EUROZONA: con PEPP e QE arriva una socializzazione di fatto del debito pubblico?
La BCE alza la posta, e potenzia il suo PEPP. Un incremento di 600 miliardi di euro estendendolo almeno fino al giugno 2021. La slide qui sotto vi riporta il PEPP anche meeting BCE della settimana scorsa. Adesso come detto è stato potenziato. BCE ha annunciato che la dotazione totale del programma PEPP sarà aumentata a 1.350 miliardi di euro. I rimborsi di capitale in scadenza e le cedole dai titoli acquistati nell’ambito del PEPP saranno reinvestiti fino almeno alla fine del 2022. Il programma ordinario di acquisto di attività (Asset Purchase Program) proseguirà a un ritmo mensile di 20 miliardi di euro, insieme agli acquisti nell’ambito della dotazione temporanea aggiuntiva di 120 miliardi di euro fino alla fine del 2020.
Insomma, si tratta di una bella valanga di denaro che potrebbe ragionevolmente farci supporre che la BCE (magari temporaneamente) passi dalla logica del capital key ad un approccio più flessibile.
Detto questo, la BCE comprerà quindi tantissimi bond. Allo stato attuale questa è la situazione.
Titoli di Stato Italiani: chi li detiene?
Ecco chi possiedi i nostri BTP (e non solo) diviso per percentuali. E’ palese che post APP e PEPP (chiamiamo tutto questo QE o quantitative easing e non se ne parla più) queste percentuali sono destinate a cambiare. Ed è chiaro che la BCE acquisterà un peso decisamente rilevante a livello di bondholder di BTP (e stesso ragionamento vale per gli altri paesi).
(…) Entro fine anno l’Eurotower potrebbe infatti far posto nei propri forzieri ad almeno un quinto del debito pubblico italiano, sopravanzando quindi ogni altra categoria di detentore e in particolare gli investitori esteri che almeno fino a qualche mese fa (prima cioè di darsi alla fuga) sottoscrivevano la maggioranza relativa dei titoli. (…) «La quota del debito delle amministrazioni pubbliche italiane detenuta dalla Bce e dalla Banca d’Italia potrebbe essere ben al di sopra del 20% entro la fine del 2020» conferma Dennis Shen, analista capo per l’Italia di Scope Ratings, che mette a confronto questo dato con il circa 18% della fine del 2019 e il 5% precedente l’inizio del piano di riacquisti del marzo 2015 targato Mario Draghi. (…) «Entro giugno 2021 – avverte quindi Shen – la quota del debito italiano nel bilancio dell’Eurotower potrebbe facilmente aggirarsi o superare il 25%, in particolare se il Pepp dovesse essere ulteriormente aumentato». (…) [Source]
A questo punto ragionando un attimo, mi rendo conto che la famosa “socializzazione” del debito, tanto temuta dai nordici, in realtà è un “work in progress”, visto che indirettamente ci sta pensando la BCE. A fine anno, la BCE avrà in pancia una quantità immane di bond di tutti i paesi dell’Eurozona e la sua esposizione al rischio sui paesi membri sarà tale che potremo considerarlo un ETF con benchmark un indice aggregate dell’Eurozona. Insomma, una socializzazione del debito indiretta.
STAY TUNED!
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