BCE: disinflazione tendente a deflazione con taglio tassi
Il passaggio da disinflazione a deflazione non è poi così lontano. Il tasso inflazione continua a rallentare ed il mercato sconta già un ulteriore intervento della BCE.
Il petrolio è ai prezzi di saldo, ai minimi dal 2003, e ora che i mercati sono collassati, anche chi vedeva solo effetti positivi dal crollo del petrolio si sta ricredendo. Questi movimenti sussultori diventano destabilizzanti. Gli effetti arrivano anche su coloro che dovrebbero teoricamente solo beneficiare della diminuzione del prezzo del petrolio (essendo l’Italia un paese importatore). Uno dei tanti effetti che ci stiamo subendo è quello della disinflazione.
Ma cos’è la disinflazione? Con il termine disinflazione si intende il processo di diminuzione del tasso inflazione. Quindi non si intende nello specifico il passaggio ad inflazione negativa (deflazione) ma una frenata del tasso inflazione. Poi ovviamente, se l’inflazione diventa negativa, allora la disinflazione passerà in deflazione.
Cosa può fare la BCE per difenderci da questo scenario? In realtà può fare ben poco. Dati alla mano risulta quanto mai evidente che qualsiasi intervento di politica monetaria ha effetti pressoché nulli, visto che sul tasso inflazione impatta moltissimo il prezzo del petrolio . Le conseguenze si notano anche sul mercato monetario. Infatti anche se nessuno ne parla, occorre dire che i tassi interbancari hanno ormai raggiunto livelli incredibili, non perché sono solo bassi, ma perché sono passati in negativo. Già il tasso dei depositi è stato portato dalla Bce da -0.2% a -0.3% (contro attese anche più aggressive) ma questo non basta ancora. Infatti risulta evidente che il mercato, oggi, sconta un’ulteriore limatura, a -0.4%. Ulteriore segno che si sta scontando una fase di disinflazione tendente alla deflazione.
Questa è la previsione di DB. Un quadro che per fine 2016 dovrebbe un pochino rasserenarsi.

Un grafico interessante, non c’è dubbio. Peccato però che sia di una relatilivè assoluta. Basterà infatti qualche “modifica” importante al cartello produttivo dell’OPEC, più qualche accordo sotto banco anche coi paesi produttori fuori dal cartello, per cambiare nuovamente tutte le carte in tavola. Quindi non ci resta che “navigare a vista”. Tutti questi bei grafici fanno cultura e anche un po’ di colore al momento. Ma poi, alla fine, hanno un’utilità pari a zero visto la relatività del futuro. Le banche centrali si trovano costrette ad adeguarsi ai mercati. Non vedo perché l’investitore non debba fare altrettanto.
Bond Grecia nei programmi di acquisto del QE Europeo?
Poi bisogna sperare che la finanza creativa non si inventi l’imponderabile. In ambito QE Europeo cosa potrebbe inventarsi Draghi? una cosa che personalmente temo e che reputerei un fallimento in partenza. L’ingresso dei governativi ellenici nei programmi di acquisto.
FRANCOFORTE (Reuters) – La Grecia deve dare prova di un solido impegno sul fronte del programma di bailout prima che la Banca centrale europea possa iniziare ad acquistare il debito pubblico ellenico nell’ambito del programma di ‘quantitative easing’.
Lo ha detto in una lettera il presidente dell’istituto centrale europeo, Mario Draghi.
Draghi ha aggiunto che anche se la Bce rinunciasse ai requisiti minimi di rating sul credito per il debito greco, le tempistiche di un eventuale acquisto dei titoli dipenderebbero anche da una serie di fattori aggiuntivi legati alle revisioni del programma e sarebbero sottoposte a vari limiti.

Mi sta bene che la BCe cerchi di contrastare la disinflazione e la possibile deflazione con tutte le armi che sono a disposizione, ma dar corso ad un programma distruttivo lo vedrei assolutamente deleterio. Ti tratterebbe secondo me di pura autodistruzione. Spero di sbagliarmi, ma ormai…non mi sorprendo più di nulla.
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