CRISI GRECIA: Syriza è un rischio o un’opportunità per una Nuova Unione Europea?
Esposizione dei vari paesi al debito pubblico greco e percentuale di possesso di tutto il debito di Atene. Tsipras (qui viene illustrato a grandi linee il suo prgetto), leader di Syriza, vuole arrivare a rinegoziare (ristrutturazione debito) e a spendere ciò che non può spendere. Il rischio default diventerebbe certezza.
Ormai è un tira e molla. Che la situazione della crisi Grecia sia molto delicata è un dato di fatto. E secondo me c’è il concreto timore che l’eventuale arrivo al potere di Syriza sia un elemento troppo destabilizzante per gli equilibri dell’Eurozona. Ecco perché si susseguono notizie, smentite, conferme e contro smentite, più messaggi creati ad arte per tranquilizzare la massa e, soprattutto, i mercati finanziari.
Si è insomma coscienti del fatto che la Grecia potrebbe far saltare all’aria tutto il “progetto Euro” che già di per sè è assolutamente farlocco e da rivedere, ma che oggi tiene legati un pugno di paesi della nostra Europa.
Sembra comunque assodato che, anche in caso di vittoria di Syriza, il partito più estremista e fondamentalmente #NoEuro, la Grecia resterà nell’Euro proprio per la stessa volontà di Tsipras, leader di Syriza.
E quindi? Perché tutto questo can can se poi la Grecia resta nell’Euro?
Ciò che più preoccupa è proprio l’atteggiamento greco che vuole diventare fortemente ANTI TROIKA. Quindi basta austerity, con rischio di un nuovo default pilotato del debito pubblico.
E in questo caso chi ci rimette?
Indovinate un po’? Ovviamente i contribuenti ed i cittadini dell’Eurozona.
Chi possiede il debito pubblico della Grecia?
La Grecia, come già ricordato in passato, detiene un debito pubblico pari a 340 miliardi di €, che rappresenta il 175% del PIL prodotto dalla Grecia. E tutti sanno che questo debito è potenzialmente inesigibile.
La cosa preoccupante è che, come da grafico sopra esposto, l’80% del debito è oggi detenuto da stati (un po’ direttamente, un po’ tramite il FMI, un po’ tramite la BCE), e quindi resta indirettamente in capo agli altri cittadini NON greci che quindi si ritroverebbero a pagarne le conseguenze.
Se poi vogliamo essere più precisi, ecco i pesi e le percentuali di possesso direttamente in pancia ai singoli paesi (a cui occorrerà quindi aggiungere le quote di FMI e BCE).
Come mai il debito è in pancia questi stati ed enti sovranazionali? Perché è tramite loro che il vecchio debito è stato “scambiato” e rinegoziato, tra l’altro a condizioni clamorosamente di favore (Atene paga mediamente un tasso del 2,4%) ma che non sono state sufficienti a ridimiensionarne il volume.
Per la cronaca, L’Italia ha concesso alla Grecia 43,5 miliardi, la Germania 67.
Capite benissimo che se Tsipras porterà avanti con successo la sua politica, questi soldini rischiano di fare una brutta fine.
Ecco cosa dove vuole andare a parare Tsipras:
a) rinegoziazione del debito
b) Aumentare la spesa pubblica
c) Aumentare gli stipendi pubblici
d) Aumentare i saliari minimi
e) Tagliare l’imposizione fiscale
f) Permare le privatizzazioni che stanno impoverendo il pubblico
g) Assumere almeno 300.000 nuovi impiegati pubblici, in un settore che conta già circa 700.000 dipendenti pubblici (praticamente il 10% della popolazione)
Quanto voluto da Tsipras è difendibile se visto con gli occhi dei greci che sono allo stremo a causa del’austerity. Ma per tutti gli altri, vista l’infattibilità del progetto viste le finanze greche, può solo significare una cosa: FALLIMENTO e situazione che per il futuro resterà fortemente destabilizzata.
E le ultime dichiarazioni del leader di Syriza sono da vero visionario e per lo più bugiardo:
“La mia Grecia non danneggerà l’Europa”.
Ah si? E allora io sopra ho scritto una quantità di cavolate? Non credo. La Grecia di Tsipras danneggerà e non poco anche l’Italia. La sua voglia di cambiamento è importante proprio per dare una svolta alla NUOVA Unione Europea. Ma così costruita è deleteria, irrealizzabile e controproducente.
E, permettetemi, pericolosa.
Sempre se, una volta al potere, riuscirà ad avere i numeri per governare. Ma questa è un’altra storia..
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