CAMBIAMENTI in VISTA!
Elucubrazioni sparse: pensieri in una notte ricca di fulmini e saette.
In una sera di mezza estate, mi ritrovo a guardare, comodamente seduto sulla mia poltrona, l’infinito del cielo, per l’occasione addobbato a festa con fulmini e saette, insomma uno scenario tanto spettacolare quanto inquietante. Una vera bomba d’acqua che rende l’essere umano inerme. E guarda caso, mi passa nella testa subito un paragone coi mercati finanziari visto che nel nostro piccolo, di casini ne abbiamo già fatti, e anche parecchi.
Lasciamo perdere le grandi guerre del passato e proviamo a concentrarci su quello che è il futuro prossimo che ci spetta.
E state pur certi che questo futuro tutto, tranne che di facile lettura.
Senza dover per forza inventare qualcosa, proviamo a capire quale realtà stiamo vivendo. Ed è sotto gli occhi di tutti un quadro di mercato più unico che raro. E forse per questo quantomai pericoloso visto che non ci sono precedenti e, tra le altre cose, ci sono molti punti potenzialmente negativi che potrebbero anche esplodere in un fenomeno incontrollabile.
Cigno nero?
Ma lasciamola perdere sta povera bestia! Il cigno nero può essere tutto e può essere niente. La realtà è che oggi il sistema è molto più fragile di quanto si possa pensare.
Stiamo uscendo da un periodo di straordinaria stabilità, complice l’incredibile quantità di liquidità immessa nel mercato.
Però nella principale economia mondiale (USA) siamo ormai a fine ciclo e si sono giocate non solo le carte monetarie ma anche quelle fiscali. Trump tenta la strategia del “dumping” ma si è capito che se veramente vorrà andare avanti per questa strada, sarà peggio per tutti.
E in Europa? Beh, tanto per cominciare non è che la BCE sia stata inferiore alla FED, con la differenza che gli effetti benefici sono stati meno netti (anche l’obiettivo di Draghi è stato innanzitutto quello di “salvare” mentre la FED era quello di fare “crescere” l’economia.
Ma molti equilibri si stanno rompendo. Fateci caso, non solo in Italia notiamo l’emergere di una reazione populista radicale contro il capitale, l’establishment e il libero scambio. Insomma un’incazzatura popolare contro tutti, con conflitti geopolitici e, anche in questo caso, ciclo della banca centrale BCE in fase di esaurimento.
Ma a questo occorre anche aggiungere gli effetti di un neo protezionismo che porterebbe rapidamente l’Europa in recessione, complice anche un tasso di crescita economico sempre asfittico ed insoddisfacente (come anche il tasso di inflazione).
In questo contesto complicato c’è poi l’Italia, il problema nel problema, dove la politica è antieuropeista e c’è la volontà di profondi cambiamenti. Senza aver ben presente, però, dove si potrebbe andare a finire. Classico del populismo legato al malcontento popolare.
Dite che il clima in Italia non è così euroscettico come sarebbe potuto essere? Vero, ma è altrettanto vero che il mercato continua a non fidarsi.
Ulteriore nota dolente, se fino a “ieri” Draghi poteva intervenire con gli acquisti, ormai la BCE ha terminato la sua “Mission impossible” e progressivamente tirerà i remi in barca.
E quindi, in un contesto così delicato, occorrerebbe innanzitutto una cosa una vera Unione EUROPEA forte e stabile.
Oggi non abbiamo ne l’una ne l’altra.
Il tutto poi in un contesto dove la BCE sembra perdere potere.
Infatti con il suo QE ha dimostrato di essere l’unico vero organismo comunitario presente ed efficace, una sorta di collante che teneva in piedi un sistema che oggi, quindi, senza gli acquisti, si trova orfano di questo unico tassello.
E se quindi torna la crisi e la BCE darà una presenza relativa, come farà a reggere l’UE?
Me lo sto chiedendo da settimane.
Un discorso, questo, che forse condividete o forse no, e che alla fine ci porta a farci una domanda. Banale ma fondamentale.
E QUINDI?
E quindi, cari lettori, non è semplice ma non è impossibile. Perché la chiave di lettura sta tutta nel saper, appunto, leggere in modo corretto il momento di mercato ed adeguarsi, accettando la nuova realtà che potrebbe essere molto diversa da quanto ci aspettiamo.
Operatività?
Vabbè, vi regalo magari qualche spunto personale che poi approfondiremo in futuro, strada facendo, magari nelle puntate di TRENDS.
Occhio quindi ai governativi ma non aspettiamoci crolli dei corsi obbligazionari importanti sulle emissioni più solide.
Prudenza sull’equity e un occhio di riguardo sugli emergenti. Come dicevano i vecchi, dopo un tempo, ne viene un altro.
Via dagli High Yield e occhio a trimestrali e alle mosse diplomatiche di Trump, potrebbero influire non poco sul futuro, specialmente a livello di sentiment.
Vi ricordate cosa vado dicendo da ormai cinque anni? Scenario potenzialmente da debt deflation.
Alla fine, non siamo poi così lontani da quelle logiche.
STAY TUNED!
