ENI vs WTI OIL

di gremlin
31 Gennaio 2011 06:25

Le tensioni nell’Islam mediterraneo mettono a rischio gli attuali equilibri strategici internazionali e fanno il gioco dei big speculator. Al di là delle implicazioni militari venerdì ci sono state nette ripercussioni di borsa: il blackout internet egiziano ha fatto traballare il Nasdaq 100 (-2,6% e MSFT -3,9%), WS nel suo complesso ritraccia vistosamente (ma senza panico), il MIB crea una trappola rialzista da manuale, la compagnia del rifugio (bond, oro e USD) si rafforza.
Due fortissimi segnali operativi di allerta li aveva lanciati DREAM con un tempismo invidiabile che meriterebbe una standing ovation: divergenza del DJ Transportation index e spread pazzesco WTI/Brent arrivato al -11,5%:

uno spread così anomalo lo si è visto solo a luglio 2008 con il WTI oil a 148, massimo storico raggiunto con un movimento progressivo originatosi dal minimo di 51 del marzo 2007.

Altro dato sospetto di questi giorni è stato l’ulteriore poderoso calo del Baltic index.

Che potrebbe succedere ora? un blocco del canale di Suez avrebbe conseguenze sui rincari dei noli marittimi e delle materie prime; e poi tocchrebbe al petrolio (maledetto petrolio, feticcio dell’evoluzione tecnologica e fattore primario di disgregazione socio-ambientale di lunghissimo periodo).
Il brent è già aumentato come da logica sottostante mentre il WTI è frenato (politicamente?), possibile quindi un ulteriore allargamento dello spread e poi ripresa verso nuovi massimi di periodo anche del WTI, quindi scenario progerssivamente più disastroso per le tasche del parco buoi. Al momento non è possibile escludere nulla, nemmeno una quarta crisi energetica: lo scenario internazionale che portò agli shock petroliferi degli anni ’70 torna d’attualità (inflazione al 20% in Italia, divieto di circolazione domenicale, TV spenta alle 22.00, grazie Rumor, con te la natalità è aumentata…), anche se ora avrebbe conseguenze ben peggiori di allora (iperinflazione in contesti di economie occidentali stagnanti).

Operativamente
Di tutte le cose che potrei dire per tradare una nuova crisi energetica ho scelto per ora ENI perchè non c’entra nulla col petrolio (!), procedo per esclusioni. Se confrontate i prezzi ENI con quelli del WTI nel periodo marzo 2007 – luglio 2008 potete vedere l’assoluta mancanza di correlazione di lungo periodo.

Da qui le prima regola per dirimere equivoci: “NON comprare ENI per cavalcare l’aumento del petrolio”.
Se invece ci limitiamo ad osservare il grafico daily notiamo una marcata correlazione col Mib da cui discende la seconda regola: “accumulare ENI solo sui ritracciamenti”.
Nel grafico ho messo dei rettangoli azzurri ad indicare le possibili aree di acquisto in un contesto di operatività dinamica di tipo pac. Questo è uno dei pochi titoli italici su cui ritengo profittevole nel lungo periodo agire in questo modo in considerazione della sua “solidità” e regolarità di lauti dividendi (regolarità obbligatoria trattandosi di cash cow istituzionale).

PS: ma è mai possibile che i nostri principali media non diano peso alle bordate di Licio Gelli sparate nell’intervista a “Il Tempo”? (quotidiano controllato dal premier che fa da portavoce al malcontento della massoneria sull’operato del premier, incredibile…)

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