CINA: arrivano i dati sul PIL, con gli auguri della casa

Pubblicato 18 Ottobre 2016 Aggiornato 19 Ottobre 2016 08:17

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Mettetevi la sveglia. Domattina alle 4 capiremo se il grande bluff con gli occhi mandorla continuerà oppure no.
Il motivo è il seguente: nella notte verrà comunicato dalle autorità cinesi il fatidico dato sul PIL trimestrale della Cina, tanto atteso quanto contestato. Sull’argomento ho già scritto tanto e quindi, per non tediarvi e non ripetermi, vi consiglio, se volete fare un ripassino, di CLICCARE QUI.
Pechino continua a dire che l’obbiettivo di crescita per il 2016 tra il 6,5% ed il 7%. Numeri che il mercato non osava nemmeno immaginare, se nonché nelle ultime settimane, alcuni dati macroeconomici sorprendentemente positivi hanno fatto tornare la fiducia agli investitori.
Ma i dubbio permane, e come non potrebbe dopo tutto quello che abbiamo scritto nei precedenti post?
E di certo le parole del premier Li Keqiang non fanno altro che alimentare i miei dubbi:

(…) “To finish building a moderately prosperous society in all respects and double the 2010 GDP and per capita personal income by 2020, the economy needs to grow at an average annual rate of at least 6.5% during this five-year period,” Premier Li Keqiang stated in his Work Report delivered to the National People’s Congress in March.
And China’s economic czar sent a clear message to China’s statisticians. It was “impossible,” Li said, for the growth rate to drop below 6.5%. (Forbes) 

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Beh, nulla è impossibile. A meno che lo si renda comunque possibile con un aiutino. E allora anche il 6.6% previsto diventa realtà. La parola ora ai dati ufficiali. Se così possiamo definirli.

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UPDATE

China third quarter GDP grows 6.7 percent as expected as construction booms, debt rises

 

Magicamente il dato nel terzo trimestre analogo al primo e secondo, in linea (e a metà strada quindi praticamente centrato in pieno) con l’obiettivo del governo di Pechino fissato tra il 6,5 e il 7% di crescita per il 2016. Stabilizzazione della seconda economia del mondo dunque, a dispetto delle ricorrenti previsioni di “atterraggio duro”. Ma il dato generale in linea con le previsioni (e sempre guardato con sospetto, vista la propensione degli statistici cinesi ad aggiustare i numeri e la strana staticità al 6,7) va anche analizzato e confrontato con i numeri della produzione industriale, degli investimenti pubblici (+11,3%) e privati, del consumo, dell’inflazione (alcuni di questi componenti arriveranno in seguito).  Di sicuro, è soprattutto il mercato immobiliare ad aver permesso al Pil cinese di crescere nel 2016: c’è una bolla che però non scoppia e continua a gonfiarsi, con i prezzi delle case che nelle grandi città sono cresciuti del 30 per cento su base annua e le vendite che continuano a tenere, anzi salgono. Il settore immobiliare vale circa il 15 per cento del Pil cinese, supera abbondantemente il 20 per cento se si considerano anche le spese per rifiniture e arredamento (e questo è positivo anche per l’export italiano, forte e molto apprezzato in materia). Ma sia i costruttori di case sia gli acquirenti ricorrono ai prestiti per finanziarsi. E il debito cinese, che supera il 250% del Pil, continua a destare allarme. Anche se nessun economista è in grado davvero di dire se il 250% di debito possa davvero portare a una crisi finanziaria grave in un Paese come la Cina dove le banche sono statali e il governo centrale ha riserve in valuta estera superiori ai tre trilioni di dollari.
Il governo sta cercando di raffreddare il mercato immobiliare e tra metà settembre e oggi già 20 grandi città cinesi hanno introdotto restrizioni agli acquisti, sotto forma di un aumento fino al 40-50% dell’anticipo da versare alla firma del compromesso. (Source)

STAY TUNED!

Danilo DT

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