DERIVATI: qualcosa è cambiato? E sono così pericolosi?

Pubblicato 4 Aprile 2013 Aggiornato 7 Agosto 2014 10:32

Nel giorno in cui siamo tornati a parlare delle perdite su derivati del settore bancario, con un focus su Deutsche Bank pubblicato in giornata, andiamo a fare un aggiornamento sull’argomento.

Dopo il 2008, si è corsi ai ripari ed a seguito di indagini della Commissione Europea sull’ISDA, si è imposto alle banche una maggiore trasparenza su tutto quello che era inerente al mondo dei derivati. Si è chiesta maggiore chiarezza, al fine di avere sempre il “polso della situazione “ e di evitare che alcuni operatori facessero operazioni troppo azzardate.
Nel corso degli anni il peso dei derivati è stato limato di poco. Ocme vedete dal grafico che vi propongo, è diminuito il peso dei Credit Default Swap (vietati ora i CDS Naked in Europa), mentre le altre voci sono scemate di poco. Interessante anche il dimezzamento della categoria “altro”, dove troviamo molti derivati impacchettati su altri derivati e che sono totalmente incontrollabili. Ma i volumi restano sempre esorbitanti.
Però occorre dire una cosa. E’ vero che i derivati qui vengono stimati pari ad un controvalore di 639.000 miliardi di USD, quindi circa 10 volte il PIL mondiale, ma quanti di questi derivati sono veramente pericolosi?
Quando parliamo di derivati sui tassi, speso e volentieri si tratta di coperture. Stessa coza per il mercato delle valute. Ecco perché è sempre più importante distinguere quello che è il “buono” del mercato da quello che invece è “cattivo”, pericoloso e dannoso.
Resta però il fatto che 10 volte il Pil resta uno sproposito ingestibile.

STAY TUNED!

DT

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