WALL STREET: COT REPORT registra il peggioramento del momento
Non poteva essere altrimenti. Il CFTC registra un peggioramentno ma non si tratta ancora del quadro tipico di una “pre recessione” Quantomeno nel breve termine. (Guest Post)
Cari amici, nella settimana appena trascorsa, l’escalation della guerra commerciale fra Usa e Cina ha condizionato ulteriormente l’andamento dei mercati finanziari internazionali. Questa volta è stata la Cina ad annunciare, in risposta a quelli imposti dagli Usa, l’applicazione di tutta una serie di dazi su molti prodotti importati dagli Usa. Un confronto, quello tra Usa e Cina, che sembra dunque non trovare una via d’uscita e che, anzi, s’aggrava e s’estende sempre di più. I mercati ne sono chiaramente preoccupati, temono infatti che questa sorta di guerra d’altri tempi, possa indurre una nuova recessione dell’economia mondiale.
Lo testimonia il completo appiattimento della yield curve Usa, che minaccia, dopo oltre 10 anni, d’invertirsi. Sarebbe davvero una beffa per Trump, Lui, che ha imposto per primo i dazi, si ritroverebbe, nell’anno delle elezioni peraltro, con la recessione in casa. Un boomerang che cerca d’evitare chiedendo, in maniera davvero scomposta, alla FED, di abbassare pesantemente i tassi. Questa settimana ha chiesto a Powell di abbassare addirittura di 100 punti base i tassi d’interesse Usa, oppure di “ andare a casa “. Un modo di fare davvero inusitato e rozzo, che non ha precedenti nella storia di questo secondo dopoguerra. Rozzo modo di fare che sembra, invece, tramontare in Italia, costretta per oltre un anno a subire anch’essa un’insulsa demagogia sovranista. Tutta gente che non si è accorta, e che non accetta, che gli equilibri economici mondiali sono, in questi anni, sostanzialmente ed irreversibilmente cambiati. L’unica risposta che hanno sono i ponti levatoi, d’antica memoria, contro le merci e contro le persone provenienti dall’estero. Risposta che dimostra una grande paura e che non risolverà di certo i nostri problemi, che sono di ben altra natura. Abbiamo infatti enormi problemi di produttività e competitività, per la cui risoluzione servono menti ben più raffinate di quelle che vediamo oggi sul proscenio dell’occidente.
Ciò detto, passo ad esaminare come si presenta, oggi, la situazione dello scenario intermarket. Nell’ultima ottava, il dollar index mostra segni di pericoloso indebolimento, cede infatti lo 0,51 %, e retrocede a quota 97,64. Speriamo che ciò non sia la prima avvisaglia di una sempre più probabile recessione dell’economia Usa. Le commodities cedono anch’esse l’1,43 % in termini reali, avvalorando l’ipotesi di una progressiva contrazione dell’economia internazionale. Ipotesi, quest’ultima, confermata ancor più dai segnali provenienti dal mercato obbligazionario. I rendimenti dei bond decennali americani cedono infatti altri 3 bps e retrocedono a quota 1,53 %. I rendimenti dei bond a 2 anni, invece, risalgono di 4 bps e raggiungono anch’essi quota 1,53 %. Dopo oltre 10 anni, pertanto, la yield curve Usa, si appiattisce definitivamente e minaccia, ora, seriamente d’invertirsi, annunciando, come in passato, l’arrivo di una recessione. Ipotesi recessiva, temuta anche dal mercato azionario, che sinora però ha retto. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, nelle ultime 6 settimane, ha infatti ceduto solo il 5,5 %, ed è retrocesso a quota 2.847,11 punti. Solo una fisiologica correzione al momento.
Tanto premesso, passo ad esaminare gli ultimi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:
Commercial Traders : – 33.005
Large Traders : + 33.468
Small Traders : – 463
Regge pertanto ancora, seppur con molta fatica, la favorevole configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. Rispetto alla scorsa ottava, le variazioni, nelle posizioni dei diversi operatori, sono pari ad 8.604 contratti.
In particolare, i Commercial Traders, le vere MANI FORTI di questo mercato, percepiscono il progressivo deteriorarsi della situazione, e non intervengono, anzi cedono l’intero lotto degli 8.604 contratti long, ed incrementano la loro abituale posizione di copertura, Net Short. I Large Traders, invece, appaiono ancora fiduciosi, acquistano infatti altri 7.006 contratti long, e consolidano la loro solitaria posizione Net long. Gli Small Traders, operatori notoriamente “contrarian”, acquistano anch’essi 1.598 contratti long ed annullano quasi la loro rassicurante posizione Net Short. I movimenti di quest’ultima ottava confermano le incertezze e difficoltà del momento. Difficoltà ancora non conclamate, ma sempre più evidenti. Gli operatori, però, non appaiono ancora particolarmente pessimisti, e restano ancora in fiduciosa attesa di eventi che dissipino le nubi che sembrano addensarsi all’orizzonte. D’altra parte le difficoltà attuali hanno un’origine prettamente politica e non finanziaria. Basterebbe dunque poco per dissiparle.
Eppoi è davvero credibile che Trump voglia affrontare le prossime elezioni presidenziali con l’economia Usa in recessione ? Io non lo credo affatto, e per tale motivo mi aspetto un’ennesima Sua piroetta, nei rapporti commerciali con la Cina. E la FED resterà ferma dinnanzi ad un’ipotesi di recessione ormai sempre più probabile ? Interrogativi che mi inducono ad aver ancora fiducia e ad attendere l’evolversi degli eventi. Mantengo pertanto un atteggiamento cauto, e per il momento non muto la la mia moderata view rialzista.
View moderatamente rialzista, che cercherò di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo studio del Cot Report, nonchè sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei due professori Usa, Jegadeesh e Titman, ed illustrato nel mio sito https://longtermmomentum.wordpress.com/. In questo difficile e controverso 2019, il mio portafoglio, denominato “ AZIONI ITALIA – LTM “, registra una perdita del 6,2 %, causata dalla nostra errata posizione short d’inizio d’anno, nonché da una certa latitanza del fattore momentum sulla borsa italiana. Nello stesso periodo il nostro benchmark di riferimento, il Ftse All Share, ha conseguito un guadagno del 10,91 %.
Conseguita pertanto una sotto-performance del 17,11 %. Un incidente di percorso, per un portafoglio che negli ultimi 6 anni ha conseguito una sovra-performance media annua del 16,2 %. Incidente che non fa, però, venir meno la fiducia nel mio trading system. Anzi, proprio sulla base della pregressa esperienza storica, confido, nei prossimi mesi, di poter recuperare almeno una parte dell’attuale inaccettabile sotto-performance. A tal fine, in coerenza con quanto sopra espresso, questa settimana modifico leggermente l’assetto del mio portafoglio, riduco cioè dal 60 al 55 % le mie posizioni long, ed innalzo nel contempo dal 40 al 45 % le mie posizioni short, ossia assumo una moderata posizione Net Long, quasi neutra, pari al solo 10 % del mio portafoglio. Chi desiderasse approfondire e ricevere maggiori informazioni sul mio trading system e sulla composizione del portafoglio “ AZIONI ITALIA – LTM “ può, se vuole, consultare direttamente il mio sito.
Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI gli amici di intermarketandmore buon trading.
LUKAS

