MAMMA, mi si sono ristretti i profitti!!!
Viviamo in un’era dove subiamo addirittura un “eccesso” di informazioni. Provate a notare: quando arriva una correzione, quando c’è un movimento strano, basta andare su un motore di ricerca e magicamente si trovano migliaia di ipotesi, alcune difendibili, alcune strampalate. Il fatto però di avere fin troppe informazioni, crea invece ancora più confusione. Infatti non troverete MAI una perfetta univocità nelle cose che leggete. In altri termini, non sarà MAI per tutti BUY…oppure SELL. Anche perché se così fosse, allora il consiglio che ne deriva sarebbe persin troppo facile, ovvero FARE IL CONTRARIO.
Ma lasciamo perdere questi ragionamenti “leggeri”.
Parliamo di borse ed in particolare dell’unico mercato che può veramente condizionare TUTTE le borse globali, ovvero Wall Street.
Politica monetaria, coincidenze planetarie, attività metereologi che, tutto può influenzare il sentiment ma SOLO una cosa muove veramente il mercato: i PROFITTI. Tutto il resto, permettetemi, è aria fritta che condiziona il breve ma che NON fa la differenza.
Eccovi a questo punto quella che io considero “LA NOTIZIA”, quella da prendere e stampare e da tenere sulla scrivania come promemoria.
WASHINGTON (MarketWatch) — Corporate profits sank 3.2% in 2015 to mark the first decline since the Great Recession, adding another weight on a slow-growing U.S. economy. American companies have been squeezed by falling exports, cheaper imports and continued caution on the part of savings-minded consumers. Firms have also incurred higher labor costs. Adjusted pretax profits sank 7.8% in the fourth quarter, the Commerce Department said Friday. Profit figures are adjusted for depreciation and the value of inventories. (…) The drop in annual profits last year is the first since 2008, when the U.S. was in the middle of the worst downturn since the 1930s. Energy companies have been hit particularly hard by a slump in oil prices while manufacturers have been battered by a stronger dollar that makes it harder to sell goods overseas.
Anche se la traduzione è superflua, l’articolo sopra citato ci dice che i profitti delle imprese USA sono scesi del 3,2% nel 2015, il primo calo consistente dal 2008, da quando quindi c’è stata la crisi Lehman Brothers. per intenderci.
La fedele FRED di ST Louis ci fornisce un eccellente grafico sull’argomento, che certifica la difficoltà del settore corporate.
Direi che non c’è bisogno di grossi commenti, vi pare? A questo punto la cosa da fare è un (impietoso) confronto che ci deve aiutare a meglio capire cosa sta accadendo nella realtà. Tanto per cominciare guardiamo l’analisi previsionale della FED di Atlanta. Dopo una fase dove addirittura era nella parte superiore del range previsionale, la FED di Atlanta cambia parere e finisce addirittura a…0.6%. Che sventola, ragazzi!
The GDPNow model forecast for real GDP growth (seasonally adjusted annual rate) in the first quarter of 2016 is 0.6 percent on March 28, down from 1.4 percent on March 24. After this morning’s personal income and outlays release from the U.S. Bureau of Economic Analysis, the forecast for first-quarter real consumer spending growth fell from 2.5 percent to 1.8 percent. The forecast for the contribution of net exports to first-quarter real GDP growth declined from –0.26 percentage points to –0.52 percentage points following this morning’s advance report on international trade in goods from the U.S. Census Bureau. (FED Atlanta)
Sarà interessante, in data 01 aprile, vedere se nella revisione della previsione, la FED di Atlanta ci farà il classico “Pesce d’Aprile” oppure no… Intanto però una constatazione.Siamo onesti, signori, il mercato non sta scontando queste cose… Ed in effetti basta fare la prova del “nove”.
Mettiamo a confronto l’indice SP500 con gli utili previsti per il 2016. E il risultato è un po’ Inquietante. La correzione di gennaio e febbraio aveva reso quasi coerente le quotazioni di borsa, ma poi il rimbalzo delle ultime settimane ha rigenerato il gap, malgrado un ulteriore rallentamento delle aspettative sugli utili delle società quotate. Non credo occorra aggiungere altro. La divergenza è NETTA. Poi ci può stare il sentiment, l’euforia e quant’altro. Ma un bel giorno ci si renderà conto che i profitti aziendali sono scesi e quindi che le valutaizoni di borsa sono incoerenti con la realtà.
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