Decreto “salva banche” in arrivo dall’UE. Ma dove si nasconde il “rischio sistemico”?
La Commissione Europea mette sul piatto 150 miliardi per mettere in protezione le banche italiane ed evitare un ingestibile effetto domino. Intanto DB si manifesta per quello che è: IL vero rischio sistemico. E a dirlo non è il sottoscritto…
Non si fa altro che parlare di questo. Anche qui sul blog. Proprio ieri ho detto in un post quanto sia fondamentale “mettere in sicurezza” il settore bancario europeo in tempi rapidi. Le mie esternazioni erano successive agli attacchi soprattutto speculativi che hanno colpito le banche italiane. Ma forse non dovevamo preoccuparci visto che il nostro premier Matteo Renzi ha recentemente dichiarato:
“Le banche italiane sono molto solide, ma hanno un problema: la mancata decisione da parte dei miei predecessori di utilizzare una bad bank pubblica”. (M Renzi)
Hai capito? Le banche italiane sono solidissime… Certo, i suoi predecessori potevano fare MOLTO meglio ma dire che oggi è tutto ok mi sembra un eufemismo. Ma non è tutto. Se le banche italiane fanno acqua da tutte le parti, e siamo onesti perché è così, non pensiate che gli altri stanno meglio di noi. Guardate proprio la Germania. Il problema è sempre li davanti ai nostri occhi, si chiama Deutsche Bank, una banca che rappresenta non un rischio sistemico ma IL rischio sistemico. Ormai ne parliamo da anni, fino alla noia, e già sappiamo tutto su esposizione su derivati ed utilizzo della leva finanziaria. Gli stress test USA segnano picche ma non solo loro…
(…) per il secondo anno di fila la controllata americana Deutsche Bank Trust Corporation non ha superato gli stress test. Inoltre, l’istituto guidato da Christine Lagarde (FMI, ndr) ha definito il gruppo come “una delle banche importanti a livello sistemico globale (G-SIB, ndr) che piu’ di tutti contribuisce ai rischi sistemici, seguita da Hsbc e Credit Suisse”. (IS24H)

Se dovessimo fare una scaletta, sarebbe così composta:
1) Deutsche Bank
2) HSBC
3) Credit Suisse
4) JP Morgan
5) Goldman Sachs
6) BofA – ML

Detto fra le righe significa solo una cosa: DB non è un problema, è IL problema. Le nostre banche, quasi definibili “banchette” possono essere salvate con un po’ di buona volontà e di buoni soldini. Ma DB chi la può salvare? E poi la cosa comica è che la maggior parte delle banche paga ancora cospicui dividendi. Un controsenso pauroso, visto che si va a dissanguare chi già stenta a restare in vita in quanto senza sangue.
Però bisogna fare attenzione. La tensione è alle stelle, con la Brexit le banche si trovano ancora più indebolite (quali saranno le vere condizioni di salute di DB????) e l’effetto contagio è dietro l’angolo.
Quindi ecco che arriva lo “stato di necessità”, che costringe l’UE ad intervenire. Come spesso capita, in piena “zona Cesarini”, arriva la comunicazione che cerca di salvare in extremis “capre e cavoli”.
La Commissione europea ha autorizzato — sulla base delle regole Ue sugli aiuti di Stato — l’introduzione per l’Italia di uno schema di garanzia per le banche fino al 31 dicembre 2016. Si tratta di una misura precauzionale. Secondo la commissione, questo «schema» è in linea con le linee guida del 2013 e schemi simili sono già operativi in diversi paesi Ue. L’Italia ha chiesto di autorizzare la fornitura di liquidità che può avvenire a sostegno di banche solventi in caso di bisogno. Il “plafond” della garanzia pubblica per il supporto precauzionale alla liquidità delle banche solvibili, su cui la Commissione europea ha dato il via libera all’Italia, potrebbe estendersi fino a un valore di 150 miliardi di euro. (CdS)
Obiettivo: tranquillizzare i mercati. Ah ecco, tanto non ce n’è bisogno giusto? Intanto si cerca di stabilizzare i mercati, placando la volatilità sulle banche italiane e limitare l’effetto domino. IO però vi ripongo la questione: dopo le correzioni post Brexit, qual è il reale stato di salute di Deutsche Bank, vista la sua esposizione sui derivati ed il loro utilizzo della leva finanziaria?
FMI e stress test a parte, io non ho trovato particolari aggiornamenti a riguardo. Ma credetemi, la volatilità non ha sicuramente lasciato immune il già martoriato bilancio di DB.
Per una volta, preoccupiamoci pure delle banche italiane ma sistemicamente parlando, ci sono istituti che si trovano in condizioni, secondo me, ben più difficili.
Chissà se questo vecchio volpone ci ha preso di nuovo…
Il magnate ungherese naturalizzato americano George Soros, ci prova nuovamente e con il suo fondo di investimento si posiziona short con 7 milioni di azioni Deutsche Bank.
La banca tedesca è una delle colonne finanziarie portanti dell’Unione Europea, motivo per il quale sembra scricchiolare come e più delle altre, con il titolo è alle soglie di un territorio inesplorato, avendo raggiunto i suoi minimi storici. (Source)
Il problema è che, se ci ha preso di nuovo, significa che forse DB potrebbe essere l’ennesimo evento sistemico. Ma se la Brexit, la si cerca di gestire con la diplomazia e la politica, come ci si potrebbe comportare con un eventuale fase di forte difficoltà di B?
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