vicenza. Una banca che stavolta non viene però salvata dal Fondo Atlante ma dal FITD, il fondo che dovrebbe tutelare i depositi, e che per l’occasione va anche oltre, FITD che si impegna a sottoscrivere l’aumento di capitale necessario per mantenere la banca a galla.
Nel post di ieri pomeriggio, poi, abbiamo anche parlato dei due bubboni che bloccano la ripartenza del settore finanziario in Italia: tassi e NPL.
Eccovi i due post da rivedere.

BANCHE ITALIANE: i bubboni che impediscono la ripresa del settore 

E’ il turno di CariCesena. Ma interviene il FITD e non il fondo Atlante. 

Tutto questo è bastato per scatenare la curiosità dei lettori che anche nei commenti hanno manifestato un certo sconcerto per la situazione bancaria italiana. E allora ho deciso di approfondire ulteriormente la questione e di provare a fare il “gioco dei paragoni”. Utilizzando un’analisi di Prometeia,  proposta in Senato qualche settimana fa, abbiamo la possibilità di notare come le banche italiane siano “mal messe “rispetto ai competitor dell’Eurozona. I Grafici sono molteplici, spero non vi annoino oltremodo.

banche-italiane-effetto-crisiQuesto è il conteggio di quattro anni di crisi del settore bancario italiano (oggi tornate timidamente in utile) dal 2011 al 2014. 52 miliardi di Euro. Tolta l’Irlanda che ha vissuto una crisi finanziaria che oggi sembra risolta, e la Grecia plurifallita, nessuno ha perso più soldi delle banche italiane.

banche-italiane-capitale-cet1-leva-finanziariaIl confronto tra l’indice CET1 e la leva finanziaria, mette comunque a nudo un sistema finanziario italiano ancora debole se confrontato con l’utilizzo del capitale a leva.

capitale-banche-italiane-modello-business-2016…senza poi dimenticare un fatto importantissimo. Il modello di business delle banche italiane è molto tradizionale e quindi ha subìto in modo più forte gli oneri dell’attività di erogazione credito.

banche-italiane-valutazione-rischio-finanziamenti-2016Se poi però aggiungiamo che il credito veniva anche concesso male… Infatti poche banche hanno tuttora un sistema di “rating” interno efficace e certificato per poter valutare la qualità del credito erogato. Molti ci stanno lavorando, ma siamo in drammatico ritardo sulla tabella di marcia europea.

banche-italiane-npe-non-performing-exposureEd eccola qui la NPE, ovvero l’esposizione alle sofferenze. Anche se sono numeri discutibili (purtroppo rivedibili al rialzo) resta il fatto che anche in questo caso solo l’Irlanda ha fatto di peggio. Dietro la lavagna quindi la gestione del credito. Rappresenta il CORE BUSINESS ma lo abbiamo fatto male. Chi è causa del suo mal…

banche-italiane-qualità-attivo-2016e questo grafico lo conferma pienamente.L’esposizione alle sofferenze rapportate alla totalità del credito mette le nostre banche in difficoltà.

crescita-deteriorati-crediti-npl-banche-italiane…una corsa però che non si è assolutamente frenata se non ultimamente..

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Il mercato ed i regolatori richiedono alle banche italiane di intraprendere azioni volte a ridurre lo stock di sofferenze  con l’obiettivo di riallineare gli indicatori del credito deteriorato ai valori medi europei. In particolare le banche devono predisporre un piano di riduzione dello stock di sofferenze, conseguibile attraverso sia un miglioramento delle procedure interne di gestione dei crediti ed un aumento del le risorse specializzate dedicate alle attività di recupero, sia attraverso la cessione delle stesse sul mercato. Il forte sconto richiesto dagli operatori specializzati (tra il 20 e il 25% del valore lordo) per l’acquisto delle sofferenze, rispetto alle valutazioni nei bilanci delle banche (41.6% il valore medio di carico per il sistema bancario a fine 2015) ha reso finora molto onerose per gli istituti le operazioni di cessione. Oppure, come nella maggior parte dei casi, le operazioni di cessione non hanno proprio avuto luogo.
Una parte importante della differenza tra le valutazioni delle banche e quelle degli operatori specializzati è riconducibile al livello di rendimento atteso richiesto da questi stessi soggetti, rendimento che riflette anche le incertezze su gli effettivi tempi di recupero. Ecco perchè necessario un intervento comunitario (Atlante da solo non basta) per liberare le banche italiane da questo fardello, quantomeno anche solo parzialmente.

redditività-banche-italiane-peggiore-europaAnche perchè come dicevamo ieri, coi tassi a zero e questi NPL, le banche hanno il loro destino segnato, a livello di redditività (visto anche il loro core business). E se il business non rende, e si continua a perdere soldi, il sistema non regge ed ha bisogno di continue ricapitalizzazioni. Proprio come sta avvenendo ora.

Stiamo già notando dei miglioramenti del sistema, diciamo che l’esperienza aiuta a correggere gli errori, ma non possiamo cero dire che siamo fuori dal guado. C’è ancora tantissimo da fare, la crisi non è certo alle spalle e c’è un quadro macroeconomico che resta molto difficile.

L’ottimismo di Padoan è anche giustificabile visto il ruolo che ricopre, ma non facciamoci prendere dall’entusiasmo…

Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan non vede la necessità di ulteriori interventi del fondo Atlante sul capitale delle banche dopo che Veneto Banca avrà completato la sua Ipo da 1 miliardo di euro lanciata questa settimana.

Forse perchè ormai i capitali del Fondo Atlante sono in via di esaurimento? Mah…

 

(…) “Io non ne vedo. Se lei ne vede altre me lo faccia sapere”, ha risposto Padoan in inglese.

Ne ho parlato proprio ieri. CariCesena fa parte di  un ‘altra Repubblica?

 

Il ministro non ha mostrato particolare preoccupazione per il fatto che non ci sia ancora accordo sul nome del nuovo amministratore delegato di Unicredit, unica banca italiana di rilevanza sistemica.  (Reuters)

Intesa SanPaolo è stata venduta agli stranieri? Forse si intendeva dire “la banca di rilevanza sistemica che si trova probabilmente in difficoltà”. Ma queste sono supposizioni. La verità è che questo ottimismo mi sembra un po’ eccessivo, ed alla luce dei dati snocciolati nel post, credo di poter avere le conferme di quanto sto affermando. E per chiudere “In bellezza” eccovi l’ennesimo dato aggiornato che mi conferma quanto detto. Le sofferenze continuano a salire anche se… meno che in passato (come cercare di farti vedere positiva una cosa che resta negativa).

Salgono ad aprile le sofferenze bancarie in Italia, giungendo a 198,3 miliardi di euro contro i 196 di marzo. Lo comunica la Banca d’Italia secondo cui il tasso di crescita sui dodici mesi delle sofferenze è stato pari al 3,5 per cento (3,9 per cento a marzo). Le sofferenze lorde hanno così ripreso a salire, sebbene con un tasso di crescita inferiore anno su anno, rispetto ai valori di marzo e al calo registrato fra gennaio e e febbraio quando erano scese da 202 a 196 miliardi di euro. (ANSA)

Fonte dei dati: Senato – Prometeia

 

FINALE

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Danilo DT

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