CDS e PIL Italia: aumenta il rischio sul nostro debito pubblico

17 Aprile 2020 00:14

L’ultima botta ce la dà S&P che prevede per il 2020 un PIL Italia a -9,90%.
Già, ma cosa significa? E poi, come si calcola con esattezza anche la cifra decimale? Beh, bisogna essere onesti. Quando si parla di conteggio di PIL è ormai universalmente riconosciuto il fatto che alla fine si tratta di un dato spannometrico. Pensate che addirittura secondo alcuni economisti può esserci fino ad un 30% di distanza tra un ipotetico dato reale e il numero comunicato per l’onore delle statistiche.

Ma non è certo mia intenzione andare a discutere come si dovrebbe calcolare un PIL reale. Diciamo piuttosto che, utilizzando i metodi attuali, si prevede per l’Italia circa un -10% rispetto al 2019.
Dato pessimo, con potenzialità di recupero, come descritto QUI, decisamente limitate.

(…) Il prodotto interno lordo dell’Italia calerà del 9,9% nel corso del 2020 per poi far registrare una solida ripresa al ritmo del 6,4% il prossimo anno e del 3,2% nel 2022. Sono le nuove stime pubblicate oggi da S&P che per l’eurozona prevede un calo del 7,3% quest’anno con una ripresa al ritmo del 5,6% nel 2020 e del 3,7% nel 2021. Fra gli altri paesi europei, S&P vede un calo del pil tedesco pari al 6% quest’anno seguito poi nei due anni successivi da tassi di espansione rispettivamente al 4,3% e al 3,3%. (…) [Source] 

Meno male che adesso siamo di nuovo tutti amici e l’Unione Europea addiritura ci chiede scusa e si mette a nostra disposizione.

(…) “L’Unione europea – ha spiegato la presidente della Commissione europea – ora deve presentare le scuse più sentite, però offrire le proprie scuse vale solo se si cambia il comportamento e c’è voluto parecchio tempo perché tutti capiscano che dobbiamo proteggerci a vicenda”. Von der Leyen ha sancito il cambio di passo dell’Ue, che adesso è ”diventata il cuore pulsante della solidarietà europea” ed è pronta ad ”aiutare i più bisognosi”. (…) [Source] 

Forse si inizia a capire una cosa che più volte ho già discusso. Ovvero che l’Unione Europea così costruita non ha più nessun senso, è arrivata al capolinea. E nei momenti di difficoltà come quello attuale, è necessaria la massima coesione.
MA ATTENZIONE: il peggio verrà dopo, perché nel momento in cui sarà finita la serrata per il Covid-19, l’economia sarà meno globalizzata e anzi, per certi versi, sarà in alcuni casi molto più centralizzata. E quindi sarà veramente necessaria un’ UE più forte e coesa, altrimenti (vado al sodo) Cina e USA ci faranno definitivamente a fettine. E per il nostro paese sarà sicuro un futuro sempre più agonizzante.

(…) L’Unione europea come «progetto politico» è destinato al collasso, a meno che non si segua la via della solidarità finanziaria, garantendo sostegno a economie in difficoltà come l’Italia, aiutandole a riprendersi dalle ricadute della pandemia di coronavirus. Lo ha detto il presidente francese Emmanuel Macron in un’intervista al Financial Times, sottolineando che «non c’è scelta, bisogna istituire un fondo che possa emettere debito con una garanzia comune» a cui gli Stati membri possano ricorrere a seconda delle necessità e non in base alla dimensione dell’economia. Un’idea, questa, a cui Germania e Olanda si oppongono. (…) «Ritengo che l’Europa sia un progetto politico. Se lo è, il fattore umano è la priorità e c’è il concetto di solidarietà che entra in gioco. L’economia segue questo concetto e non dimentichiamo che l’economia è una scienza morale» (…) [Source] 

E se così non sarà, le piazze saranno di dominio dei populisti.
Quindi, un po’ per una UE che torna sui suoi passi, un po’ per una view potenzialmente più coesa, qualcuno potrebbe pensare ad uno spread più compresso. Ed invece no.
Anzi, è interessante vedere come si sta evolvendo non solo il rischio sui nostri BTP ma anche quello che è l’indicatore ITALEXIT.

CDS Italia: con e senza copertura in caso di Italexit

È evidente che il rischio sul debito pubblico italiano sta lievitando (con certi numeri previsionali sul PIL lo ritengo normale). Sia i CDS Italia NEW (che include l’eventuale ritorno alla Lira) che la versione OLD, stanno salendo. Ma il differenziale tra i due, visibile nella parte sottostante del grafico, ci fa sapere che il mercato vede più probabile una possibile uscita dell’Italia dall’UE. Forse perché cacciata fuori dopo un debito PIL oltre il 150%? Difficile. Diciamo piuttosto che il rischio Italia sta generalmente aumentando ed in questo contesto si tende a coprire di più visto che il sentiment sul Bel Paese è quello che è.
Certo è che se non ci fosse la BCE a coprirci il sederino….

STAY TUNED!

Danilo DT

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