Crisi Dollaro USA: Oltre i Numeri, tra Politica e Incertezza Economica

Tra le tante cose di cui ho parlato nelle ultime settimane, mi sono esposto un po’ di più sul Dollaro USA, con un commento che è stato un po’ oggetto di dubbi viste le email ricevute, in quanto decisamente “contrarian” rispetto al pensiero comune.
Quindi oggi ci immergiamo in un argomento che ha fatto scervellare non pochi addetti ai lavori nel primo semestre del 2025: il deprezzamento del dollaro USA. Un fenomeno che, diciamocelo, ha lasciato perplessi molti, soprattutto se guardiamo alle classiche previsioni basate sui differenziali di rendimento.
Ma come ben sapete, sui mercati la “normalità” è spesso un miraggio, e le variabili in gioco sono sempre più complesse di quanto i modelli più semplici possano catturare.
Quindi ho deciso di fare chiarezza soprattutto in riferimento al mio pensiero che ho esposto più volte.
Quando i Modelli Tradizionali Fanno Acqua da Tutte le Parti
Per anni, abbiamo imparato che il valore di una valuta è strettamente legato ai differenziali di rendimento: tassi più alti attraggono capitali, rafforzando la moneta. Semplice, no? Ebbene, nel primo semestre del 2025, il dollaro ha deciso di ignorare beatamente questa regola aurea, deprezzandosi più del previsto, nonostante le attese sui rendimenti. È come se, a un certo punto, il mercato avesse deciso di fare spallucce di fronte alla teoria, lasciando gli analisti con un’espressione tra lo sconcertato e il vagamente irritato. Guardate questo grafico Euro Dollaro attualizzati col differenziale di rendimento.

Se guardiamo al grafico EURUSD rispetto al differenziale di rendimento a 1 anno tra titoli tedeschi e statunitensi , salta subito all’occhio come la correlazione, che per un lungo periodo sembrava reggere, si sia di fatto allentata in modo significativo a partire da marzo 2025.
Un vero e proprio “divorzio” tra il dollaro e i tassi d’interesse, almeno secondo i modelli più basilari che indicano un dollaro sottovalutato del 9.5% basandosi solo su questa variabile. Un’anomalia che grida vendetta per chi crede nell’efficienza dei mercati e questa analisi di Apollo, lo sottolinea in modo ideale, sostenendo la teoria che ho sostenuto.
Ma allora, cosa c’è dietro a questa anomalia? Ribadisco quanto scritto nei precedenti post. La colpa non sia del mercato impazzito, ma di un mix esplosivo di fattori, tra cui spiccano la guerra commerciale e l’incertezza sulla politica economica.
Un Futuro in Risalita per il Biglietto Verde?
La buona notizia, per chi detiene asset in dollari, è che il peggio dovrebbe essere alle spalle. Con la guerra commerciale in procinto di risolversi nel giro di poche settimane (si spera, verrebbe da aggiungere con un pizzico di scetticismo), il dollaro è atteso tornare ad apprezzarsi. L’appetito per gli asset statunitensi, dopo la “Liberation Day”, è già evidente nei dati TIC di maggio, che mostrano un forte rimbalzo nella domanda estera per i titoli USA.
Questo suggerisce che una volta dissipate le nubi dell’incertezza politica, i flussi di capitale torneranno a premiare gli Stati Uniti, riportando il dollaro su traiettorie più “tradizionali”. È un po’ come quando un malato si riprende da un’influenza fastidiosa: una volta passata la febbre, il corpo torna a funzionare regolarmente.
La Lezione del Dollaro: Non Solo Numeri, ma Anche Narrazioni
Quello che ci insegna la recente performance del dollaro è una lezione preziosa, specialmente per noi che ci occupiamo anche di finanza comportamentale: i mercati non sono entità puramente razionali, guidate solo da numeri e algoritmi. Sono anche, e forse soprattutto, narrative. Le paure, le incertezze, le speranze e le aspettative degli operatori giocano un ruolo fondamentale, e spesso imprevedibile. E se poi ci si mettono anche le banche centrali a vendere asset… Ma queste vendite oramai dovrebbero essere al capolinea.
In conclusione, la debolezza del dollaro nel primo semestre del 2025 è stata un promemoria brusco ma efficace: nel mondo della finanza, non è mai solo una questione di matematica. È anche, e sempre più spesso, una questione di politica, psicologia e, diciamocelo, un pizzico di sano caos.
GRAFICO EUR USD
Grafico EUR/USD by Tradingview
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