Borsa SHANGHAI: mai così negativo il sentiment. Rischio ulteriore correzione violenta.
Gli analisti aspettano un’ulteriore correzione dello Shanghai Index pari almeno ad un terzo dalle quotazioni attuali, con tanto di riduzione di margin debt e deleveraging. Intanto la posizione dello skew illustra un sentiment profondamente negativo
Che il governo sostenga il mercato azionario all’infinito, si sa, è impossibile e già negli ultimi giorni sono arrivati segnali molto chiari su questa presa di posizione. E se manca il sostegno governativo in un mercato dove le fughe di capitali continuano ad essere copiose (e come non potrebbe essere visto che vige il “regime” anche sulle regole di trattazione dei titoli) come farà la borsa a reggere?
Lasciando da parte trend e tendenze, voglio farvi vedere la posizione degli speculatori sulla borsa di Shanghai. Questo grafico illustra la situazione delle opzioni sul mercato cinese. Mai come oggi c’è pessimismo sul mercato. Segno che il sostegno governativo, dai trader, è visto come un fallimento.
Ma attenzione, non dimentichiamo anche un altro aspetto.
Da fonti Bloomberg, risulta che gli investitori cinesi si siano indebitati per la bellezza di 5 miliardi di Yuan cinesi (all’incirca 783 miliardi di USD) per comprare azioni. Ricordate il fenomeno del Margin Debt? Bene, non solo negli USA è diventato prassi. Anche in Asia e soprattutto in Cina, in un mercato che presenta però delle lacune e dei limini sconcertanti.
Se il mercato continua a scendere, molto di questo margin debt dovrà essere chiuso, portando avanti un processo di deleveraging che è necessario per mettere un po’ di ordine sui mercati, ma che rischia di aumentare negatività al quadro di mercato già difficile.
Margin debt: la situazione del mercato
Però anche se guadiamo i fondamentali… che dire? Oggi la media dei titoli quota a circa 53 volte gli utili. Dicasi 53! Più del doppio di quanto sconta lo SP500. Belle prospettive per le borse cinesi che potrebbero essere tradite.
Bank of America, dice tramite il suo strategist sull’area. David Cui:
“That’s a very unstable situation,” said Cui, who estimates the Shanghai Composite needs to fall another 35 percent before shares become attractive. “The government will not support the market forever.”
Ancora -35% oltre i 5000 miliardi di USD già “bruciati”? Apperò, difficile pensare che i mecati globali ne restino indifferenti. Senza poi dimenticare che a quelle quotazioni il mercato sarebbe più “fair value” ma…resta sempre un mercato che si è dimostrato “di regime” e che deve essere riformato (con tanto di fiducia degli investitori che è venuta meno).
A tutto questo andiamo ad aggiungere i dati di ieri sul PMI manifatturiero di Pechino, il peggiore dal 2012 con il rischio di collassare ulteriormente. E notate bene, il fatto che sia così in basso testimonia fondamentalmente UNA cosa: i copiosi stimoli monetari della PBoC sono serviti a ben poco.
Come spiegato la settimana scorsa, non basta la politica monetaria e il regime, in Cina occorrono urgentissime riforme prima che sia troppo tardi. E magari maggiore trasparenza visto che tutto quanto è con gli occhi a mandorla deve essere preso con “beneficio di inventario”. Intanto però, secondo il sottoscritto la Cina sta vivendo quello che per gli USA è stato il 2008. Chi mi segue da più tempo, si ricorderà a cosa mi riferisco… Subprime…
Non oso immaginare le SCUSE che si inventeranno stavolta i politici cinesi, dopo la BARZELLETTA che oggi vi ho raccontato, barzelletta che purtroppo è preoccupante realtà…
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