E così nacque anche Atlante2 “la vendetta”. Ma occorre ben altro per le banche italiane
Tutto come previsto, e non se ne poteva fare proprio a meno.
Dopo Atlante, Fondo di diritto italiano, riservato ad investitori professionali, con una dimensione pari a 4.25 miliardi di Euro, ecco arrivare la seconda parte del progetto “salva banche” che ha come protagonista, appunto, un nuovo fondo che questa volta, invece, sarà dedicato proprio e solo agli NPL, i Non performing Loans (crediti deteriorati) che stanno rendendo difficile la vita alle banche quotate.
(…) Ma la cosa più importante è la nascita di Atlante2, il nuovo fondo di Quaestio sgr sta per essere lanciato con una dotazione di 3-4 miliardi di euro dedicati esclusivamente all’acquisto e alla gestione degli Npl (…). La notizia è stata implicitamente confermata ieri dall’Adepp — l’Associazione degli enti privati di previdenza — che ha dato il via libera preventivo a un investimento totale di 500 milioni di euro che dovrà essere deliberato da ogni singola cassa. Parteciperanno il capitale di Atlante2, oltre alle Casse previdenziali, la Cassa Depositi e Prestiti, Sga e lo stesso Fondo Atlante, che apporterà 1,2 miliardi di euro. Appaiono vicini all’adesione anche Unicredit, Unipol e Generali. Il Leone di Trieste deciderà in un cda convocato entro fine settimana, a patto appaia un chiaro sentiero di soluzione del problema Mps. (…) (CdS)
Quindi un fondo, come detto, dedicato solo agli NPL, mentre Atlante 1 invece, aveva queste caratteristiche (prese dal sito della società che lo gestisce, la Quaestio SGR), quindi un fondo SOLO per il 30% utilizzabile per gli NPL. (visto che il restante 70% sarà quasi obbligatoriamente utilizzato per gli aumenti di capitale delle banche italiane)
Era una mossa necessaria, perché Atlante 1 era incapiente per poter gestire gli NPL, e ora con Atlante 2…la situazione cambia di poco perché con 4 – 5 miliardi di Euro di certo non si risolve la situazione… E lo dimostra la citazione di Generali. Se MPS da sola deve negoziare rapidamente almeno 10 miliardi di NPL, come potrà fare il fondo Atlante 1 + Atlante 2 a risolvere il problema?
Proprio a questo proposito, mi permetto di proporvi per intero un articolo di Seminerio sulla questione MPS e su come la si potrebbe risolvere. Tra le tante asinate che si leggono in giro, questa merita sicuramente un po’ di attenzione in più (perché non è affatto un’asinata).
(…) MPS deve ridurre drasticamente il livello di sofferenze nette, come richiesto non solo e non tanto dalla sorveglianza Bce ma anche dal buonsenso. Per fare ciò, servono cessioni di Npl o considerevoli aumenti delle rettifiche su crediti, per avvicinarsi al livello corrente del mercato. Serve anche smettere di dire che sulle sofferenze “non c’è mercato”, oppure che “siamo di fronte ad un caso di fallimento del mercato”. L’unico fallimento che abbiamo davanti agli occhi, al momento, è quello di una classe dirigente in quotidiana negazione della realtà, e con una propensione patologica a diffondere le infezioni economiche e finanziarie alle parti sane del paese. Il punto di minimo, di questa negazione della realtà, è sinora coinciso con l’assurda presa di posizione del presidente dell’Abi, sulla tutela costituzionale del risparmio che, come tale, vieterebbe ogni operazione di condivisione degli oneri a carico degli investitori/creditori delle banche. Quello che si è letto in seguito, a sostegno di tale tesi, è semplicemente desolante, così come desolante è leggere gli ormai ossessivo-compulsivi editoriali che se la prendono con il portafoglio titoli delle banche tedesche per invocare soldi pubblici nelle nostre banche.
La strada che MPS ha di fronte a sé, a giudizio di chi scrive, e partendo dalla fondamentale premessa che la banca non è al momento in dissesto, è quindi la seguente:1. Procedere a svalutazioni straordinarie aggiuntive dei crediti in sofferenza, da completare entro fine 2016 secondo un cronoprogramma inderogabile;
2. Determinare il fabbisogno di capitale da esse indotto;
3. Lanciare l’aumento di capitale così determinato;
4. Richiedere garanzia pubblica per la parte dell’aumento di capitale che risultasse non sottoscritta dal mercato;
5. Su tale parte, e prima del via libera all’intervento pubblico, applicare la conversione in capitale del debito subordinato della banca per importo pari a metà dell’aumento di capitale non sottoscritto dal mercato;
6. Il Tesoro, in tal modo, potrebbe entrare nella ricapitalizzazione con una logica di matching funds, cioè mettere esattamente quanto messo dagli obbligazionisti subordinati convertiti in azionisti, e l’aiuto di stato sarebbe per definizione legittimo; (Ph)
Quindi, cari lettori, è evidente che non è una questione di Atlante 1 o Atlante 2. Sono per certi versi “specchietti per le allodole” in quanto non risolvono il problema, ma cercano di dare un supporto psicologico all’investitore e vogliono far vedere un interventismo del sistema che però resta insufficiente. Qui bisogno intervenire in modo diverso, ma siccome MPS non è allo stato delle quattro banche “salvate” dal governo, si può ancora intervenire in modo diverso, come spiegato qui sopra. Però è innegabile che lo status per qualcuno potrebbe cambiare, da obbligazionista ad azionista, e qualcuno ci rimetterà dei soldi. Ma signori, tanto nulla si crea e nulla si distrugge, e quindi è matematico che qualcuno ci deve rimettere. Però quello che occorre fare è cercare di circoscrivere l’incendio esuccessivamente fare il possibile per domarlo. La condivisione degli oneri, non porta alla soluzione del problema anche perché, non dimentichiamolo, si potrebbero generare dei precedenti.
Tutto questo confermerebbe cosa hanno detto recentemente Padoan e Visco. Se veramente il problema non è sistemico ma legato SOLO a singole banche, allora è meglio intervenire su di esse in modo chiaro e deciso. Solo così il mercato si renderà conto che il problema non è sistemico. E magari, così fcendo, tornerà anche la fiducia sui nostri istituti di credito.
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