Eurozona e Italia: le basi per la ripartenza economica

2 Maggio 2012 09:30

La crisi economica, accoppiata ad una asfissiante austerity, continua imperterrita a raffreddare gli entusiasmi. Su questo blog se ne parla da tempo immemore. E molto spesso abbiamo citato sia cause che possibili soluzioni. Ma posso anche comprendere che, cammin facendo, il lettore “si sia perso qualche pezzo per strada” anche perché i ragionamenti fatti sono tanti e questo blog, ormai un vero portale di informazioni e pareri autorevoli anche di eccellenti commentatori, è in piedi dal lontano 2006… Breve intro per andare a rispondere all’email di Aldo da Cremona, imprenditore di medie dimensioni che, visto il momento, si trova abbastanza in difficoltà economica con l’aggiunta di tanta rabbia da sfogare.
Vi risparmierò la parte iniziale dell’email, anche condivisibile ma decisamente molto critica ed aggressiva e passerei direttamente alla seconda parte.

(…) Di conseguenza la demagogia impera sui giornali, sui siti, e anceh sui blog. Un blah blah blah continuo di lettere buttate al vento spesso senza capo né coda, senza un seguito, senza un futuro. Il Suo blog resta un vero faro per poter capire la realtà dei fatti, sia per lucidità che coerenza. E non voglio stare qui a tessere quelle lodi che sono certamente superflue, visto che ormai tutti gliele fanno. Voglio però chiederLe di sintetizzare in poche righe (e sarebbe bellissimi se questo fosse fatto in un articolo) la Sua ricetta, un suo punto di vista su come si potrebbe concretamente e realmente fare qualcosa. Non parlo di demagogia ma di fatti fattibili, di cose realizzabili. Sono certo che l’articolo sarebbe condiviso da moltissimi lettori, commentato vivacemente e magari anche letto da qualcuno che poi “conta” nei salotti romani, quelli che paghiamo noi con le elezioni. Ma questa è un’altra storia….

Caro Aldo, grazie per i complimenti innanzitutto. Beh, credo sia molto difficile fare una ricetta che possa essere Salva Italia, Salva Europa e Salva tutto visto che per forza di cose, essendo la coperta corta, qualcuno coi piedi al freddo ci deve restare.
Cerchiamo però di mettere nero su bianco un foglio di riflessione che poi ovviamente andrà condiviso, commentato e soprattutto criticato dai lettori.

a) Questione mentale: tutti in Eurozona devono mettersi in testa una cosa. La crisi è sicuramente collettiva e non solo dei periferici. E se qualcuno di grosso salta (es. la Spagna) è da folli pensare che paesi come Francia e Germania ne escano indenni. Ma su questo sto iniziando a vedere pian pianino delle novità. La Germania è progressivamente sempre più sola.

b) Parlamento Europeo: esiste l’Euro, moneta unica. NON esiste però un qualcosa che Governi univocamente l’Unione Europea. Il modello potrebbe essere quello americano. Una vera federazione comandata da un Aprlamento cenrale con poteri e funzioni.

c) Spending review. Se ne parla molto ed è assolutamente necessaria. Ma attenzione, spending review non significa solo tagli di spesa, ma anche un progetto che va a limitare le fonti di costo. Draghi ha fatto un accenno al taglio delle Province. Ecco un esempio concreto di possibile spending review. Poi, ovvio, non ci sono solo le province, dico bene? E lo spending review deve essere fatto non solo in Italia ma in tutti quei paesi dove effettivamente ci sono ampi margini di manovra. E, credeteci, di lavoro da fare in quest’ambito c’è n’è uno sproposito

d) Fiscal Compact: deve essere rivisto e trasformato in un qualcosa di realistico e non utopico. Ok ad un piano che possa essere di austerity, ma una cosa è cercare di evitare gli sprechi, ipotizzando dei piani di rientro dal debito. Un’altra è buttare sul tavolo dei numeri target che lasciano il tempo che trovano, visto che non sono realizzabili.

e) Eurobond: ho già detto di tutto e di più. Anche che il Debito/PIL dell’Unione Europea è pari all’88%. Vogliamo tagliare le gambe alla speculazione? Eccovi una buona soluzione. Eurobond che sostituiscono i governativi tradizionali, garantiti dal cuore dell’UE.

f) Bond per lo sviluppo: possono essere un buon compromesso per concretizzare una ripartenza economica. Questi sono veri investimenti per il futuro, anche qui con le garanzie del governo centrale ed indirizzati esclusivamente alla cosa che più mi preoccupa: la crescita economica.

g) Una BCE operativa: la Germania deve permettere alla banca centrale europea di FARE la banca centrale in tutto e per tutto. Come essere prestatore in ultima istanza. Ovvio, necessita un cambiamento dei target BCE, oggi indirizzati tutti alla stabilità dei prezzi e dei mercati, e che andrebbero indirizzati invece anche verso la crescita economica.

h) Privatizzazioni: e questo capitolo interessa soprattutto noi italiani. E’ necessario un intervento per andare ad abbattere direttamente il debito con la vendita di asset. Quindi includiamo anche il patrimonio immobiliare. E’ il modo più rapido per rientrare parzialmente dal debito pubblico. Ovvio, non significa azzerarlo, ma semplicemente limitarlo e permetterci di respirare un po’ di più. Senza poi dimenticare che sul debito abbattuto non si pagheranno più gli interessi (con immediati effetti sul deficit)

i) Compensazione fiscale: massima urgenza per questo elemento. Se unìazienda è a credito di imposta, deve poter COMPENSARE. Ci sono troppe aziende in crisi perché devono pagare imposte e, nello stesso tempo, devono incassare dallo Stato. Questa follia deve terminare

j) Diminuzione del carico fiscale: i consumi in Italia stanno crollando, il potere di acquisto è ai minimi termini. O si diminuisce il carico fiscale nei confronti dell’ultimo stadio (ceto medio basso) oppure l’economia soffocherà completamente.

k) Canale del credito: decreto legge che obbliga le banche ad aprire il canale del credito in maniera più snella. Ad oggi, i soldi ci sono, ma il denaro non circola. E la colpa è senza dubbio anche del canale bancario.

Li ho contati. Sono 11 punti. Che possono essere integrati anche dai lettori, visto che qualcosa mi sarò perso. Che ne pensate?

Secondo me (e lo dico senza la minima presunzione), se attuati, potrebbero essere un’eccellente base di RIPARTENZA. Perché è questo il problema. Avere delle basi da cui ripartire. Ma occorre agire subito. Ora. Anche perchè, sia ben chiaro, austerity è comunque sinonimo di rallentamento e recessione. E questo grafico rende bene l’idea. Aspetto i Vs commenti ed l’eventuale Vs appoggio nel diffondere questi punti in rete. Magari servisse a qualcosa…

Austerity e crescita economica sono antagoniste

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DT

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