EFSI: alla ricerca del fondo europeo degli investimenti strategici e della sua leva finanziaria
Mario Draghi e più recentemente il Fondo Monetario Internazionale hanno speso un sacco di parole su come combattere questa crisi economica che ormai è diventata cronica.
In entrambi i casi la parola comune è assolutamente una: CRESCITA, una crescita che deve alimentare il PIL in qualsiasi modo. E ognuno deve fare la sua parte. Quindi si ritorna sulla necessità delle riforme e quant’altro. Eccovi due spunti sull’argomento.
Secondo il Fondo monetario internazionale, «la crescita potenziale nelle economie avanzate probabilmente aumenterà leggermente rispetto ai tassi attuali ma rimarrà al di sotto dei livelli pre-crisi nel medio periodo». Due i motivi principali: l’invecchiamento della popolazione e la lentezza della ripresa nell’accumulo di capitale. Tutto cioò avvertono i tecnici di Washington, «porrà nuove sfide ai governi» a partire dalla sostenibilità dei conti pubblici e di tassi d’interesse vicini allo zero. Per questo, è l’avvertimento, «accrescere il prodotto potenziale deve essere una priorità sia nelle economie avanzate che in quelle emergenti». (Source)

Mario Draghi constata che «la crescita si rafforza» per effetto del petrolio poco caro, della domanda esterna, dei tassi bassi e dell’euro sceso. (…) «Si deve completare il mercato unico europeo, creare un ambiente favorevole alle imprese, intervenire sul lavoro». (…) L’uomo della Bce immagina altri passi in avanti dell’Europa. Per il lungo periodo pensa a un’armonizzazione delle regole sulla bancarotta, per il medio una maggiore enfasi sul ruolo delle istituzioni rispetto a potere legislativo, è un modo per rassodare le fondamenta del sistema europeo. (Source)
In parole povere, i vari stati devono fare “sistema “ e combattere insieme il problema. E altrettanto devono fare le istituzioni come l’Unione Europea. L’aiuto deve venire quindi anche da Bruxelles, che deve permettere magari maggiore flessibilità e fornire quegli incentivi che andranno ad alimentare una concreta e solida ripresa economica (questo sulla carta).
La soluzione Juncker
E l’UE, per fortuna ci ha pensato e non poco, tanto che il buon Juncker ha messo sul piatto una cifra importante. BEN 315 miliardi di Euro tramite il nuovo strumento, il Fondo europeo per gli investimenti strategici (EFSI), un contenitore MAGICO che aiuterà piccole e medie imprese e settori chiave di rilevanza europea quali ad esempio: energia, trasporti, banda larga, istruzione, ricerca e innovazione.
Dalla slide risulta evidente un meccanismo “moltiplicatore” un po’ perverso che permetterà ai 21 miliardi iniziali, di trasformarsi in ben 315 miliardi nell’arco di qualche anno.
Pensieri a voce alta
Prima cosa. Già il fatto che si utilizzi la leva finanziaria mi fa un po’ accapponare la pelle. Segno che forse i signori non hanno ancora capito molto bene oppure non hanno imparato sufficienza del passato. Se poi aggiungiamo che si mette in gioco il futuro dell’Europa la perplessità aumenta. (per la cronaca si tratta di una leva finanziaria CINQUE volte superiore a quella normalmente utilizzata per gli investimenti pubblici).
Seconda cosa. Si parla di una base di partenza di 21 miliardi di Euro. Oggi la cifra a disposizione non è che quella racimolata da Juncker dal bilancio dell’Unione Europea, ovvero 2 miliardi. E il resto? Andiamo con ordine. Bruxelles ha trovato soltanto 2 miliardi di fondi pubblici, pescati come detto nel budget europeo. La Ue aveva previsto di finanziare con 8 miliardi di euro il “piano”, poi, per il meccanismo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, questi 8 miliardi sarebbero raddoppiati a 16 (una “garanzia” dovuta alla “qualità” dell’origine dei primi 8 ) e, addizionando i 5 miliardi promessi dalla Bei, si sarebbe arrivati a 21 miliardi (5+16). Il denaro, già in parte virtuale (8 miliardi di fantasia), sarebbe poi gonfiato a 315 miliardi, per l’effetto “moltiplicatore” a forza 15, in cui crede fermamente Juncker. [fonte dei dati] Io ve lo ridico, se non lo avete capito: LEVA 15.
Terza cosa: l’operazione anche se molto consistente è considerata dagli analisti NON sufficiente per rilanciare in modo serio l’economia europea.
Quarta cosa: l’operazione stona clamorosamente con il “mood” del momento. Infatti il sistema sta cercando disperatamente (senza riuscirci) il deleveraging. Qui invece si fa esattamente il contrario! Ora, chi ha un po’ di praticità con i prodotti finanziari che investono a leva (come certi certificati sul FTSEMIB) sanno benissimo che ci vuole poco per fare sconquassi allucinanti. Quindi capite benissimo la rischiosità dell’operazione proposta da Juncker. Facendo due conti, se gli investimenti dovessero subire una correzione pari al 7% significherebbe, per il fondo EFSI, un bell’azzeramento dell’investimento.
Quinta cosa. E difatti cosa è successo? Il tempo passa, ma alla fine ci sono SOLO i due miliardi di partenza. Sono già arrivate richieste per BEN 2.000 progetti per un controvalore pari a 1.300 miliardi (e quindi il fondi sarebbe comunque non sufficiente). Tutto il resto che fine ha fatto? Bah la soluzione ci sarebbe: basterebbe passare ad una leva pari a 158x per risolvere tutto, no?
Ora, io ho scherzato con questo ultimo conteggio ma in realtà, nell’assurdo, preoccupa non poco che certe valutazioni sono state fatte con eccessiva leggerezza.
Intanto però, come avrete capito, il EFSI rischia di diventare l’ennesima opera incompiuta di un’Unione Europea colabrodo come non mai.
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