NON E’ LA BOLLA DOT.COM 2.0, MA LA FED DEVE TAGLIARE!
Per carità, i mercati sono in trend e l’azionario continua a macinare record. E per chi non lo sapesse, proprio in questi giorni scatta l’anniversario di quella bolla che ha accompagnato chi è un po’ più datato come il sottoscritto. La bolla della cosiddetta DotCom, quella di SeatPG, Finmatica e Tiscali tanto per intenderci.
Non facciamo inutili parallelismi, era un mondo diverso, tempi diversi, mercati diversi e anche condizioni differenti. Quella si, era una vera bolla speculativa perchè le società che vi ho citato ne sono l’esempio. Aziende tecnologiche con business plan irrealistici, basati su trend spesso fragili; società indebitate e che non generavano utili. O addirittura titoli che volavano in borsa solo per un nome che poteva portare in inganno. Ricordate la Poligrafica San Faustino oppure Basic.Net?
Le aziende tech oggi poggiano su solidi trend secolari, ricche di cash, business plan solidi ed elevati tassi di crescita degli utili. Numeri sicuramente molto più realistici di quelli visti nel 2000. Inoltre è facile pensare ai consumatori statunitensi come a una forza forte e resiliente: dopo tutto, hanno continuato a spendere e a trainare l’economia anche se l’inflazione e i rialzi dei tassi di interesse hanno reso quasi tutto più costoso.
Però certe cose vanno oltre a quanto sta avvenendo nel mondo della finanza bancaria. Le insolvenze delle carte di credito potrebbero essere il nuovo preoccupante colpo di scena. Per carità, restiamo ad un modesto 3%.
Ma guardate la brusca svolta verso l’alto. E ancora più preoccupante, ed è un rischio a cui non molti stanno prestando attenzione, è che le insolvenze presso le banche più piccole (blu) si sono catapultate a quasi l’8%, raggiungendo livelli mai visti prima. E di questo già ho parlato in passato ma la situazione non ha fatto che peggiorare.
Attenzione, nessuna catastrofe è in corso ma quanto sta accadendo è la naturale conseguenza del rimbalzo violento dei tassi di interesse che abbiamo visto negli ultimi anni. E di certo sono i più deboli che salteranno, ovvero quelli che si affidano alla plastica non avendo più soldi. E queste persone oggi si ritrovano con i tassi di interesse delle carte di credito (rosa, lato destro) chesono balzati a nuove vette drammatiche, salendo a quasi il 22%.
In parole povere, i consumatori americani – che alimentano oltre il 70% dell’economia statunitense – sembrano essere più fragili di quanto appaiano mentre l’economia raggiunge un momento topico. Immaginate infatti che cosa potrebbe comportare un aumento della disoccupazione oppure un inflazione che torna a salire oltre le attese.
Speriamo che la FED possa tagliare in fretta i tassi, calmierando questo rischio.
STAY TUNED!
–

