ESUBERANZA IRRAZIONALE : Finché la Musica suona, continuiamo a ballare

La festa sui mercati continua, le luci stroboscopiche dell‘intelligenza artificiale accecano la maggior parte degli invitati e il DJ, vestito con i panni della Federal Reserve, sembra aver messo in pausa la minaccia di alzare il volume dei tassi. Eppure, dal privè più esclusivo, quello di Goldman Sachs, arriva una voce fuori dal coro. È quella del CEO David Solomon, che con il fare di chi la sa lunga, ci avverte che non solo gran parte del costosissimo champagne versato sull’altare dell’IA non darà i frutti sperati, ma che l’hangover potrebbe presentarsi sotto forma di una significativa “drawdown” di mercato entro i prossimi 12-24 mesi.
Ok AMICI, ho giocato un po’ con la fantasia per descrivere in modo colorito lo scenario attuale. Ma il messaggio che voglio portare è quello di un monito che suona sinistramente familiare, quasi un eco lontano di epoche che credevamo di aver metabolizzato.
L’Esuberanza Irrazionale 2.0 e il Ballo dei Dannati
La storia, si sa, non si ripete mai identica, ma ama terribilmente fare rima. L’avvertimento di Solomon ci catapulta indietro nel tempo, direttamente alla bolla dot-com di fine anni ’90. Chi è un po’ più datato sa a cosa mi riferisco. Un periodo di euforia collettiva in cui bastava aggiungere un “.com” al nome di un’azienda per vederne schizzare il valore, salvo poi assistere a un bagno di sangue che ha spazzato via un’intera generazione di aspiranti unicorni.
Pochi eletti, come Amazon, sono sopravvissuti per dominare il mondo; la maggior parte è diventata polvere digitale. Solomon, con un sano pragmatismo, ci ricorda che i cicli di innovazione tecnologica seguono questo copione: un’esplosione di capitale guidata dall’entusiasmo, seguita da una dolorosa selezione naturale.
Questo scenario riporta alla mente altre due figure iconiche.
– La prima è Alan Greenspan, che nel lontano dicembre 1996, da presidente della Fed, coniò il termine “esuberanza irrazionale“. La parte quasi comica della vicenda è che, dopo il suo discorso, il mercato non solo non crollò, ma si imbarcò in uno dei rally più spettacolari della storia. L’S&P 500, che allora viaggiava a circa 749 punti, continuò a salire per altri tre anni. Quando la bolla scoppiò, il minimo toccato nel 2002 fu di 776 punti, paradossalmente superiore al livello del giorno del suo monito. Una lezione magistrale su come avere ragione sulla diagnosi ma sbagliare completamente i tempi possa essere devastante per un portafoglio.
– La seconda figura è Chuck Prince, CEO di Citigroup, che nel luglio 2007, a un passo dal baratro della crisi dei subprime, pronunciò la frase che è diventata il manifesto della finanza comportamentale: “Finché la musica suona, devi alzarti e ballare. E noi stiamo ancora ballando“. Prince descriveva perfettamente quella pressione psicologica, quella FOMO (Fear Of Missing Out) che spinge anche i più scettici a rimanere in pista, ignorando gli scricchiolii del pavimento, per paura di perdersi l’ultimo giro di guadagni facili.
La Concentrazione del Rischio nell’Era dei “Magnifici”
E oggi? Oggi la musica è assordante. L’entusiasmo per l’IA ha spinto l’azionario americano a valutazioni record, ma con una caratteristica ancora più marcata rispetto al passato: la concentrazione. Come evidenziato da recenti analisi di mercato, il destino dell’S&P 500 è legato a doppio filo a un manipolo di società, i cosiddetti “Magnifici Sette”. La loro capitalizzazione combinata ha raggiunto livelli tali da rendere l’indice estremamente vulnerabile a eventuali correzioni di questi colossi.
Certo, a differenza delle startup senza utili del 2000, le Big Tech di oggi sono macchine da cassa con fondamentali solidissimi. Tuttavia, come riportato da Reuters proprio in questi giorni, l’euforia degli investitori ha spinto i multipli a livelli che iniziano a destare preoccupazione anche tra gli analisti più ottimisti. Il rischio non è tanto la solidità di queste aziende, quanto la sostenibilità delle loro valutazioni stratosferiche. Quando le aspettative sono così alte, la delusione è un attimo.

Il viaggio, come dice Solomon, è chiaro: la trasformazione tecnologica andrà avanti, ma non tutti i biglietti venduti per questo treno ad alta velocità si riveleranno vincenti. Distinguere l’innovazione reale dalla speculazione febbrile diventa l’abilità fondamentale.
Per l’investitore consapevole e per chi, come noi, si occupa di consulenza, il compito non è prevedere quando la musica si fermerà. È impossibile. Il compito è assicurarsi di avere una sedia a portata di mano quando accadrà, costruendo portafogli diversificati, solidi e preparati a superare la volatilità che, inevitabilmente, arriverà. Perché la festa, prima o poi, finisce per tutti. E rimanere con il cerino in mano, mentre gli altri sono già corsi a casa, non è mai una buona strategia.

Come mai parlo di balli e insisto sull’argomento? La DANZA DEI MERCATI non è solo un monito, ma presto sarà anche un libro…
STAY TUNED!
