Economia Italiana: il sommerso non è SOLO da demonizzare
A quanto ammonta l’ economia sommersa? E come influisce sul PIL di un paese? Può essere utile anche per poter tentare di ripartire? E’ possibile creare una convivenza e addirittura una “collaborazione”?
La lotta della Finanza nei confornti del cosiddetto “nero” e del sommerso è sotto gli occhi di tutti. Ma in pochi sanno che il peso del sommerso non è certo di poco conto e non solo in Italia. Secondo gli studi dell’Università di Linz, la dimensione dell’economia sommersa nei vari paesi dell’Eurozona è decisamente variabile da area ad area. Si passa dal 7,6 % del PIL in Austria fino agli estremi dell’Estonia dove il sommerso vale il 28.2% del PIL (alla faccia della corruzione e del nero!). In media il sommerso dovrebbe pesare in Eurozona per un 17.3%.
E venendo a noi, quanto pesa per l’Italia? Quest’analisi stima un “rispettoso” 21.6% del PIL: un dato che secondo me non rappresenta in modo corretto la realtà dei fatti. Io sono fermamente convinto che il sommerso vale molto di più.
ITALIA: il “nero” vale 540 miliardi di Euro, alias il 35% del PIL
Un’analisi dell’Eurispes di quest’anno, stima che l’economia sommersa muove nel nostro Paese circa 540 miliardi di euro. E in questa fase di crisi, sembra proprio che uno dei mezzi principali ammortizzatori degli effetti della crisi sembra essere proprio l’economia sommersa, il cui valore complessivo è stimato dall’Eurispes per il 2011 in almeno 540 miliardi di euro, corrispondenti al 35% del Pil ufficiale. E’ il cosiddetto “spread” tra ricchezza reale e dichiarata.
Spread provinciale tra ricchezza “dichiarata” (Pil pro capite) e benessere reale – Anno 2012

Stesso mio parere su quella che risulta essere l’economia più sommersa, quella greca. La stima dell’Università di Linz dà un sommerso per la Grecia pari al 24% (ben al di sotto delle stime Eurispes per l’Italia!). In realtà, alcuni studi indipendenti danno addirittura la possibilità di un sommerso greco pari al 40-45% del PIL. Immaginatevi cosa significa a livello fiscale….
E in questo scenario di evasione, occorre dire che il tasso medio dell’IVA in Eurozona è pari al 20% (in aumento medio di 2 punti dal 2000) e che le imposte sui consumatori dovrebbero essere scese del 4% al 43.1% sempre a livello medio. Ma non in Italia.
E allora, caro Governo e cari politici, prendete atto di questi numeri e di queste percentuali e cercate di trovare quello che gli studiosi di Linz chiamano un “ponte grigio” per poter collegare l’economia reale e quella NON ufficiale, con delle iniziative che rendano il sommerso “utile” per la comunità e le finanze pubbliche. Ad esempio, il Belgio già si sta muovendo in questa direzione, e altrettanto dovrebbero fare i paesi più corrotti e con più sommerso. In primis Italia e Grecia. Direi che questa potrebbe diventare una conditio sine qua non per provare quantomeno a rialzare la testa. Sempre nella convinzione che il sommerso si può combattere, si può limitare ma non si può definitivamente eliminare. E a questo punto, perché non cercare dei punti di convivenza da cui partire e cercare di creare del valore per la comunità?
STAY TUNED!
DT
