BREXIT: siete pronti per la GRANDE GUERRA FINANZIARIA?

28 Giugno 2016 09:30

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In questi giorni mi sono spesso anche surriscaldato quando ho scritto e parlato del referendum inglese che ha decretato la Brexit. Sono sicuro che secondo molti di voi, appaio come un convinto europeista profondamente infastidito dalla Brexit in quanto vedo l’inizio della fine del “sogno Europeo”.
STOP. Fermi tutti.

Io sono un convinto europeista ma sono anche fortemente convinto che l’Europa Unita DEVE essere rifatta. Per certi versi la Brexit sarebbe un eccellente mezzo per partire con una “rivoluzione dell’unione europea”. Peccato che non sono assolutamente d’accordo col metodo.

Innanzitutto la Brexit ha generato, come atteso, un terremoto sui mercati finanziari, scatenando quell’ ”evento sistemico” di cui ho spesso parlato nei miei post e che ha avuto gli effetti che poi si sono verificati. (ndr: il grande Boris Johnson aveva affermato qualche giorno fa che per GBP la Brexit non è un problema perchè resta una valuta forte. Ed infatti è crollata).

Seconda cosa: sono ESTREMAMENTE infastidito su come è stata condotta la campagna per questa Brexit, con un referendum che non ho difficoltà a chiamarlo “referendum della vergogna” per le falsità che hanno riempito i cervelli degli inglesi che poi, soffocati, hanno votato per l’uscita.
Ma proprio il signor Boris Johnson, il fenomeno che tanto ha spinto per la Brexit assieme all’altro fantoccio Nigel Farage, si sta rimangiando tutto quanto detto qualche settimana fa.

(…) Una vittoria costruita su promesse che i sostenitori della Brexit sanno di non poter mantenere. Una di queste era perfino scritta a caratteri cubitali sui pullman usati nella campagna: i 350 milioni di sterline versati ogni settimana a Bruxelles dovrebbero andare al sistema sanitario nazionale. Peccato che la cifra reale sia di meno di 250 milioni e che il leader dello Ukip Nigel Farage abbia dichiarato venerdì di non poter garantire che questi soldi saranno spesi nella sanità. (…)

Ora venitemi a dire che qualche inglese che ha votato LEAVE magari non ci ripenserebbe…

(…) Un’altra promessa più volte ripetuta era quella di controllare e ridurre l’immigrazione. Nelle parole di Farage, “Rivogliamo i nostri confini, rivogliamo i nostri passaporti, rivogliamo il nostro paese. Chiunque sia d’accordo con noi, voti il 23 giugno, sarà il giorno dell’indipendenza”. Ma a quanto pare chi ha votato per la Brexit aspettandosi la chiusura delle frontiere agli immigrati sarà deluso. Se il Regno Unito vuole continuare a far parte del mercato comune, dovrà accettare le regole della libera circolazione dei lavoratori. I leader della campagna sostengono che tutto quel che chiedevano era in realtà un qualche tipo di controllo su chi entra e sulle quote d’immigrazione.(…)

Che dite? Forse non è esattamente quello che si aspettavano gli inglesi che, con il LEAVE avrebbero sperato in un qualcosa di BEN più invasivo.

(…) E poi ci sono i tempi: i pro-Brexit avevano promesso che se avessero vinto, il Regno Unito avrebbe lasciato l’Unione europea il prima possibile. Ora invece temporeggiano, e appaiono disorientati. Il cancelliere dello scacchiere George Osborne spiega: “Il primo ministro ha dato tempo al paese di decidere che tipo di relazione avere con l’Europa, rinviando la decisione di avviare la procedura dell’Articolo 50 all’autunno, quando sarà in carica un nuovo premier”. (Euronews) 

E certo! Si vuole prendere tempo perché i signori che volevano la Brexit, alla fine, non sanno a che Santo votarsi! Ma aspettate che ora viene il bello.

Il referendum Brexit e il Parlamento

Il buon Cameron ha un po’ spiazzato la coppia Farage-Johnson con le sue dimissioni, in quanto “costringe” per certi versi i promotori del referendum, nella fattispecie Boris Johnson a “prendersi le loro responsabilità” ed a candidarsi come premier (e nel suo ultimo discorso, Cameron, tra le righe, lo dice lui stesso). Quindi, a rigor di logica, il nuovo premier dovrebbe essere il vero trionfatore del referendum, ovvero Boris Johnson, si proprio lui, l’uomo delle promesse mancate, il quale dovrà attivare la procedura della Brexit con tutto quello che ne conseguerà soprattutto in negativo (che contrasterà e di molto quanto aveva annunciato) partendo proprio dalla recessione, data ormai per scontata e che non è possibile quantificare sia nella durata che nella portata.

E sarà lo stesso Johnson a doversi gestire le due patate bollenti di cui vi ho già parlato, ovvero Scozia ed Irlanda del Nord.

E poi…c’è una chicca che sanno in pochi.
Domanda: può un referendum attivare IN TOTALE AUTONOMIA la procedura della Brexit?
La risposta è NO, è il Parlamento che, preso atto il risultato del referendum, porta avanti la richiesta. Questo l’ho scoperto andando un po’ più a fondo sulla possibilità che il governo di Edimburgo ha di porre il diritto di veto, in ambito Brexit, appoggiandosi sull’accordo sulla devolution.
Se il parlamento scozzese voterà contro la Brexit…cosa assai probabile, cosa succederà? Signori, è il caos totale!

Ecco perché la Gran Bretagna prende tempo, hanno capito di essere in una situazione di debolezza paurosa (per Londra): e difatti, che fa Bruxelles? Che fa Francoforte? Che cosa dice la Merkel? Parole comuni per i membri dell’EUrozona: UK FUORI SUBITO dall’UE. Non tra due anni, né tra due mesi. FUORI SUBITO!

Insomma: UK è voluta uscire? Viene messa all’angolo e costretta a chiedere aiuto! Lo sapete benissimo, è un paese che vive di terziario e di servizi finanziari, con un tessuto bancario non solidissimo che, con la Brexit, diventerebbe fragilissimo.

L’agenzia di rating Standard & Poor’s a tre giorni dall’esito del referendum che vuole il Regno Unito fuori dalla Ue ha deciso il declassamento dell’indice di rischio finanziario di Londra ad AA con outlook negativo a causa della incertezza determinata dalla Brexit“ (Source) 

Oggi S&P ha tagliato il rating alla Gran Bretagna, i CDS sono lievitati ma allo stesso tempo i Gilt inglesi sono volati: Che mai? Ci si aspettano le “mosse della disperazione” della BOE a sostegno del sistema. E state pur certi che se gli inglesi vanno in difficoltà, sarà fin troppo automatico sparare sui promotori Farage e Johnson. Ve la siete cercati, avete riempito di balle gli inglesi e ora ne rispondete voi…

CONCLUSIONE: tutte queste parole per farvi capire una cosa. Signori, amici lettori, vi siete resi conto oppure no PERCHE’ mi sto scaldando così tanto? Perché…ho sempre detto che il grande rischio a cui andavamo incontro era un qualcosa di sistemico che non sarebbe stato gestibile. E la Brexit poteva essere uno di questi.
Ecco fatto. Come mai? Perché la Brexit in realtà ha scatenato NON solo l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea.

Signori, questa può diventare una GUERRA MONDIALE. Non si spareranno bombe ma potrebbe essere anche più devastante. E visti i presupposti, non poteva essere altrimenti. UNA GRANDE GUERRA FINANZIARIA.
Ovvio, è un’ipotesi ed un parere personale. Però se ci pensate bene…

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Danilo DT

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