OH MIO DIO, COSA HO FATTO!

Le ferite per il voto che ha sancito la Brexit sono ancora vive, i mercati hanno subito solo per un giorno la violenza della correzione che va a “punire” la volontà disfattiva della popolazione inglese, la cui scelta va a ripercuotersi su tutti gli equilibri globali.
Per molti “populisti” il voto inglese è il “voto dell’orgoglio”. Già in altre sedi li ho definiti orgoglioni, e scusate il francesismo, perché come ho sempre detto questo è stato un VOTO DI PANCIA e non un voto di testa. Tanto che addirittura un personaggio come Vladimir Putin ha detto:
“Evidently, people are not happy with the resolution of security issues, which have sharply deteriorated on the back of strong flows of migrants,” he continued. He said the vote to leave was a result of “nothing other than arrogance and a superficial approach from the British leadership to issues that are vital to their country and to Europe as a whole.” (TIME)
Arroganti, non c’è dubbio
. Un paese, quello inglese, che in passato ha sempre trovato nella “simbiosi” con altre realtà il suo punto di forza. La storica amicizia con gli USA, il Commonwealth e poi l’Unione Europea.
Ma ecco che…l’orgoglione inglese si trova orgoglioso per l’esito del voto: “siamo liberi, siamo liberi!”. Ma dopo aver bevuto una pinta di birra in onore dello storico risultato, e passata la sbronza a seguito di una notte goduta in clima di piena libertà, ecco che si sveglia.
The day after.
Noi ci siamo posti in questo articolo quale doveva essere il “day after” per i mercati. Ma l’inglese non guarda solo alla finanza. Si rende conto che forse…mah… chissà… Gli sorge un dubbio… Avrò mica fatto una cazzata? Passano le ore, la tensione ed il dubbio aumenta. E quello scarto molto limitato fa aumentare il magone.
“se non avessi votato LEAVE e se come me avessero fatto anche i miei amici…”
Si, se ne rende conto… Ad un certo punto arriva il panico.
OH MIO DIO, MA CHE HO FATTO???

Si pente, in televisione molti intervistati ammettono l’errore. Un voto di pancia, un voto guidato dalla voglia di cambiare, ma senza ponderare bene il dopo, anche perché gli Euroscettici avevano pensato bene di dire agli inglesi che le valutazioni fatte dagli economisti erano esagerate e fallaci.
Ora forse si rendono conto che il futuro, invece, fa paura.
Ma che fare? La decisione è di per se irreversibile, la UE ha già detto che non sarà un divorzio semplice e anzi sarà bellicoso… Come cercare una soluzione alternativa per riparare all’errore? Impossibile tornare indietro… o forse no. Ecco cosa succede in UK…
Le firme sulla petizione per chiedere un nuovo referendum sulla Brexit hanno raggiunto quota 2 milioni e continuano ad aumentare di ora in ora. Lo si legge sul sito del governo britannico dove sono pubblicate tutte le petizioni.
Ad appena 24 ore dalla proclamazione ufficiale del risultato del referendum che ha sancito la Brexit, ovvero l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, il fronte del “Remain” si è già mobilitato per mettere in atto azioni che scongiurino uno scenario ancora difficile da accettare per molti cittadini britannici: è stata infatti avviata una raccolta di firme che cambi la legislazione dei referendum consultivi, per cui se un voto registra un’affluenza inferiore al 75 per cento, la tornata elettorale si deve ripetere, invalidando il risultato dell’elezione. Un passo discutibile che però esprime il disagio che in queste ore serpeggia nel paese, tra i molti che speravano fino all’ultimo in una vittoria degli europeisti.
Mossa della disperazione. Forse si, ma ora, per forza di cosa, il Parlamento inglese deve prenderne atto e decidere sul da farsi, anche perché teoricamente ci sarebbe tempo fino ad ottobre per “rivedere” il discutibile risultato del “Brexit”.
(…) Le petizioni rivolte al governo britannico, per poter essere discusse da Westminster, devono essere firmate da almeno 100 mila cittadini: in questo caso, si è andati ben al di là del minimo richiesto. Venerdì mattina il sito del governo è stato bloccato per il gran numero di contatti che cercavano di collegarsi alla pagina della petizione. Se quindi è sicuro che il Parlamento esaminerà la richiesta, non è chiaro se, nel caso in cui questa regola dovesse entrare nell’ordinamento del Regno Unito, possa avere valenza retrospettiva, e quindi vanificare il risultato del referendum di giovedì scorso. (MESS)
Ed eccolo qui l’anti referendum, che voi stessi potete visualizzare in diretta QUI, aggiornato puntualmente. Una petizione che ora va oltre i 2.200.000 sottoscrittori.

Inutile andare oltre, vedremo se la petizione avrà un seguito e se sopratutto si fonda su basi sostenibili. Ma credo sia veramente l’unica vera soluzione per mettere riparo ad uno dei più grandi errori che ha fatto la Gran Bretagna nella sua storia.
Ovvio, è pur sempre un parere personale, quest’ultimo…e forse anche abbastanza condiviso.
La distribuzione delle richieste di adesione della petizione

E’ chiaro che, nel caso in cui ci sia un referendum-bis, sarà interessante analizzare anche il comportamento di Bruxelles. Prima ti fanno le corna e poi fai buon viso a cattivo gioco? Comunque vada sarebbe un gran bel casino. Ma non andiamo troppo avanti coi discorsi. Lunedi si parte coi vertici tappabuchi E’ il turno di ITA-FRA-GER. Ma non sarà facile trovare soluzioni efficaci e soddisfacenti per tutti. Soprattutto per i mercati.
Riproduzione riservata
STAY TUNED!