DEBT EQUITY SWAP: come salvare l’Italia dal possibile default
Qualche buona notizia ogni tanto arriva anche sul fronte Coronavirus, anche se sono notizie assolutamente logiche ed attese. La curva epidemica del Covid-19 finalmente vira verso il basso. E ci mancherebbe anche che non fosse così, dopo il lockdown che da settimane ci costringe tutti (o quasi) agli arresti domiciliari.
Oggi i nuovi contagi sono 2.256, ben 791 in meno di ieri. Dato più basso da oltre un mese, con un trend di crescita che scende all’1,3%.
Ma questa è solo una parziale vittoria. La salute prima di tutto, ovvio, ma come sempre voglio cercare di guardare le cose dal punto di vista economico finanziario. E sotto questo aspetto c’è ancora molto da dire, molto da fare, molto da programmare. E tutto deve essere fatto per proteggere il nostro sistema produttivo affinché possa ripartire non appena si potrà tornare a una parvenza di normalità. L’Italia forse più di tutti rischia che il lockdown costringa molte aziende a chiudere i battenti in modo definitivo. Il danno in termini di prodotto, di occupazione, ma anche a livello sociale sarebbe incalcolabile. E io sono convinto che ancora non ci si renda conto di cosa sta realmente capitando. Noi saremo anche un popolo resiliente, noi saremo anche fantasiosi e come i gatti abbiamo 7 ( o 9 vite come nei paesi anglosassoni) vite finanziarie. Ma i numeri sono numeri. I debiti sono debiti. E nessuno regala nulla, in primis l’Unione Europea, le banche e tantomeno lo Stato. Alla faccia di chi sperava o credeva che ci fossero interventi a “fondo perduto”.
Inoltre non dimentichiamo che l’Italia è famosa per avere un tessuto produttivo incentrato soprattutto su piccole – medie imprese. E questo rappresenta un ulteriore problema. Ecco perché bisogna fare subito e presto. E non sono i 25.000 € che salveranno il sistema. Aiutano, certo, ma sono sempre debito. Ci vuole di più.
Sussidi, bonus fiscali, oppure (in modo più aggressivo) un impegno più importante a livello pubblico, che non vuole essere una provocazione ma una proposta che non è da scartare secondo me (non si inventa nulla, basta guardarsi indietro).
Stato-Impresa: bisogna tornare a pensarci
Le previsioni (che sembrano più o meno attendibili) parlano di un deficit verso l’8-10%, gonfiato da un crollo del Pil intorno all’8%, e un debito fra il 155 e il 160.
Tutto questo fa paura ma non è pienamente percepito dalla gente. Perché sia ben chiaro, ora è dura, in un modo o nell’altro Stato e UE ci daranno una mano. Ma poi “si tirerà una riga” e verranno a chiederci conto. Senza poi dimenticare questo altro aspetto. La ricaduta.
Il grafico che vi presento lo ritengo molto congruo e realistico.
Nel momento in cui ci sarà una ripartenza, sarà normale rivedere lievitare il numero dei contagi e non si può poi assolutamente escludere una “ricaduta” con la nuova stagione autunnale. E questo fino a quando NON ci saranno delle cure appropriate (leggasi in primis il VACCINO). Immaginate gli effetti anche con la riapertura anche delle scuole a settembre. Il grafico si riferisca agli USA ma credo sia ampiamente condivisibile da qualunque paese.
Chart by Morgan Stanley
Tornando all’Italia, facendo la somma di quanto esposto sopra, se non si interviene in modo massivo e serio, si rischia di finire in un circolo vizioso depressivo da cui non se ne uscirà più, se non in modo traumatico.
Leggete cosa ipotizza Banca d’Italia.
(…) Il documento della Banca d’Italia citato nei servizi del 19 aprile ha il pregio di indicare tre soluzioni, tutte condivisibili, da realizzare al più presto. La prima riguarda i trasferimenti diretti alle imprese, che non devono essere considerati meno urgenti di quelli alle famiglie, anzi sono il complemento necessario per garantire la sopravvivenza dei posti di lavoro, quindi del reddito. Le proposte al riguardo si vanno moltiplicando: sulla rivista online Voxeu, ad esempio, alcuni economisti propongono un sussidio sotto forma di contributo da erogare direttamente alle piccole e medie imprese in proporzione al reddito dichiarato lo scorso anno (un’imposta negativa, insomma).
Gli altri due punti della proposta mirano a risolvere nel medio termine i problemi finanziari tipici delle imprese, da un lato costituendo società-veicolo con capitale pubblico per la ristrutturazione dei debiti delle imprese medio-grandi e dall’altro incentivando fiscalmente la ricapitalizzazione delle aziende di ogni dimensione. Dobbiamo riconoscere che i decenni di grande euforia prima della crisi hanno creato un eccesso di debito (ai danni del capitale di rischio) che oggi risulta sostenibile solo grazie a un livello di tassi di interesse anormalmente basso che peraltro crea effetti collaterali assai gravi (per informazioni chiedere ai risparmiatori che non trovano più un tasso che sia allo stesso tempo risk free e maggiore di zero). (…) [Source]
Senza poi dimenticare che questo sistema di protezione avrebbe ripercussioni positive anche sul settore bancario che deve essere in questa fase il polmone che fa da tramite tra lo Stato e l’impresa.
Ma è verosimile l’ipotesi secondo la quale lo Stato torna a fare impresa? Si, why not?
Come proposto dall’Assonime, (che è l’associazione fra tre società per azioni che si occupa soprattutto di imposizione diretta e indiretta, diritto societario, mercato dei capitali e società quotate, attività di impresa e concorrenza), si dovrebbe procedere all’istituzione di un Fondo dedicato per assicurare alle imprese non finanziare con buoni fondamentali, ma fragili situazioni patrimoniali, nuove iniezioni di capitale, con la possibilità in determinate condizioni di convertire il debito in azioni.
Trattasi di operazioni definite di debt-equity swap. Sempre secondo Assonime, questo fondo di sostegno dovrebbe essere ovviamente a capitale pubblico (CDP?) con la possibilità di ingresso anche di banche, istituzionali di vario genere e private equity. In questo modo anche gli ITALIANI potranno sostenere attivamente la ripresa. E lo faranno quelli che hanno anche le risorse (leggasi risparmi) per poterlo fare.
Pensate che sia una follia? Forse proprio no. Vogliamo mettere in moto il risparmio degl iitaliani? Allora facciamo in modo di trasformare i “private placement” in un prodotto che sia di investimento, quello si, ma anche interessante dal punto di vista fiscale per l’investitore, invogliandolo ad investire.
Inoltre lo stato imprenditore deve essere un’opzione, ma non per questa vist ain chiave negativa. In questo modo il debito si trasformerebbe in credito nel secondo caso, evitando il collasso del sistema, e e poi ci sarebbe un sostegno anche privato (cosa che oggi non è ipotizzabile).
Ovvio, sono solo idee e pensieri sparsi ma se ci ragioniamo un attimo, forse stiamo parlando di una soluzione sostenibile e soprattutto realistica. Perché oggi più che mai dobbiamo essere concreti cercando di evitare in tutti i modi quello che prima o poi ci porterà al default.
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