BANCHE nel MIRINO: arriva la fase DUE
Purtroppo era un percorso prevedibile e pesino normale. Quindi non era necessario essere laureati ad Harvard per poterlo immaginare. E visto che persino io che sono l’ultimo degli asini, credo che ai piani alti (inteso BCE) la cosa fosse già stata ragionata da tempo. Magari però si sperava in una ripresa più virtuosa oppure si incrociavano le dita nei confronti dell’ipotesi della seconda ondata del virus Covid-19. Ed invece così non è stato.
Molte cose che stanno uscendo sui giornali in questi giorni sono già state dette e spiegate su questo blog. Mi verrebbe da dire “in tempi non sospetti” ma sarei un bugiardo perché in realtà era chiaro già fin da subito che le cose si sarebbero messe così.
Due piccoli remind, un post di luglio
BANCHE: alert sui crediti e NPL. Effetti post Covid-19 in arrivo
E uno di agosto
NPL ITALIA: scenario in peggioramento, però arriva la sorpresa
Il primo più “eurocentrico” e il secondo invece è più localizzato su di noi, ma il Leitmotiv è chiaro. Il Covid-19 ha lascito e lascerà degli effetti collaterali che non possiamo permetterci di sottovalutare, e che ovviamente il sistema cercherà quantomeno di ammorbidire con tutte le armi possibili ed immaginabili.
Il ruolo delle banche europee. E dei Governi…
In tutta Europa il mondo bancario, che ha visto negli ultimi anni un forte miglioramento qualitativo sul fronte del credito, grazie ad una campagna di pulizia senza precedenti, ha avuto un ruolo determinante (come deve essere) nel processo di ripartenz e sostegno delle imprese nei momenti più cupi della crisi.
L’ABI in un report di ieri ci dice che…
(…)Si attestano a circa 2,7 milioni le domande di adesione alle moratorie su prestiti per un valore di circa 300 miliardi, e superano quota 88 miliardi le richieste di garanzia per i nuovi finanziamenti bancari per le micro, piccole e medie imprese presentati al Fondo di Garanzia per le PMI. Attraverso ‘Garanzia Italia’ di Sace sono state concesse garanzie per 15,3 miliardi di euro, su 677 richieste ricevute. (…) [Source]
E quanto è avvenuto in Italia è successo anche negli altri stati dell’Unione.
E’ stato necessario “allargare le maglie” con una serie di deroghe (altrimenti il Cet1 tornava ad essere fuori dai parametri). Allo stesso tempo la stessa BCE ha frenato i pagamenti dei dividendi ed inchiodato i buyback. E ancora la BCE, ha varato un piano di aste di Tltro a tassi negativi, una valanga di liquidità sul sistema.
Tutti uniti contro la crisi.
La spada di Damocle sulle banche
La domanda ce la siamo già posta ma ora dobbiamo riproporla perché la stessa BCE è stata esplicita esplicita. Questa fase di “straordinarietà” può essere “per sempre”?
La risposta è banale ma forse non per tutti. Infatti è ovvio che NON può essere per sempre.
Tanto per cominciare è palese che, grazie al sostegno fiscale, molte aziende hanno avuto un salvagente nel mare in burrasca. Ma poi il salvagente si è esaurito e quindi adesso arrivano i problemi, in mancanza di una crescita virtuosa (che in Italia non vediamo da non so quanti decenni) dove le imprese possono rientrare dai debiti e ripartire a pieno regime.
Inoltre, nota tecnica non di poco conto. Forse voi non sapete che c’è una norma che obbliga le banche ad azzerare in tre anni i crediti a rischio non garantiti (sia Npl che Utp) e in 7-9 anni di quelli con garanzie reali.
In un mondo “normale “ è una regola secondo me condivisibile perché rende realistica la possibilità di poter considerare solvibile un debito. Ma nel mondo Covid-19, significa obbligare le banche ad un sacrificio violentissimo che si ripercuote, ed è questo il nocciolo della questione, NON solo sul loro bilancio ma sul sistema stesso.
Se infatti le banche si trovano costrette a fare pulizia, la conseguenza può essere solo un crollo verticale della concessione del credito.
Capite perfettamente che in queste condizioni, la BCE puà fare tuto il QE che volete, può far partire nuovi TLTRO ma il tutto avverrà SENZA efficacia.
DOMANDA: se voi foste una banca, e una piccola azienda vi chiede un nuovo credito in una fase di palese difficoltà ciclica ed economica, voi glielo concedereste serenamente sapendo che potrebbero rischiare di perderli tutti in tre anni se l’azienda finirà anche solo in crisi temporanea?
Ma attenzione. La cosa curiosa è che tutto questo sta venendo fuori proprio quando arrivano dati completamente contradditori.
(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) – Roma, 06 ott – Lo stato di salute delle banche dell’eurozona migliora nel secondo trimestre dell’anno che non risente ancora dell’effetto pandemia secondo le statistiche di vigilanza diffuse dalla Bce. In particolare il rapporto tra i crediti deteriorati e il totale dei crediti, npl ratio, delle banche significative (quelle vigilate direttamente da Francoforte) scende al 2,94% che e’ il minimo da quando sono pubblicate le statistiche aggregate dell’eurozona, ossia dal 2015. L’Italia con un npl ratio sopra al 5% e’ ancora sopra la media, al quarto posto della non invidiabile classifica aperta dalla Grecia con un npl ratio del 30,3% e chiusa dal Lussemburgo con un infinitesimale 0,7 per cento. (…)
La realtà quindi è decisamente distorta e la Bce mete giustamente le mani avanti. Chi si illudeva che bastasse la politica fiscale e monetaria a sanare tutto deve risvegliarsi.
Come sempre c’è solo una cosa che può esser risolutiva: la RIPRESA o la CRESCITA economica. Tutto il resto si chiama illusione.
CHART from ECB
Un monito per alcuni paesi e sopratutto uno quadro che rischia di deteriorarsi in modo violento. Nei grafici sottostanti potrete vedere un sistema bancario che è sicuramente migliorato grazie alla meticolosa pulizia dei bilanci ed ai nuovi e più restrittivi parametri BCE. Malgrado questo, ancora molti paesi si possono definire “non in linea”. Ma se questa è stata la “Fase 1”, che succederà in quella che io ho definito “Fase 2”? Matematico aspettarsi in ogni dove violenti peggioramenti di indicatori e ratio. E chi era già debole, ne subirà le conseguenze.
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