BANCHE ITALIANE: protagoniste del mercato. Ma come mai in negativo?

4 Aprile 2016 11:11

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In Italia sembra ormai destino che ci ritroveremo con un’importante stagione di M&A bancario, ovvero una serie di fusioni ed acquisizioni che vedranno protagoniste molte banche delle dimensioni più disparate, con un solo obiettivo: unirsi per poter competere con il mercato, oltre che essere sostenibili.
Negli ultimi giorni abbiamo avuto modo di ritrovarci con la “consacrazione” del matrimonio tra due importanti banche popolari, il Banco Popolare e la Banca Popolare di Milano. Da questo matrimonio nascerà la terza banca in Italia, subito dietro ai colossi Intesa San Paolo ed Unicredit.
Bene, quindi il mercato avrà sicuramente brindato alla fusione, no?

Il titolo del Banco Popolare non riesce a recuperare terreno dal minimo storico registrato nel corso della mattinata a quota 5,925 euro. L’azione è sospesa per eccesso di ribasso con un calo teorico del 7,43%. (…) Banca popolare di Milano (-3,83% a 0,6185 euro in borsa). La ricapitalizzazione, in base al calendario annunciato dai due istituti, dovrà infatti essere approvata entro maggio da un’assemblea straordinaria del Banco e portata a termine entro il 31 ottobre. (Source) 

Ops…ma qualcosa allora non funziona…
Vero, all’annuncio del matrimonio i titoli hanno preso il volo, ma l’effetto entusiasmo è stato molto breve ed in pochissimo tempo è arrivata l’inversione di tendenza e poi il botto al ribasso.
Guardate questa slide mi sono scaricato, con le performance da inizio anno, e capirete.

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Lasciamo stare il caso Saipem, guardate gli altri titoli. Credo ci sia veramente poco da dire. Finanziari, anzi bancari che dominano la scena in lungo ed in largo, comprese proprio le due banche oggetto della fusione.
La verità è che non basta fondersi. Ci vuole molto di più.
Innanzitutto il cammino per arrivare alla fusione sarà per forza di cose lungo ed impervio.
Poi anche una volta fuse, le due banche dovranno rendere concrete le sinergie previste. E su queste ci sono molti dubbi, anche a causa delle sovrapposizioni che generano.
E poi non dimentichiamo l’effetto diluitivo che l’aumento di capitale genererà.
Quindi il matrimonio, quasi “forzato” dalle esigenze di mercato, rischia di non essere felice. Un matrimonio di interesse che potrebbe portare anche brutte sorprese. Magari non al divorzio, perché forse non converrà a nessuno, ma di certo mancheranno delle soddisfazioni, che per forza di cose sono le gioie ed i dolori, in questo caso, degli azionisti.

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Quello che però voglio arrivare a dire è che la vicenda Bco Popolare-BPM servirà come esempio anche per future operazioni, specie se si tratta di fusioni tra istituti di dimensioni abbastanza simili (escluse quindi le OPA che ovviamente hanno un taglio diverso). Anche perché (lo si è visto in questo caso), un’operazione di fusione deve passare al vaglio della BCE che inanzitutto punta ad una ricapitalizzazione (che come detto rischiano di essere diluitivi per i vecchi azionisti).

Inoltre c’è la grana dei deteriorati, una problematica che ancora non ha trovato un giusto equilibrio e anche un valido strumento di smobilizzo a prezzi “decenti” (redentemente il fondo Apollo offre a Carige il 20% del facciale, pochino direi…).
Insomma, avete capito che sul settore bancario italiano c’è ancora molta legna verde che necessita della giusta maturazione. Necessaria però la collaborazione delle istituzioni altrimenti il mercato farà da solo la sua selezione. Esito per il settore e per il risparmiatore, in tal caso, semplicemente disastroso.

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Danilo DT

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