Cicale e formiche: Italia costretta a sacrifici e austerity

Da buon italiano che da anni lavora all’estero, mi capita spesso di trovarmi a parlare con colleghi della situazione del Bel Paese. E molto spesso mi capita di leggere degli articoli che escono sui giornali italiani che parlano dell’Italia,articolo che a volte non condivido pienamente.
Nel fine settimana ho avuto modo di analizzare un articolo del pur bravo Mucchetti dal titolo “Chi scommette contro di noi”, dove lo stesso Mucchetti accusa i tedeschi di ostruzionismo e addirittura chiede alla Consob di intervenire:
L’altro ieri, mentre le associazioni imprenditoriali, bancarie e sindacali invocavano un atto di discontinuità del governo e un Patto per la crescita, il Financial Times avvertiva che Deutsche Bank aveva ridotto da otto miliardi di euro a uno il suo investimento in titoli pubblici italiani. La Germania è il secondo finanziatore estero del Belpaese, il primo è la Francia. (…) Da Milano, il responsabile di Deutsche Bank per l’Italia, Flavio Valeri, ricorda l’impegno sul campo. Che c’è. Ma a questo punto (…) Josef Ackerman, leader di Deutsche Bank, dovrebbe chiarire perché ha ridotto dell’88% l’investimento nei titoli pubblici italiani, mentre la sua stessa banca diffondeva rapporti lusinghieri sui medesimi. L’ultimo risale al 20 luglio. Prima che parli, vorremmo pregarlo di evitarci la favoletta delle muraglie cinesi che separano gli uffici studi dalle sale operative. L’Italia ha imparato a sue spese la lezione delle banche internazionali che prima ti colpiscono e poi si offrono di soccorrerti. (…) Di concerto con le autorità di controllo delle Borse di Londra e Francoforte, la Consob dovrebbe indagare sulle transazioni di Deutsche Bank per fugare ogni dubbio su una manipolazione del mercato ovvero passare le carte alla procura della Repubblica. Ma più e prima della Consob dovrebbe essere il governo a sincerarsi presso la cancelleria di Berlino sulle intenzioni reali della Germania rispetto all’Italia. Dove – ma non è nemmeno il punto principale – banche e assicurazioni oggi possono essere scalate con modica spesa. Il debito pubblico tedesco, ancora basso in relazione al Pil, ha sorpassato quello italiano in cifra assoluta. Qualche sua asta ha mostrato piccoli segni di difficoltà. Se Deutsche Bank non è sola, è legittimo sospettare una riduzione dell’investimento del sistema finanziario tedesco nei titoli pubblici altrui a favore di quelli del proprio Paese. (SOURCE)
Sarà che io provo simpatia per il modo (un po’ rigido e prudente) di pensare dei tedeschi però mi viene da fare alcune considerazioni:
Se l’Italia è così solida come dice Mucchetti…beh…la speculazione prenderá sonore mazzate se proverá ad attaccare l’Italia, perché non ci sono basi solide su cui possa sperare di spuntarla e vincere. Viceversa, se invece l’Italia non è così solida e non è tutto oro…a quel punto abbiamo un problema.
Deutsche Bank è un istituto privato e – al di lá dei conflitti d’interesse dei suoi report e della sua movimentazione del portafoglio – ha scelto e deciso che per lei l’esposizione all’Italia era esagerata, ed è libera di diminuire l’esposizione. Potrebbe anche sbagliarsi nella sua valutazione ed aver perso un’occasione per comprare invece che vendere… Certo scelte così importanti e imponenti, di questi tempi, difficilmente vengono prese senza almeno consultare i rispettivi Governi di riferimento e l’establishment politico e questo suona quindi come un segnale preoccupante di come la Germania ci veda e di quanto ci consideri. Inoltre, par di capire, la Germania è disposta a salvare la Grecia e i Paesi minori perché – in fondo – non costano moltissimo, mentre di ordini di grandezza diversi sarebbe l’impegno in Spagna o in Italia. In questo senso fa pensare e ha ragione Prodi quando in un articolo – preoccupato – denuncia il possibile venire meno della solidarietá europea in generale e tedesca in particolare.
Ora, siccome l’Italia ha all’incirca 2 bilioni (2,000 miliardi) di debito, ma asset privati (case, titoli di stato, obbligazioni, azioni, conti correnti) per circa 8 bilioni (8,000 miliardi) l’Italia – pensa la Germania – puó farcela coi suoi mezzi.
Ma come ? La strada è solo una, drastica e dolorosa. Ed ha un nome: Austerity, e quindi con scelte politiche impopolari e con sacrifici importanti. I tedeschi, insomma richiamano gli italiani che si sono comportati da “cicale” (soprattutto negli anni 70-80) a un maggiore ordine nei conti pubblici e, se necessario, chiamare all’ordine (soprattutto finanziario, con degli impegni che vanno a colpirne direttamente i beni e gli introiti) gli stessi cittadini in quanto detentori di ricchezza privata e di redditi superiori ed eccessivi rispetto alla produttività media italiana.
La Germania inoltre fa un errore di valutazione madornale. Potrebbe essere infatti una visione miope, in fondo, se si pensasse che, lasciar saltare in aria l’Italia non comporti conseguenze devastanti. Il giorno dopo toccherebbe alla Francia e quello successivo alla stessa virtuosa Germania, col risultato che, i tedeschi avrebbero 48 ore di vita in più di noi. Una magra consolazione per le formiche teutoniche che si troverebbero col destino segnato nel momento della dichiarazione pubblica del default italiano.
Ma i tedeschi, testoni e orgogliosi, sembra che vogliano farci digerire il loro duro e presuntuoso messaggio:
Italiani, perché aiutarvi? Voi ce la potete fare benissimo da soli, ma dovete stringere la cinghia. In modo massiccio, e quindi non di uno ma di due buchi. Noi, tedeschi MangiaPatate lavoratori imperterriti ci siamo stufati dei vostri comportamenti da Club Med che avete perpetuato per oltre 30 anni nella quasi indifferente noncuranza, vivendo ‘ a sbaffo’ e sopra le proprie possibilitá mentre noi, seri lavoratori non facevamo il passo piú lungo della gamba e rigavamo dritto.
Basta sorrisi, pacche sulle spalle, corna nelle foto-ricordo dei meeting, comportamenti Ué-uée un po’ frou-frou, …ora si fa sul serio.
Al di lá del rischio di darsi la zappa sui piedi facendo crollare in un rapido “domino” l’intera Europa, non vedo nella mentalitá tedesca, forse eccessivamente rigida, grosse pecche. Guardiamoci allo specchio, e rendiamoci conto della realtà, del passato e di tutti quegli eccessi che ci hanno permesso di vivere sopra i livelli che sarebbero stati consoni con la nostra economia, la nostra crescita, la nostra Italia. E tutto quel di più abbiamo dovuto finanziarlo col debito pubblico, il fardello che ci pesa sulle spalle e che dovrà essere progressivamente abbattuto se vogliamo restare in Europa. Il che significa austerity, austerity, austerity. Abbiamo esagerato in passato, ora occorre passare alla cassa e pagare il conto. E come direbbero i tedeschi…
W le formiche (a patto che siano ragionevolmente elastiche quando serve), abbasso le cicale!
Anonimocds
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