ECONOMIA ITALIA: il nostro inevitabile destino

6 Maggio 2019 11:05

Quasi mi annoio quando mi metto a scrivere dello stato di salute dell’economia italiana. Ormai ho detto di tutto e di più sul nostro Bel Paese, una serie di problemi strutturali che ormai ci portiamo dietro da anni e che non riusciamo a risolvere, malgrado a Governo che cambia spesso e volentieri “colore” ma…la sostanza non cambia.
Anche perché sembra veramente troppo tardi. Negli anni 70, 80 e 90, ne abbiamo fatte di cotte e di crude, abbiamo distrutto il tessuto economico di un paese che poteva essere e restare nel “Gotha” dell’economia che conta.

Poi forse ce ne siamo resi conto (con qualcuno esterno che ci ha dato la sveglia) e abbiamo cercato di “rientrare” nei ranghi. Ma la voragine aperta era troppo ampia, si è cercato di arginare, ma senza grande fortuna. Sicuramente il populismo boccia (ovvio) qualsiasi mossa restrittiva, i diritti acquisiti regnano e cambiare lo status quo è quantomai difficile, ma è ormai necessario.
Dice un noto giornalista che spesso leggo “Andrà molto peggio, prima di andare meglio”. Sacrosanta verità. Lacrime e sangue? Impossibile dirlo a priori, ma di certo è chiaro che la caduta continua, la messa in sicurezza del paese è un’altra cosa e più andiamo avanti e peggio si mettono le cose.

Ovviamente quello che ci può aiutare è una stabilità politica che generi anche maggiore fiducia dall’estero, ma allo stesso tempo dobbiamo anche prendere atto che noi, ITALIA, dobbiamo volare bassissimo. Le aspettative della nostra economia sono e resteranno sempre di bassissimo livello. L’alto debito pubblico non ci permetterà espansioni che qualcuno, ridicolmente, ipotizzava ben oltre l’1%.
Figuriamoci, se facciamo CRESCITA ZERO sarà già un (tristissimo) successo. E soprattutto i sacrifici a cui saremo chiamati, saranno imparagonabili (in peggio) con quanto visto fino ad adesso.

«Nel quadro programmatico per i prossimi anni sia il disavanzo sia il debito si ridurrebbero, anche grazie al gettito atteso dalle cosiddette clausole di salvaguardia». Banca d’Italia fa riferimento nel Bollettino economico si riferisci al Def e alle clausole che prevedono l’aumento dell’Iva e delle accise. Palazzo Koch osserva che nel Def approvato dal governo il 9 aprile scorso, per il 2019 la stima dell’indebitamento netto è stata rivista dal 2,0 al 2,4% del Pil, per effetto principalmente di una minore crescita attesa del prodotto; il rapporto tra il debito e il Pil aumenterebbe al 132,6%, nonostante siano previsti proventi da privatizzazioni pari all’1,0% del prodotto. Per gli anni successivi il governo ha indicato obiettivi per l’indebitamento netto pari al 2,1% nel 2020, all’1,8 nel 2021 e all’1,5 nel 2022. Nel quadro programmatico il peso del debito si ridurrebbe di oltre un punto percentuale in ciascun anno del triennio 2020-22, collocandosi al 128,9% alla fine del periodo previsivo; la riduzione rispecchierebbe avanzi primari crescenti (dall’1,5% nel 2020 al 2,3 nel 2022) e una dinamica del prodotto nominale pari a circa il 2,5% in media nel triennio. Il quadro programmatico delineato nel Def prevede l’attivazione delle cosiddette clausole di salvaguardia, il cui gettito ammonta all’1,3% del Pil nel 2020 e all’1,5 dal 2021. (Source) 

Anche Bankitalia cerca di tenere alto il morale, ma i numeri reali, quelli concreti, sono impietosi. Perché la nostra economia è in stagnazione da tempo immemore, se non in recessione in diversi momenti degli ultimi anni.
Guardate il PIL pro capite, il confronto con gli altri paesi è impietoso.

Il nostro paese è l’unico che è ancora sotto i numeri del 2000. Gli altri invece hanno recuperato e superato tale soglia. E se poi ci confrontiamo con le teste di serie, ovvero gli USA, il confronto è ancora più pesante.

E se poi andiamo a prendere il motore del nostro “successo” ovvero l’export, si nota benissimo che proprio questo motore sembra essersi inceppato, anche a causa del crollo degli investimenti e della produzione industriale in generale, a scapito del terziario che però non può competere con gli altri paesi.

Certo, sto omettendo argomenti fondamentali come la demografia e, ovvio l’alto debito pubblico, oltre che il problema dell’economia sommersa, la corruzione ecc ecc.

Una cosa ve la voglio ancora riportare. Grafico Debito pubblico e spesa per interessi.

Debito pubblico e spesa per interessi a confronto

E se pensate che la vendita degli asset pubblici possa salvarci, eccovi serviti.

Come si suol dire.. NO WAY OUT e per convincerci ulteriormente guardate questo.

Debito pubblico e deficit pubblico vs PIL

Questi grafici, estremamente concreti, li trovare in QUESTO REPORT che vi consiglio di leggere. Potrei continuare a scrivere moltissimo ma preferisco fermarmi qui e chiedere a VOI, qual è la vostra ricetta per la …come definirla? Rinascita? Ripartenza?
Solo una cosa voglio ripetere: “Andrà molto peggio, prima di andare meglio”. Questo sembra essere il nostri inevitabile destino. E gli ultimi moniti dell’UE sembrano indicarci la strada, e sappiatelo, non sarà una passeggiata.

(…) In attesa di conferme, la cosa certa è che il quadro di riferimento per le decisioni che Bruxelles prenderà prossimamente tiene conto innanzitutto dei conti appena certificati dall’autorità statistica: il 2018 si è chiuso con un mancato aggiustamento strutturale pari a 0,3% del pil (5,3 miliardi) e un peggioramento del debito/Pil dal 131,4% al 132,2%. Che salirà, al 132,6% quest’anno. Questi sono gli obiettivi del governo: può darsi che le stime Ue siano peggiori. Ciò significa che, a prima vista, i conti italiani non tornano per cui in vista del 5 giugno, giorno in cui sono attese le valutazioni Ue, si riaccenderanno i fari sul caso Italia. Fari che resteranno accesi a lungo perché con ogni probabilità la vera battaglia sui conti italiani avverrà in autunno, quando il governo presenterà le scelte di bilancio per il 2020. (…) È anche vero però che la tensione sul caso Italia non è scemata in questi mesi: il governo Conte continua a non avere alleati in tema di conti pubblici. L’intero Eurogruppo ha fatto quadrato a sostegno della Commissione e non c’è governo che attualmente abbia una posizione indulgente verso l’Italia. Se da una parte la revisione del deficit dipende dalla minore crescita, ragione che si configura come un classico fattore rilevante di cui tenere conto nella valutazione del rispetto delle regole Ue, resta il fatto che il rapporto debito/Pil è peggiorato l’anno scorso con una crescita allo 0,9% e continuerà a peggiorare non solo perché l’economia è stagnante, ma anche per il fondato rischio che il deficit peggiori se il governo manterrà le promesse di riforma fiscale e che le entrate da privatizzazioni pari all’1% del pil (circa 17,8 miliardi) restino nel libro dei sogni. (…) [Source]

Non me le sono inventate io queste cose, e pensare che siano solo minacce pretestuose è fortemente limitativo. E il tempo ci dirà… In bocca al lupo a tutti.

STAY TUNED!

Fonte dei dati @italiadati

Danilo DT

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