BANCHE in UE: due pesi, due misure? Si, ma adesso arriva EDIS.
E la realtà arrivò a svegliare dai sogni il risparmiatore italiano. Il salvataggio selettivo (perché è giusto chiamarlo così, siamo onesto) delle quattro realtà regionali CariChieti, Popolare Etruria, Banca Marche e CariFerrara hanno scatenato negli ultimi giorni una serie di sentimenti, che vanno dall’ira alla rabbia più accesa.
Infatti, come vi ho spiegato, gli azionisti ed i possessori di obbligazioni subordinate ne hanno pagato le conseguenze perdendo tutto. Sono stati tutelati invece tutti gli altri livelli.
Ora il risparmiatore tocca finalmente con mano che i moniti che abbiamo lanciato tanto tempo fa e che abbiamo più volte ribadito non erano infondati.
E credetemi…è andata persino bene!
Non odiatemi , ma questa è la realtà dei fatti! Certo, i citati azionisti ed obbligazionisti subordinati si sono visti polverizzare i loro risparmi, ma almeno gli altri clienti delle banche in oggetto non hanno perso denaro. Se non si interveniva con urgenza, il primo gennaio 2016 avrebbe portato a queste banche il celeberrimo “bail in” con conseguenze BEN più gravi per tutti. Chi possedeva azioni e obbligazioni subordinate avrebbe comunque perso tutto, ma a rimetterci sarebbero stati anche i clienti ordinari, i correntisti, gli obbligazionisti, i quali verranno tutelati in maniera limitata dai famosi € 100.000 del Fondo Interbancario.
La domanda quindi che bisogna porsi è: c’era una soluzione migliore? La risposta è purtroppo no, MA adesso. Prima sicuramente SI. Il salvataggio “Italian Style”, ovvero quello in cui praticamente si riusciva a tutelare un po’ tutti con un intervento pubblico, non è più permesso dalla normativa europea. Il problema era cercare di tutelare il maggior numero di persone: questa soluzione, seppur dolorosa, è stata necessaria.
Patuelli la prende male…
(…) «una legnata per le banche italiane, siamo imbestialiti» con la Commissione europea. E ancora: «I tedeschi possono salvare i propri istituti con i soldi pubblici e l’Italia no, non è possibile». Usa questi toni il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, per contestare il recente provvedimento adottato dal Governo e dalla Banca d’Italia, sotto la regia di Bruxelles, per rimettere in carreggiata i quattro gruppi a un passo dal fallimento. (…) (Source)
Vero, i tedeschi, per il salvataggio delle loro Sparkasse e Landesbanken, ne hanno fatte di cotte e di crude, e soprattutto le stesse banche italiane sono dovute intervenire per salvare il sistema bancario europeo, senza poi dimenticare che sempre in Germania la HSH Nordbank è stata CHIARAMENTE salvata con denaro pubblico. E poi la WestLB (Westdeutsche Landesbank), la banca è stata chiuso SOLO dopo la creazione di una bad bank, con delle irregolarità gestionali pazzesche: 1,2 miliardi di perdite dopo la restituzione alle autorità di 1,4 miliardi di aiuti ritenuti illeciti dalla Ue nel 2004, poi 3,4 miliardi di altri aiuti illeciti denunciati e bocciati da Bruxelles nel 2010, alla fine (2013) perdite totali per 18 miliardi di euro. Quindi è chiaro: due pesi e due misure.
E allora con chi dobbiamo essere arrabbiati? Innazitutto con chi ha amministrato queste banche: la politica e la malagestione fatta di favori ha distrutto il sistema bancario italiano, comprese queste quattro banche. Non dimentichiamo infatti MPS…Personalmente spero in una bella bella azione di responsabilità nei confronti degli amministratori.
E sempre la politica ha poi fatto l’errore gravissimo che è in perfetto “Italian Style”: si è preferito PRENDERE TEMPO, nella speranza che qualche miracolo cadesse dall’altro e qualche soluzione venisse presa.
Banda di celebrolesi incapaci… Pensavate forse che l’UE venisse a fare degli sconti a noi italiani? Credevate che per la nostra bella faccia, Bruxelles concedesse in extremis la possibilità di intervento governativo, quindi intervenendo con un aiuto pubblico? Così facendo si è rimandato per mesi il problema, anzi per anni, evitando la ricerca di soluzioni più credibili, senza poi cercare e trovare una mediazione con l’Europa. E quindi si è arrivati a fine 2015, in perfetta “zona Cesarini” e si è dovuta cercare una soluzione, la migliore, per salvare il salvabile. Ecco quindi perché vi dico che di meglio non si poteva fare. Ma il discorso vale perché siamo agli sgoccioli: prima si sarebbe potuto fare MOLTO di più!
Ma ormai il latte è versato ed i danni sono fatti. Ora, quello che resta, è il comprensibile sentimento di chi ha perso tutto…
Qui Cariferrara
Non si allenta la pressione degli azionisti e obbligazionisti “azzerati” sulle filiali della Cassa di Risparmio di Ferrara. Il bollettino della giornata di ieri, la seconda dopo la piena presa di coscienza della sparizione di 66 milioni di euro (51 di obbligazioni, 11 di azioni) che servono a finanziare la salvezza della banca, è preoccupante, soprattutto nella zona dell’Argentano e di Masi Torello: si va dagli insulti per strada ai dipendenti alle minacce nelle filiali, fino al caso di un’auto rigata. (Source)
Qui BancaMarche
La rassegnazione degli urbinati dopo l’approvazione del decreto “Salva banche”: perdono i risparmi di una vita ma preferiscono non parlarne. Dieci del mattino: per strada ci sono appena tre gradi e la filiale di Urbino di Banca delle Marche è più affollata del solito. Entrano ed escono dalla porta automatica – senza nessun vigilantes a sorvegliare – in tanti, il volto visibilmente irritato e tutti vanno di fretta. Quando cerco di fermare qualcuno, la risposta è quasi sempre la stessa: non ho tempo da perdere. È appena uscita dalla sede di via Vittorio Veneto una signora distinta, indossa un tailleur scuro e gli occhiali da sole le coprono il viso, faccio appena in tempo a bloccarla e appena mi qualifico come giornalista, mi dice “sono molto arrabbiata, non mi faccia perdere altro tempo”. (Source)
Qui Popolare Etruria
“Chi glielo dice a mio padre che ha perso tutto?: inizia così una lettera – arrivata a Federconsumatori Toscana – del figlio di un anziano titolare di obbligazioni subordinate della Banca Etruria, su cui è calata la scure del Decreto di sabato approvato in Consiglio dei Ministri . (Source)
Qui CariChieti
Si tratterà pure di una somma non particolarmente ingente, se paragonata al capitale totale di Carichieti, ma per il singolo risparmiatore che aveva sottoscritto le obbligazioni, magari non conoscendo neanche fino in fondo i rischi ai quali andava incontro, può essere un tracollo finanziario. C’è chi ha visto andare in fumo i risparmi di una vita. Così come la Fondazione Carichieti, principale azionista della vecchia banca, che si è vista tramutare le azioni in carta straccia. (Source)
Storie italiane di malagestione
che hanno secondo me un comun denominatore: la maggior parte dei risparmiatori che hanno perso tutto, non hanno ponderato bene il rischio a cui potevano andare incontro e, sopratutto, forse non erano stati correttamente informati.
Quel rendimento leggermente superiore faceva gola e, di certo, l’operatore non poteva dire che la banca rischiava di fallire, anche perché i dipendenti stessi mai avrebbero potuto immaginare tale fine. Ma il prospetto informativo parlava chiaro. Ma ormai la frittata è fatta. Serva come monito per TUTTI gli altri risparmiatori che, a questo punto, devono fare tesoro di quanto accaduto.
Consiglio quindi a tutti di RILEGGERE questi post e anche la comunicazione ufficiale di BANKITALIA sul BAIL IN . Credetemi, essere consapevoli è fondamentale, visto che ci sono altre banche che traballano….
Ma non solo il sistema bancario italiano traballa…
Se pensavate però che solo le banche italiane siano le uniche ad essere in difficoltà, beh, vi sbagliate di grosso. Guardate questa semplice infografica che cromaticamente dà la percezione del problema sui NPL alias “Non Performing Loans” (sofferenze) in Eurozona.
Possiamo dire che la situazione bancaria in Eurozona si è DETERIORATA nel suo complesso? Sicuramente SI. Possiamo altresi dire che, con la legge sul BAIL-IN e la normativa BRRD che ne ha costituito le basi, si sono “chiusi i recinti dopo che i buoi sono scappati”? Anche in questo caso, non lo possiamo negare. L’intervento comunitario e la normativa sull’Unione Bancaria è tardiva. Qualcosa è migliorato in Europa dell’Est, ma negli altri paesi direi proprio di no. Guardate questa altra slide
Quella che allafine conta, in ambito di Eurozona, è la righetta rossa, con il chiaro “raddoppio ” dal 2008 delle posizioni in difficoltà. Ma…la crisi non era ormai alle spalle? ECCERTO! E come no? Noi (Italia) siamo medaglia di bronzo, dopo Cipro e Grecia, che restano imbattibili. Ma dopo…ci siamo noi.
Unione dei debiti? Si, delle banche, forse.
Visto che la questione non è quindi isolata, ecco la novità. C’è una proposta che risponde alla sigla EDIS, (EDIS = European Deposit Insurance Scheme) che mira a “socializzare” il debito delle banche. In altri termini, arrivare a socializzare il debito degli stati è una “mission impossible”. Inoltre la storia insegna che, con un attento monitoraggio, il debito pubblico è gestibile. Ma…le banche? Queste sono la chiave del sistema su cui si poggia tutto. E se saltano le banche, gli stati faranno altrettanto. Quindi è necessario innanzitutto mettere al sicuro il sistema bancario. Ecco perchè nasce il progetto EDIS, una sorta di meccanismo unico di garanzia dei depositi , un passaggio ulteriore che porta verso una ancora più forte Unione Bancaria. Secondo alcuni, EDIS rappresenta il “terzo pilastro” della stessa Unione Bancaria, dopo l’approvazione della supervisione unificata (SSM) e della risoluzione unificata (SRM).
In parole povere, questa EDIS rappresenta una “polizza asicurativa” che tutelerà i risparmiatori europei NEL CASO in cui i fondi nazionali di tutela dei depositi siano esauriti. Quindi possiamo festeggiare? Calma e sangue freddo, perchè EDIS diventerà pienamente operativo dal 2024, e ci sarà una fase transitoria che partirà nel 2017 per chiudersi appunto sette anni dopo.
(…) Quello europeo sarà solo un sistema di ri-assicurazione fino al luglio 2020: nel caso avesse finito i soldi, un sistema nazionale potrà ricevere assistenza da quello europeo. Poi, per i successivi quattro anni, sarà un sistema di co-assicurazione: contribuirà, per una quota crescente nel tempo, con quelli nazionali al rimborso dei depositanti.
In realtà, i sistemi di assicurazione dei depositi servono sempre meno a rimborsare i depositanti delle banche in crisi. Infatti, queste ultime vengono gestite attraverso la cosiddetta “risoluzione”: la banca viene ristrutturata, il capitale viene ricostituito, le perdite vengono coperte dagli azionisti, dai creditori, dal fondo di assicurazione e, in ultima istanza, dal settore pubblico.
Questo modo di risolvere la crisi evita la liquidazione della banca, quindi il fondo non deve rimborsare i depositanti. Di fatto, il compito di un fondo di assicurazione dei depositi è diventato molto simile a quello di un fondo di risoluzione delle crisi bancarie.(Source)
Insomma, un progetto molto ingarbugliato che subirà ancora mille aggiustamenti e modifiche, anche perchè i tedeschi (guarda caso) remano contro a tutto quello che è assimilabile ad una “socializzazione”. E poi 2024… pria di allora occorre capire come staranno le banche e i relativi risparmi dei clienti. Sempre se prima non saranno già falcidiati, come nel caso delle quattro banche italiane prima illustrare.
PEr chi vuole approfondire la questione, eccovi il documento ufficiale su EDIS.
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