La data che cambiò la storia economica: Cina nel WTO

19 Dicembre 2011 14:37

11 Dicembre 2001 – La Cina entrò nel WTO. E da quel giorno il mondo subì il più grande cambiamento economico della sua storia recente.

Domenica 11 dicembre scorso la Cina ha celebrato il “ The 10th anniversary of WTO China Membership”.  In occidente penso che nessuno consideri questa data, ovvero l’entrata della Cina nel WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio), come una di quelle da tenere bene a mente. Già, dalle nostre parti non si ha l’abitudine di prestare attenzione agli eventi che hanno cambiato il mondo che non siano guerre, attentati spettacolari, catastrofi bibliche e quant’altro di minore importanza.

Eppure, se vogliamo capire qualcosa del rapido declino dell’economia reale dell’occidente nel suo complesso e della sua situazione finanziaria in stato ormai di default globale dovremmo proprio andare a comprendere il fenomeno Cina a partire da quella data. Data che rappresenta il definitivo decollo dell’incredibile fenomeno dell’industrializzazione della Cina a tappe forzate, della straordinaria modernizzazione di questo paese guidato da menti illuminate che hanno perfettamente capito cosa si deve fare e soprattutto non fare per sviluppare l’economia di una nazione, ovvero di un popolo.

L’uso di parole forti quali incredibile o straordinario è il meno che si possa fare per descrivere come sta procedendo il progresso e lo sviluppo della Cina in tutti i campi. Ma per dare un’idea più concreta di come sta procedendo in Cina la modernizzazione ad alta velocità vi racconto questa storia.

Changzhou by Night

La scorsa settimana mi sono recato a Changzhou, città sita nello Jiangsu, provincia contigua all’area metropolitana di Shanghai. Provincia da 90 milioni di abitanti circa che è divisa in 2 parti dal tracciato dal grande fiume azzurro (Chang Jiang) . Changzhou dista 185 km da Shanghai e la sua municipalità conta circa 5 milioni di residenti. Non è particolarmente famosa e all’estero ben pochi la conoscono. Trattasi di una delle tanti città cinesi che sono salite sul grande treno dello sviluppo economico della Cina, grazie alla sua buona dislocazione geografica .

Questa città avevo avuto modo di frequentarla a lungo per lavoro nell’anno 2006. Allora dall’aeroporto di Shanghai ci si andava usando l’autostrada per Nanchino, da poco ampliata nelle corsie e rifatta completamente ex novo, in circa 1,5 anni di lavori (300 km in tutto). Il traffico, pure abbastanza intenso anche allora, è diventato oggi un via vai di mezzi inimmaginabile, dove gli incidenti e le code sono molto frequenti e non si è mai certi dell’ora di arrivo.

Molto meglio e più rapido e sicuro usare il moderno treno che collega tutte le principali città del sud dello Jiangsu fra Shanghai e Nanchino. Così ho fatto domenica 11 dicembre. I 185 km sono stati percorsi in 55 minuti, comprendendo 2 fermate intermedie, comodamente seduto nel posto riservato via agenzia, con presentazione del documento di identità e con un sistema di prenotazione analogo a quello aereo, nel silenzio di marcia che caratterizza i nuovi treni veloci cinesi e in perfetto orario. Cosa questa scontata in Cina. Lungo il percorso non mi riconoscevo nel paesaggio tanto era cambiato in questi 5 anni trascorsi da allora. Nuovi quartieri residenziali sono sorti, senza quasi soluzione di continuità, lungo tutta la direttrice, grattacieli da 100 metri circa a perdita d’occhio dove un tempo c’erano povere case contadine. Nuove zone industriali, nuove strade, gradevoli opere di efficiente urbanizzazione, giardini e alberi dappertutto.

Ma la sorpresa è stata Changzhou. La stazione ferroviaria è stata completamente rifatta e ampliata,una serie di svincoli stradali consente di uscirne in taxi in modo rapido verso la zona nord della città che 5 anni fa era all’inizio del suo sviluppo, secondo i piani del governo locale. Lungo il tragitto verso l’albergo tutto era cambiato. Autostrade che tagliano la città, svincoli autostradali amplissimi per immettersi nella viabilità urbana, strade a 8 corsie all’americana nuove, affiancate da nuovi complessi residenziali, con grattacieli, centri commerciali enormi dove prima c’erano poche vecchie case fatiscenti, nuovi palazzi del governo nazionale e locale, nuove filiali di banche e un brulicare di gente e di auto dappertutto. Insomma fino a che non sono arrivato all’incrocio stradale dove stava lo stesso hotel dove allora alloggiavo il disorientamento era totale, nulla di com’era era rimasto uguale. Solo l’hotel era lo stesso visto che allora era nuovissimo ma sembrava costruito nella sperduta periferia della città e lo si vedeva da ogni parte tanto che era un punto di riferimento visivo, appena vi si arrivava a qualche km di distanza, visti i suoi 100 metri di altezza. Ora non è più così. L’hotel pur ancora ben curato e manutenuto si perde fra una miriade di edifici alti altrettanto e anche di più. Ai cinesi piace moltissimo andare ad abitare nei piani più alti. Gli appartamenti ivi situati sono i più ambiti e quindi i più cari.

Inoltre, come non bastasse il di già costruito ma in larga parte inabitato, cantieri e gru a centinaia nelle aree ancora non edificate. Ma cosa se ne fanno di questi immobili visto che il costo medio di 4.000 EUR circa al mq li rende inaccessibili alla stragrande parte della popolazione?

Mistero cinese ed esempio illuminante della bolla immobiliare di questo paese che definire immane dà solo una pallida idea delle sue dimensioni. Ma il parlarne non è l’obiettivo di questo post.

Ritorniamo al “ The 10th anniversary of WTO China Membership”

Domenica 11 dicembre c’è stata in Cina la celebrazione ufficiale dell’evento. Il presidente Hu Jintao ha tenuto il suo discorso e la TV cinese ne ha ampiamente parlato per 2 giorni come fosse l’evento più importante del mondo, altro che il summit della UE di Bruxelles, che si è tenuto quasi in concomitanza e relegato a problema che potrà rallentare non poco l’impetuoso procedere dell’economia cinese export dipendente. Per inciso, la bandiera italiana e greca stavano sempre appaiate in croce e questo la dice lunga di cosa pensano di noi in Cina. Visto il rilievo dato alle celebrazioni ho seguito alcune trasmissioni in lingua inglese.

Interviste a grandi personalità cinesi, sunti dei discorsi dei leader, a cominciare da quello del presidente Hu Jintao, dimostratosi, per l’ennesima volta un competente manager della Repubblica Economica Cinese. Inoltre tutto il giorno dibattiti, grafici, istogrammi, percentuali di crescita, tabelle di dati che davano la dimensione numerica di quali sono stati i progressi della Cina in questi 10 anni di boom economico ininterrotto e di dimensioni come mai accaduto nella storia, neppure nel Giappone degli anni 70-90.

Vi sono state anche alcune interviste a personalità economiche occidentali di grande rilievo ma tutte appartenenti all’area della finanza. Il che era molto in contrasto con gli intervistati e partecipanti ai dibattiti cinesi costituiti per lo più da industriali, capi e manager d’azienda ma anche da politici e PROFESSORI che di come funziona l’economia reale se ne intendevano eccome. I pochi rappresentanti del mondo bancario non facevano altro che esaltare la loro funzione al servizio dello sviluppo economico e industriale della Cina.

Clicca sull'immagine per vedere l'intervista

Per quanto riguarda l’intervista al direttore generale del WTO, Monsieur Pascal Lamy mi ha fatto venire la pelle d’oca. Ha detto tutto quello che ai cinesi piace sentir dire e probabilmente per questo lo hanno addirittura invitato alle celebrazioni ufficiali dell’anniversario con tutti i membri del partito comunista cinese presenti. Una esaltazione della Cina come motore del progresso mondiale e nulla sulla politica di dumping valutario che la Cina attua con quotidiana tenacia da quando è entrata nel WTO.

Stesso discorso per gli altri occidentali intervistati. Anche nell’intervista a Henry Paulson, ex ministro del tesoro americano nell’ultimo governo Bush, si è vagamente accennato al’esigenza di regolare meglio i rapporti di cambio rendendoli più flessibili. Parole già usate in altre occasioni e addirittura in modi più duri nei confronti dei governanti cinesi, i quali hanno sempre fatto e continuano a fare orecchie da mercante sul tema.

Quello che mi ha sorpreso nei dibattiti però non è stato quello che si è detto del passato, accaduto in questi 10 anni trascorsi ma piuttosto quello che la Cina intende portare avanti come politica economica industriale nel futuro.

Ovvero: Arrivare in breve tempo a produrre in Cina una qualità come in Giappone.

Non sarà facile ma, visto gli impegni che il governo nazionale intende prendere per agevolare questa missione e i mezzi che l’industria è disposta a mettere in campo, non sarà un traguardo impossibile. Personalmente, visto come sono fatti i cinesi, ho qualche dubbio che arrivino a tanto ma non mi meraviglierei se venissi in futuro smentito. E qui, anche se fossi un tedesco mi preoccuperei non poco.

Dappertutto in Cina da un po’ si vede scritto, proiettato o stampato lo slogan in Cinese+Inglese

“MADE in China – Better Choice, Better Life”

Slogan che sarà la parola d’ordine dei prossimi 10 anni. In pratica si vuol dire che scegliere il Made in China è/sarà la scelta migliore per una vita migliore. A molti occidentali scapperà un sorrisino di commiserazione. Il prodotto cinese è normalmente immaginato sì economico ma allo stesso tempo di qualità scarsa. Oggi è in buona parte ancora vero ma spesso non è più così. Vi sono settori dove operano aziende che si stanno rapidamente adeguando a un alto standard di qualità e altre che lo sono già. Ad esempio il settore Automotive.

Accanto a carrette di piccoli produttori locali, corrono ormai anche quelle frutto della “cooperazione” sino- USA-EU, che si può altrimenti definire svendita di know how. Trattasi di vetture niente male, ben rifinite ed equipaggiate con accessori in linea con le modernità oggi richieste in occidente. L’affidabilità è buona, il confort pure e il prezzo, tradotto in EUR o USD supercompetitivo. Tanto è vero che in Sud-America, come in tutti gli altri paesi emergenti le vetture cinesi stanno iniziando a spopolare. Dallo 0% del 2010 in Brasile i produttori cinesi avranno il 5% di quota di mercato nel 2011 ma è prevedibile che rapidamente salirà negli anni successivi, in quanto il prezzo di un’auto cinese comparabile con altre sul mercato è del -40%, quasi la metà.

Già, è iniziata, per chi non lo sapesse, l’operazione accerchiamento silenzioso dei mercati occidentali, in cui i cinesi sono maestri, anche nel settore Auto. Come andrà a finire è facile immaginare ma di questo i nostri governanti non si preoccupano.

In questo momento bisogna salvare l’Euro, il dollaro come valuta internazionale, gli oligarchi della finanza che sta strangolando l’economia reale, i parassiti che creano valore sulla ricchezza reale prodotta da altri, i politici artefici interessati del disastro economico e finanziario incombente sull’occidente e sull’Italia in particolare e, in aggiunta, per fare maggioranza, anche tutti coloro che ci tengono a poter continuare per ancora un po’ a comprarsi l’I Phone a buon prezzo, ad andare in vacanza all’estero spendendo poco, insomma tutti coloro che supponendo di avere un posto di lavoro non a rischio vogliono mantenere intatto il loro potere d’acquisto.

Di come veramente sta andando l’economia reale occidentale poco si parla e quasi mai con la preoccupazione che si dovrebbe avere, specie in Italia.

In Cina invece di questi temi si parla sempre e l’occasione del 10th anniversary ne è stata un’esaltazione. Alcuni flash sono questi:

NOKIA

Ancora primo produttore mondiale di telefonini, sta rischiando grosso. Per bene che potrà andare, è destinato e diventare un marchio marginale, relegato alla bassa gamma tecnologica dei telefonini perché da tempo non guadagna e quindi non riesce a investire nell’innovazione. Chissà perché?

ACCORDI ECONOMICI FRA STATI

La Cina, attraverso le sue delegazioni in continuo itinere a visitare le nazioni emergenti del mondo con tante materie prime, stipula accordi commerciali che prevedono forniture di beni e opere infrastrutturali chiavi in mano in cambio di commodities. L’ultimo con l’Argentina della presidentessa Cristina Fernandez de Kirchner che ha ben pensato come Lula prima e la Dilma Roussef, suoi omologhi brasiliani, di fare a meno degli aiuti dell’occidente e della sua finanza che l’ha tenuta da sempre soggiogata.

POLITICA DELLA QUALITA’

Lo slogan sopra citato diventerà un’ossessione in Cina nei prossimi anni. TV e i vari media in generale lo ripeteranno fino a che non entrerà nella testa di tutti i cinesi. Oggi pare una Mission Impossible ma penso che ne vedremo a molto breve i primi effetti.

MIGLIORAMENTI DEI SERVIZI SOCIALI IN CINA

In Cina il Governo ha deciso che oltre a continuare nel progresso economico-industriale bisogna finalmente prestare attenzione e destinare risorse al benessere sociale, assicurando migliori servizi, insomma sviluppare il welfare in generale.

MIGLIORAMENTO DELLE INFRASTRUTTURE

In Cina si continua ad andare avanti costruendo circa 15 km di nuove autostrade al giorno, si prevede di collegare con l’alta velocità ferroviaria tutte le principali città della Cina entro il 2019, si migliorano a vista d’occhio i trasporti pubblici delle grandi città ma non solo con metropolitane, linee bus preferenziali ad alta capacità di trasporto, si rifanno e si portano a dimensioni enormi gli aeroporti e le stazioni ferroviarie dei principali centri, e così via.

RIAVVIO DEL PROGRAMMA NUCLEARE

I Cinesi non si sono fatti tanto spaventare dal disastro giapponese di Fukushima. Dopo una pausa di riflessione di 1 anno circa, per ridefinire nuovi e migliori standard di sicurezza a cui devono corrispondere sia le vecchie che le costruende centrali, sarà a breve approvato e riavviato il programma di costruire da 8 a 10 nuove centrali all’anno nei prossimi 20 anni in modo da passare da una potenza produttiva elettrica da nucleare dagli attuali 40 MegaWatt a 300 MegaWatt.

Conclusione

Insomma, la Cina è diventata in 10 anni il primo paese esportatore del mondo, la seconda economia del mondo, partendo da posizioni che non ricordo quali fossero e che in Cina si son guardati dal ricordarlo.

Se poi considerassimo il valore del PIL, a parità di poter ed’acquisto, le gerarchie e le distanze verrebbero stravolte. Insomma, anche se c’ ben tanto ancora da fare, in Cina hanno proprio ragione di celebrare questo: “The 10th anniversary of WTO China Membership” come una data storica

Noi in occidente invece siamo continuamente a celebrare funerali di aziende e imprese strangolate dalla concorrenza dei paesi che ritengono che, per mantenere il progresso di una nazione, bisogna avere una moneta debole. Situazione che la Cina in particolare difende con tutte le sue forze, magari anche regalando qualche soldino alle disastrate casse dei paesi occidentali, sottoscrivendo titoli di debito degli stati occidentali più virtuosi nonchè benefici importatori di merci cinesi.

Domande:

Ma fra i tanti in Italia che, a suo tempo, erano assertori della moneta forte, c’è ancora qualcuno che è rimasto tale ovvero che è ne convinto ancora? Non per suo interesse personale ovviamente. Ma fra tutti coloro in occidente che parlano di crescita dell’economia, quanti sono ben informati di cosa sta capitando nel mondo e l’ha capito bene?

GAOLIN

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