ALERT: occorre stabilizzare il sistema bancario (italiano ed europeo)
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Si sta cominciando a subire l’effetto indiretto della Brexit. L’uscita della Gran Bretagna sta mettendo a nudo tutta la debolezza strutturale dell’Unione Europea. Un’ottima occasione quindi per rimettere ordine e, magari, riscrivere tutti i trattati. Intanto però bisogna cercare di tamponare le falle. Come vi ho scritto ieri, l’anello debole è proprio il settore bancario ed in particolar modo le banche italiane. Ma come rafforzare questo anello in modo il più possibile concreto, dando dei segnali chiari ai mercati (ed in particolar modo alla speculazione) che si sta lavorando TUTTI INSIEME per un sistema bancario EUROPEO, più solido e più unito? Per molti questa resta una chimera.
Il buon Mario Draghi, ieri, ha parlato dei suoi 5 dogmi (definiamoli così) che restano necessari per garantire un futuro solido all’Unione Europea. Ovviamente la preoccupazione, dopo la Brexit aumenta…
Non è un discorso pubblico. Quello che l’ex governatore racconta ai capi dei governi europei dovrebbe restare segreto. Però, a Bruxelles, vale la regola che quando dici qualcosa a Ventisette delegazioni, è difficile che rimanga segreta. Così si viene a sapere che Draghi è persuaso che la Brexit abbia girato il vento. «La situazione non era male» prima del referendum, risulta aver detto il numero uno della Bce: «C’era una crescita stabile alimentata dagli investimenti e l’inflazione era bassa, mentre il flusso dei prestiti stava migliorando col mercato del lavoro». Poi è venuto il 23 giugno e tutto è cambiato. (LaStampa)
Draghi
ha avvertito che varie elaborazioni stimano una possibile contrazione della crescita compresa fra lo 0,3 e lo 0,5 punti percentuali nei prossimi tre anni per l’Eurozona. Vorrebbe dire che la crescita in media sarebbe appena superiore al punto percentuale, troppo poco per ridare la carica che serve al motore dell’economia per curare davvero la piaga della disoccupazione a due cifre. E state pur certi che la BREXIT, in questo ambito, non ha aiutato. E poi ancora sul mercato dei cambi. «Sono inoltre preoccupato dai tentativi di altri paesi di intervenire su quelli che non sono considerati livelli di cambio non ottimali». Di qui la paura delle turbolenze e che l’Europa sia giudicata ingovernabile. Quindi MASSIMA cooperazione di tutte le banche centrali per stabilizzare il mercato dei cambi. Stessa collaborazione è necessaria per quello che per Draghi è il maggiore problema. Infatti è SOPRATTUTTO il sistema bancario europeo a preoccupare Mario Draghi. Occorre la massima collaborazione delle istituzioni per stabilizzare il sistema. E poi ancora la Deflazione. Un “whatever it takes” anche in questa direzione. E poi ancora puntare sugli investimenti ma con la collaborazione dei governi locali. Ma ormai lo sappiamo: Draghi da anni chiede riforme strutturali totali, chiede un’Europa diversa, chiede una NUOVA Unione Europea.
Sarà la volta buona per cambiare?
Tra le tante cose lette, vi propongo un qualcosa di diverso. E’ un email ricevuta dall’amico Antonio (conosciuto sul blog come Lampo) il quale mi scrive una sua interessante ipotesi.
Lascio la parola ad Antonio e ampio spazio nei commenti per discuterne con voi.
Riusciremo mai a stabilizzare il sistema bancario europeo?
Ciao Danilo, oggi esaminando la crisi (soprattutto bancaria) a seguito del Brexit mi è balenata in mente un’idea che volevo condividere con te.
Sintetizzo il più possibile.
1. Alcuni fatti (noti):
a) le banche europee della periferia erano già in difficoltà per l’esposizione in titoli di stato e altre (più a nord) per l’esposizione in derivati, senza contare gli npl (italiane);
b) la BCE ha cercato di arginare (inutilmente) il fenomeno con le varie iniezioni di liquidità, il controllo delle banche sistemiche e imposizione del rispetto di parametri di capitalizzazione, ecc.;
c) la deflazione non consente alle banche di fare utili… facendole cadere in una spirale che non consente di erogare credito alle imprese, famiglie, ecc.
d) l’evento Brexit, a causa della evidente speculazione finanziaria della city (venerdì ero sul terminale e… vedere le banche che non facevano prezzo con cali teorici superiori al 50%…) e di altri grossi speculatori (Soros & C.), sta aggravando la situazione affinché sia la GB a gettare le condizioni nel momento in cui l’Europa sarà ben indebolita (soprattutto la Germania).
e) sappiamo che le banche sono stretto controllo della politica, sia per i loro affari sia per finanziare spesso chi vogliono loro assumendosi poi dei rischi che quando sono eccessivi vengono socializzati sulla collettività (difficile rimuovere tale controllo della politica);
f) le banche centrali hanno esaurito le munizioni convenzionali (accettate facilmente dalla politica e dalla massa) e, per intervenire, devono ricorrere a politiche più estreme (specialmente in Giappone) senza aver certezza del loro esito (visto che mai si ci era spinti a tanto… e, spesso, la teoria messa in pratica si rivela molto diversa come effetti rispetto a quelli ipotizzati: non possono permetterselo);
g) l’Europa politica è molto riluttante nel portare a compimento una vera unione bancaria, soprattutto in termini di condivisione del sistema di garanzia dei depositi (sempre a causa degli interessi politici e quindi dell’elettorato);
COME SE NE ESCE?
IPOTESI: prendere il controllo diretto delle banche sistemiche, come azionista e potendo quindi esercitare un controllo diretto sul Cda e quindi defenestrare l’influenza politica il più possibile.
TESI: difficile da mettere in pratica “volontariamente” tale ipotesi. Quindi bisogna creare le condizioni (portare le cose allo stremo). Come? Creare una crisi bancaria sistemica in Europa, in modo da quasi far fallire le banche sistemiche a seguito della speculazione a causa di un evento esogeno (Brexit?), delle imposte ricapitalizzazioni (per mantenere i requisiti di liquidità) non andate a buon fine, di garanzie di Stato ed iniezioni dirette di liquidità (ne stanno discutendo) per salvarle senza esito, ecc.
Ad un certo punto quando il panico regnerà sovrano, le banche centrali (la BCE) potrà intervenire e non avere ostacoli politici (sarà probabilmente la stessa politica a pregare tale intervento per non perdere il consenso, anche se prima era contraria) ad entrare nel capitale delle stesse COMPRANDO le azioni ed obbligazioni (a prezzi ridicoli), magari assieme agli speculatori stessi (hedge fund, banche d’affari USA, ecc.)!
Se così fosse… prima di settembre e forse fine anno non mi aspetto alcun intervento risolutivo da parte della BCE… poi quando il panico regnerà sovrano anche tra la popolazione.. ecco la soluzione (tesi).
A quel punto la maggior parte delle problematiche (fatti noti) saranno finalmente risolte. Prima non era possibile risolverle.
Senza contare il ripristino della fiducia nel sistema delle banche centrali stesse (ed il controllo delle banche da parte dei più forti poteri finanziari).
E’ tanta azzardata come ipotesi?
(Lampo)
Caro Lampo, la tua tesi non è nemmeno troppo strampalata anche se è ovviamente molto estrema. Occorre quindi che la BCE accetti un sistema bancario che va totalmente “a rotoli” per poi andarlo a rifondare. Per certi versi, questo tuo ragionamento collima perfettamente con le mie “logiche” descritte in questo post dove lanciavo l’ipotesi “Terza Guerra Mondiale” ma di tipo finanziario. Perchè se veramente sarà così, sarà una Super Guerra mondiale, con la perdita di tutto quel denaro creato da anni dalla finanza, e molto di più.
Certo, si creerebbero delle basi per una ripartenza di lungo termine. Ma si arriverà mai a tanto? Secondo me il sistema NON lo permetterà mai…finchè potrà evitarlo, of course…
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