THAT’S ALL, TARIFFS!

Confusione mista ad incredulità.
A un’ora dall’apertura di Wall Street, le borse europee cedono circa il 2%, ma la liquidità in uscita non sta confluendo in modo significativo nel comparto obbligazionario. Un chiaro segnale di incertezza e assenza di un vero flight to quality.
Bivio complesso per le banche centrali:
a) rischio di un rallentamento economico che richiederebbe tagli ai tassi
b) persistente pressione inflazionistica che spingerebbe per una politica monetaria più restrittiva.
Impossibile dirlo ora. E questo post potrebbe già finire qui. Perché poi tutto è una conseguenza. L’intermarket parte dall’inflazione, per arrivare al mondo tassi, bond, equity. Ed i dazi creano sconquasso, condizionando tutto.
Sorprende però la resilienza ideologica. Dai, è sicuramente il miglior complimento che hanno dato a Trump nelle ultime settimane. Anche perché le sue mosse audaci hanno già generato un sell-off di circa 5 trilioni di dollari nelle ultime sei settimane.
Le stime parlano di dazi medi del 15% verso i principali partner commerciali, un impatto che potrebbe spingere l’inflazione core al 3,5% entro fine anno, ben oltre il target del 2% della Federal Reserve. Ma Trump va oltre, quasi dice #caqqomene e dice che tanto si fa come dice lui perché sa che è cosa buona e giusta. Il nuovo Messia dell’economia che vuole anche riscrivere le regole.
E speriamo che almeno in tutto questo la FED possa rimanere indipendente sennò la Turchia insegna ( chi è un po’ sui mercati sa a cosa mi riferisco).
Ho già parlato troppo in queste settimane. Non voglio annoiarvi. Non posso che dire il concetto che è giunto il momento di rivedere gli equilibri di portafoglio. Il resto lo trovate nei miei post precedenti.
STAY TUNED!