Draghinomics: parte la sfida della BCE contro la Germania

Pubblicato 1 Settembre 2014 Aggiornato 2 Settembre 2014 09:04

draghi_vs_merkelForse alcuni di voi ricorderanno che circa due anni fa fu eletto in Giappone quel primo ministro, Shinzo Abe, che ha generato quel vero e proprio esperimento di politica monetaria espansiva noto come “Abenomics”, un piano molto complesso ed articolato (nonchè aggressivo e pericoloso) per fare uscire l’economia del Giappone da anni di stagnazione e deflazione.
Questo esperimento di Abe è costituito da diverse parti: un massiccio stimolo monetario sotto forma di allentamento quantitativo e qualitativo (QQE), un incremento del credito al settore privato, stimoli fiscali e riforme, tante riforme per far crescere il mercato e l’economia, con interventi massicci a favore della domanda aggregata.

Se ci fate caso, qualcuno a Jackson Hole, nell’esprimere i suoi ideali, non era poi così lontano da queste posizioni. Ovviamente parlo del grande protagonistra del simposio, ovvero Mario Draghi, il quale sembra avere un piano in serbo, un progetto che alla fine non dista poi così tanto da quello che è appunto l’Abenomics, tant’è che qualcuno si è già divertito a trovare il nuovo hashtag, ovvero #Draghinomics.

Draghi_Mario_02Mario Draghi, e questo lo abbiamo già esposto, necessita innanzitutto di riforme strutturali degli stati membri, senza le quali il progetto rimarrebbe zoppo. TUTTI i paesi. E se qualcuno come Irlanda e Spagna si stanno dando da fare, ce ne sono altri come Italia e Francia che ancora latitano sotto questo aspetto. Con le riforme, la BCE si sentirebbe autorizzata ad agire in modo più masiccio. Un premio per gli sforzi fatti, insomma.

Più flessibilità? EQQE? (european qualitative and quantitative easing)? E su quali titoli? Su questo purtroppo non abbiamo indicazioni, anche perché NULLA si può dare per scontato.

Draghi è ben cosciente del fatto che l’Eurozona è ad un passo dalla deflazione, il che potrebbe giustificare il QE. E questo sarebbe un passaggio assolutamente fondamentale per poi arrivare alla Draghinomics, parificando la BCE a quanto già visto appunto con la BOJ o anche con FED e BOE. E già solo il QE potrebbe (condizionale d’obbligo, mi raccomando) portare benefici notevoli (vedendo le esperienze, secondo me irripetibili, degli USA per esempio) sia sul lato dei cambi, con un Euro più debole, sia sul lato dell’equity, con rally dell’azionario, e poi delle società e dell’economia in generale. Verrebbe cioè a ricrearsi quell’ “Effetto ricchezza” già visto negli USA.

cittadino-europa-disomogeneaInutile dirlo che questo “progetto” non è di così facile realizzazione. Innanzitutto per la disomogeneità dell’Eurozona (la BCE è la banca centrale di un‘Unione Europea che tutto è fuorchè un Unione… quindi tanti paesi INDIPENDENTI che hanno una banca centrale in comune) e poi…qualcuno potrebbe non essere d’accordo.

In primis il buon Wolfgang Schaeuble di cui vi ho scritto nel week end, oppure la Merkel, che (forse, chissà, forse non lo sapremo mai…) è stata protagonista di questa benedetta telefonata a Draghi di cui sicuramente avete sentito parlare…

Secondo quanto riporta l’autorevole Der Spiegel, il cancelliere tedesco, Angela Merkel, in persona avrebbe chiesto chiarimenti al presidente della Bce, lamentando il fatto che Draghi avrebbe posto maggior accento sull’opportunità di riforme strutturali piuttosto che sulla necessità di mantenere l’austerità di bilancio, per rafforzare la crescita in Europa. (…)

angela-merkel-al-telefonoSecondo Der Spiegel, la Merkel avrebbe chiesto a Draghi se avesse cambiato idea riguardo alla necessità di mantenere l’austerità nella gestione del bilancio pubblico. Da parte sua, rivela sempre il giornale, Draghi avrebbe difeso la sua posizione spiegando che la Bce, dopo aver tagliato i tassi di interesse ai minimi storici e iniettato denaro nell’economia per sostenere la ripresa, ritiene che misure di stimolo in quadro di riforme strutturali possano essere un modo per dare forza alla crescita. (Source) 

In effetti Draghi preoccupa non poco i tedeschi, proprio per la sua aggressività, oppure perché ha capito che se non si interviene massicciamente non si risolve nulla. Solo che i tedeschi non sono decisi a trattare sulle grandi BASI (ehm…) dei trattati che invece BISOGNA ASSOLUTAMENTE RIVEDERE.

Certo è che l’iniziativa di Draghi suona non solo come un invito ad agire SUBITO, sia da parte dei Governi e sia da parte della BCE, quasi alla ricerca spasmodica di un “livellamento” tramite le riforme per poi far ragionare l’Unione Europea con una stessa lingua di bilancio. Ma mi sorge un amletico dubbio: Come può l’Unione Europea definire e attuare una politica fiscale comune senza avere un bilancio comune?

Sono tanti i dubbi che mi assillano, e sono veramente poche le certezze, comprese quelle di successo di un eventuale Draghinomics.

Intanto giovedì c’è il Meeting BCE che dovrà fare qualcosa per far risalire l’inflazione. Basterà il solito BLA BLA BLA di Draghi? Temo di no. Qualche banca (RBS) ventola l’ipotesi di un nuovo taglio del tasso BCE dallo 0.15% allo 0.05%. Discutibile anche l’utilità di tale intervento (che presumibilmente si trascinerà anche dietro un ulteriore abbassamento dei tassi sui depositi, già ora in negativo). E altrettanto difficile secondo me il lancio anche solo parziale del Draghinomics. Intanto però il braccio di ferro BCE-Germania è partito ufficialmente.

Il risultato può solo essere uno di questi: o si cambia oppure salta il giochino. Avanti così non si può andare.

The road to deflation

inflazione eurozona

STAY TUNED!

Danilo DT

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