Conversione BOND subordinati: iter e rischi per la ricapitalizzazione di MPS
La telenovela “Monte dei Paschi” continua imperterrita. Ieri nuova puntata, momento cruciale con la partenza della conversione dei bond subordinati in azioni, oltre che il raggruppamento, l’ennesimo, da 100 ad una azione. Quindi non spaventatevi più di tanto che vi ritrovate con una MPS a valutazioni apparentemente stellari.
Parte quindi ufficialmente l’operazione di ricapitalizzazione del gruppo MPS. Un primo passo che diventa subito fondamentale, in quanto dall’esito della conversione, poi dipenderà tutto il resto.
Qualche segnale positivo arriva all’orizzonte, per fortuna. A darli un grande gruppo finanziario italiano che aderisce alla conversione. Forse più per necessità che per propria volontà.
Generali converte tutti i bond subordinati Mps che ha in portafoglio. Nel dettaglio — è spiegato in una nota del gruppo — il cda ha esaminato l’offerta volontaria lanciata dall’istituto senese e il consiglio ha «valutato favorevolmente» la conversione, dando mandato al group ceo Philippe Donnet di convertire gli strumenti subordinati. La decisione di Generali è stata presa dopo aver esaminato l’offerta pubblica di acquisto volontaria promossa dall’istituto sugli strumenti subordinati e riguarda il debito detenuto da Generali «oggetto dell’offerta». (CdS)
Gli step della ricapitalizzazione di Monte dei Paschi di Siena
1) Primo passo avviato. E’ la conversione delle obbligazioni subordinate. Durerà fino al giorno 2 dicembre. E’ assolutamente necessario che almeno un quarto dei possessori dei bond subordinati provveda alla conversione. Si spera di raggiungere quantomeno un miliardo e mezzo, e siamo sulla buona strada. Generali ha convertito bond per 400 milioni di Euro. Un segnale anche per il mercato e per i molti indecisi, senza poi dimenticare che grazie a questa conversione, Generali diventerebbe il primo gruppo all’interno dell’azionarato MPS.
2) Secondo passo sarà deconsolidamento dei 27 miliardi di sofferenze bancarie presenti in portafoglio.
3) E poi ci sarà il Referendum Costituzionale, data che potrebbe cambiare nuovamente le carte in tavola. Ma non è casuale far terminare la conversione delle obbligazioni subordinate prima del referendum. Se così non fosse, in caso di vittoria del NO, MPS sarebbe avviata certamente al bail in. Invece, così facendo, si costringe ad un’espressione di volontà antecedente al Referendum che, come già detto, è già di per se una minaccia nel caso di bassa conversione.
4) Sarà importante la decisione dei vari fondi sovrani i quali restano alla finestra ed ancora non hanno deciso se investire o meno in MPS.
5) una volta ottenuto l’esito della conversione dei bond subordinati, ci sarà la decisione del consorzio di garanzia (JPMorgan e Mediobanca) che dovranno appunto intervenire a sostegno dell’eventuale inoptato nell’aumento di capitale.
6) Necessità di un prestito ponte di circa 6 miliardi per permettere a MPS di “liquidare” i famosi 27 miliardi di sofferenze bancarie.
Come vedete la strada è ancora molto lunga e ricca di potenziali intoppi. La data della “ripartenza” dovrebbe coincidere con l’anno nuovo. Vedremo se la tabella di marcia verrà mantenuta, anche perchè il mercato deve dare fiducia , ancora una volta a MPS. Come promemoria, stamattina, twittavo questi dati.
2011->2 mld
2014->5 mld
2015->3 mld
2016->5 mld?Ora capitalizza 600 mln
In 8 anni bruciati 15 mld #tuttobene— (((Danilo DT))) (@intermarketblog) November 29, 2016
Credo che i numeri di cui sopra, parlino da soli. E se volete un ulteriore tabella descrittiva, eccovi serviti.
Quanto capitalizza MPS (in mln)?
Per l’ennesima volta, il risparmiatore è costretto a subire. Ma sia ben chiaro, MPS non spinge alla conversione, quantomeno sulla carta…
(…) Mps, che si occupa direttamente dell’offerta al retail, dovrà infatti astenersi dal «raccomandare o consigliare l’adesione all’offerta». Chi fosse intenzionato a convertire dovrebbe perciò presentare una «dichiarazione olografa» che testimoni di «avere aderito all’offerta di propria iniziativa», e di avere ricevuto la documentazione informativa prescritta. La possibilità di aderire non sarà comunque aperta a tutti, dal momento che non sarà consentita al portatore di bond il cui profilo di rischio non sia compatibile con l’investimento azionario. Dunque, per la stragrande maggioranza dei piccoli risparmiatori, la scelta sarà tra tenere il bond fino alla scadenza, sperando che la ricapitalizzazione da 5 miliardi vada in porto, o vendere le obbligazioni, sopportando una perdita. (…) (Sole)
Ma un passo alla volta. Ora c’è il referendum.
Se vince il SI, è una manna dal cielo per MPS.
Se vince il NO ma per un pungo di voti, magari basta un rimpastino e la tragicommedia, con qualche difficoltà, potrebbe continuare.
Se vince il NO in modo deciso, potrebbe compromettersi il percorso di ricapitalizzazione del gruppo.
Ma come visto prima, ora c’è lo scoglio della conversione. Ed aggirarlo sarà già una grande impresa. Forse quella più grande e titanica. Il resto potrebbe venire da sè. Referendum permettendo.
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